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La sanità pubblica è in crisi, 65 giorni d’attesa per una visita oncologica: italiani “costretti” a curarsi sempre più dai privati

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 14 Giu. 2019 alle 18:49 Aggiornato il 15 Giu. 2019 alle 08:04
Immagine di copertina
Credit: Afp/Monika Skolimowska/dpa-Zentralbild/dpa

Sanità pubblica crisi – 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 giorni per una diabetologica, 65 giorni per una visita oncologica, 58 giorni per una visita neurologica, 97 giorni d’attesa per effettuare una mammografia, 75 giorni per una colonscopia, 49 giorni per una fastroscopia. E nell’ultimo anno il 35,8 per cento degli italiani non è nemmeno riuscito a prenotarla, la visita che gli serve, perché ha trovato le liste d’attesa chiuse.

Sono i numeri sconcertanti del IX Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata, presentato al “Welfare Day 2019”. Roba da mettersi le mani nei capelli se qualcuno ha voglia di curiosarci dentro perché c’è la fotografia del disastro della sanità pubblica italiana e c’è un Paese che si ritrova costretto a effettuare le visite a pagamento.

Più precisamente sono il 22,6 per cento nel Nord-Ovest, il 20,7 per cento nel Nord-Est e poi, ovviamente peggiorando, il 31,6 per cento al Centro e il 33,2 per cento al Sud. La sanità a pagamento ingoia il 36,7 per cento dei tentativi falliti di prenotare visite specialistiche (il 39,2 per cento al Centro e il 42,4 per cento al Sud) e il 24,8 per cento dei tentativi di prenotazione di accertamenti diagnostici (il 30,7 per cento al Centro e il 29,2 per cento al Sud).

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Sanità pubblica crisi – I cosiddetti Lea (i livelli essenziali di assistenza) sono traditi dappertutto per le difficoltà di accesso al servizio sanitario pubblico. E la gente paga per curarsi, nonostante la Costituzione dica il contrario. Forte, eh?

La spesa sanitaria privata media per famiglia è di 1.436 euro: una tassa sullo star bene in un Paese incapace di prendersi cura dei suoi cittadini come promette nelle sue carte bollate. Un tradimento della fiducia che ha basi profonde, non è una storia solo di ultimi governi, e che continua a ingrassare invece il settore privato che gode profondamente della lentezza del pubblico fatturando (e talvolta speculando) sulla salute dei cittadini.

Perché ammalarsi costa e il rapporto lo spiega benissimo: per i cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50 per cento più alta di quella ordinaria, per gli autosufficienti addirittura quasi tre volte e per gli anziani è il doppio.

Siamo un Paese in cui ammalarsi diventa un costo da inserire nei bilanci famigliari e invecchiare è un peso anche economico per le famiglie. E tutto intorno c’è la sfiducia di quel 44 per cento degli italiani che si è rivolto direttamente al privato l’anno scorso per ottenere almeno una prestazione sanitaria senza nemmeno tenere di prenotare nel sistema pubblico.

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Dietro tutti questi numeri in realtà ci sono persone, persone in carne ossa, con tutte le loro ansie e le loro preoccupazioni, che ascoltano proclami (da decenni) e poi si scontrano con la realtà E mai come nel caso della sanità la realtà costa.

E chissà se il centrosinistra, perso tra i suoi soliti mille rivoli e ingabbiato tra le provocazioni di Salvini non riesca a proporre davvero qualcosa di forte e di davvero innovativo su questo. Chissà che non abbia il coraggio di dire “vogliamo costruire uno Stato che si prenda cura come dice la Costituzione”. Sarebbe un bel passo avanti, un buon innalzamento della discussione.