Con il voto su Rousseau, il M5S calpesta la Costituzione

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 28 Ago. 2019 alle 12:36 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:27
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Immagine di copertina

Rousseau M5s – La trattativa tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sembra essersi arenata. Da molti giorni, ormai, assistiamo al rincorrersi di veline e delle successive immediate smentite delle controparti, non esattamente il clima giusto per una trattativa di governo, istituzionale o di responsabilità che sia.

Il Movimento 5 Stelle appare spaccato: dal un lato la componente più “ortodossa” preme per un accordo con il Partito Democratico e l’abbandono definitivo della Lega, dall’altra parte, però, l’ala più vicino a Di Battista e Di Maio vede come fumo negli occhi i dem e preferirebbe ricucire con il Carroccio.

In questo bailamme, volgono al termine le consultazioni lampo indette dal presidente Mattarella, che già la scorsa settimana ha di fatto posto un aut aut: o si trova una veloce soluzione alla crisi oppure si torna al voto.

Il tempo concesso dal capo dello Stato scade oggi pomeriggio e tra una manciata di ore Pd e M5S dovranno prendere una decisione definitiva, una decisione che sembrava essere già in dirittura d’arrivo ma che pare abbia subito una forte battuta d’arresto a causa delle pesanti spaccature interne al M5S. Nella serata di ieri, martedì 27 agosto, sul Blog delle Stelle è apparso un annuncio decisamente sui generis.

“Il MoVimento 5 Stelle ha messo sul piatto dieci punti per l’Italia come base per qualsiasi discussione. Il confronto tra le forze politiche su questa base sarà portato avanti dal presidente del Consiglio che eventualmente domani potrebbe essere incaricato dal Presidente Mattarella”, si legge nel post.

“Alla fine di questo percorso ci sarà una proposta di progetto di governo che sarà stata condivisa tra le forze politiche che intendono entrare in maggioranza. Prima che venga sottoposta al Presidente della Repubblica, questa proposta sarà votata online su Rousseau dagli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Solo se il voto sarà positivo la proposta di progetto di governo sarà supportata dal MoVimento 5 Stelle. Il voto dovrebbe avvenire entro la prossima settimana”, conclude M5S.

Di primo acchitto, l’annuncio del blog delle Stelle potrebbe non sembrare poi così assurdo. C’è però un però: come anticipato, la scorsa settimana il presidente Mattarella è stato molto duro e ha sottolineato la necessità di arrivare a una soluzione alla crisi di governo entro pochi giorni.

Pd e Movimento 5 Stelle da giorni sono seduti al tavolo delle trattative e i pentastellati, rispettando l’aut aut del presidente Mattarella, avrebbero potuto indire la consultazione online per tempo, per arrivare all’incontro di mercoledì 28 agosto con una risposta definitiva.

Potrebbe sembrare una bravata di poco conto, quella del Movimento 5 Stelle, ma non lo è affatto. È una questione di rispetto dei dettami e delle prassi costituzionali, indire una votazione sulla piattaforma Rousseau a una settimana dal termine ultimo concesso dal capo dello Stato è un vero e proprio schiaffo in faccia al Quirinale.

Anche il contratto di governo con la Lega venne sottoposto al vaglio degli iscritti a Rousseau, la votazione online non è una novità né è sospetta. Sospette, però, sono le tempistiche lumaca con cui la votazione è stata annunciata, senza nemmeno una data certa. Per il vaglio dell’alleanza con la Lega, la votazione venne indetta nel rispetto delle tempistiche concesse dal capo dello Stato e i due contraenti salirono al Quirinale avendo già in tasca il responso favorevole delle rispettive basi elettorali.

La sensazione è che Luigi Di Maio, non riuscendo a ottenere tutte le poltrone richieste al Pd, su tutte la vicepresidenza, abbia deciso di far saltare la trattativa senza prendersi le dovute responsabilità, addossando tutte le responsabilità del “naufragio” sulle spalle di Mattarella. Non esattamente un comportamento edificante per chi da settimane va descrivendosi come la controparte istituzionalmente responsabile che cerca di porre rimedio al caos balneare scatenato dall’ex alleato Matteo Salvini.

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