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Lopalco a TPI: “Immagino che Emiliano mi candidi perché sa delle mie capacità politiche”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 14 Lug. 2020 alle 19:27 Aggiornato il 15 Lug. 2020 alle 02:00
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Immagine di copertina

Pierluigi Lopalco è l’epidemiologo nominato dal governatore della Regione Puglia Michele Emiliano a capo della task force sanitaria anti-Covid, che correrà con il presidente uscente alle elezioni regionali, in programma per il prossimo 20-21 settembre. Da responsabile per le emergenze epidemiologiche in Puglia, la sua regione, a aspirante consigliere di centro sinistra, il passo sembra essere stato estremamente breve. E sarebbe stato favorito, secondo alcuni, dall’estrema visibilità di cui lo stesso Lopalco e molti altri scienziati hanno goduto nel corso della pandemia. Ma a TPI il docente di igiene dell’Università di Pisa dichiara di non essere stato spinto, nella scelta, dalla “fama di visibilità”, quanto piuttosto dalla voglia di rendere più longevo e approfondito il mandato sanitario ad interim ricoperto nell’emergenza Coronavirus. E, afferma, non vede l’ora di rinchiudersi in ufficio a lavorare, sicuro che l’eventuale ruolo di Assessore alla Sanità che Emiliano vorrebbe assegnargli in caso di vittoria comporterebbe molti meno talk show.

“La candidatura a consigliere regionale è una continuazione di quella scelta fatta quando sono venuto in Puglia per coordinare questa task force. L’idea è quella di passare dalla teoria alla pratica: da professore studiavo e insegnavo come si risolvono le epidemie, e mi son trovato faccia a faccia con una pandemia di questo genere. In questi mesi ho potuto vedere quello che funziona o no in Puglia, e mi sono venute idee importanti di riforma di un sistema sanitario che potrebbe funzionare meglio. Mi sono chiesto allora: perché non mettere in pratica, al servizio della comunità a cui appartengo, la mia esperienza di professore di igiene? Sono pugliese, felice di essere tornato a vivere qui. Come assessore della Sanità potrei davvero operare un cambiamento”. L’idea di presentarsi alle elezioni, spiega Lopalco, è nata “piano piano”. “Nell’ambiente se ne parlava, ha girato questa voce e poi il governatore Emiliano mi ha proposto di candidarmi, dicendomi che sarei un ottimo assessore alla Sanità”.

Carica rimasta scoperta durante il primo mandato di Emiliano, e dallo stesso Governatore rivestita. Una scelta criticata da più parti. Non teme che continuerebbe a prendere lui tutte le decisioni politiche?
Nel momento in cui Emiliano mi ha detto “saresti un ottimo assessore”, immagino abbia avuto idea di quelle che sono le mie capacità non soltanto tecniche ma anche politiche. Secondo me un politico deve avere due grosse capacità: ascolto e mediazione, che in questi mesi sono state messe alla prova diverse volte perché tante decisioni, anche difficili, come le riaperture, sono state prese dopo interminabili discussioni con i portatori di interesse, dagli esercenti alle associazioni di cittadini. In queste occasioni, anche se il mio era un parere tecnico, ho dimostrato capacità di mediazione, che credo siano state apprezzate aldilà delle mie competenze tecniche.

La presentazione di un epidemiologo alle elezioni sembra un primo effetto del grande coinvolgimento, anche mediatico, che la pandemia ha portato a figure come la sua. Una visibilità di cui non si potrà più fare a meno?
Io non vedo l’ora di ritirarmi dalla scena a lavorare in grazia di Dio. Chi mi conosce sa che in questo periodo mi sono speso per la comunicazione perché era necessario e perché i cittadini chiedevano risposte, ma è stato stancante perché dovevo lavorare e contemporaneamente rispondere a giornalisti. Non vedo l’ora che questo circo si fermi per tornare a lavorare.

Ma anche qualora ricoprisse un ruolo politico dovrà rispondere alle domande dei giornalisti.
Credo e spero che in quel caso la visibilità sarà decisamente minore.
Dunque non ama andare in tv?
No.
Il mese di settembre, quando si giocherà la partita elettorale, sarà tra i più caldi per il lavoro sull’emergenza sanitaria.
Speriamo non succeda niente, ma saranno due mesi di lavoro intensissimo per la preparazione e messa a punto finale della rete di laboratori, per rafforzare il sistema territoriale di risposta, e soprattutto per preparare il piano di risposta pandemica.

Come pensa di poterlo conciliare con la candidatura?
Purtroppo non potrò fare campagna elettorale come s’intende in maniera classica. Mi hanno attaccato dicendo che mi devo dimettere per farla, ma io non la farò, forse la sera quando non sarò in ufficio. Butterò giù un programma, le idee forti già ce le ho. Con Emiliano svilupperemo le linee programmatiche e poi saranno i pugliesi a vedere se vi si riconoscono o meno.

Pensa che la sua figura possa contribuire a una eventuale riconferma di Emiliano, insidiata dalla presentazione di un candidato differente da parte di Italia Viva, Azione e +Europa? Lei è ormai una persona riconosciuta e apprezzata dalla comunità.
Ho conosciuto Emiliano durante questa crisi, ho visto quanto si è speso e preoccupato per i pugliesi, oggettivamente se posso sostenerlo lo faccio con convinzione, se il mio sostegno può servire lo faccio volentieri. Ma soprattutto in questi mesi abbiamo condiviso visioni importanti sulla sanità. Ho preso la mia decisione senza pensarci su. Inoltre, così come la mia casa geografica è la Puglia, la mia casa politica è il centro sinistra da sempre, ho sempre votato centro sinistra, anche in Puglia quando ho potuto, e lui è il candidato di centro sinistra. Cos’altro potevo fare?

Come vede allora la spaccatura del centro sinistra? 
Il centro sinistra nella sua storia è famosissimo per le scissioni, altrimenti non sarebbe centro sinistra.
Ma la Puglia è una delle regioni per eccellenza in cui i partiti di centro sinistra non corrono insieme: sembra che la candidatura di Scalfarotto sia stata presentata anche e soprattutto in chiave anti Emiliano
Questi aspetti di gioco delle alleanze sinceramente non mi appassionano, non è quella la politica che mi entusiasma. Mi appassiona il senso civico, lottare perché le cose migliorino.

Se dovesse scegliere tra il ruolo che ricopre ora e quello di Assessore alla Sanità, cosa farebbe?
Il secondo sarebbe davvero una naturale espansione e prosecuzione del primo. Mentre ora mi sto interessando solo di un singolo aspetto, a quel punto dovrei occuparmi della sanità a tutto tondo, sarebbe impegnativo.
Per questo motivo non servirebbe un amministratore piuttosto che un tecnico?
Credo che un tecnico con una direzione politica chiara, nel momento in cui ha una struttura amministrativa importante, e qui in Puglia esiste, possa far bene.

Cosa è necessario realizzare per far fronte alla possibile nuova ondata epidemica? 
Possiamo aspettarci che ci sarà una ripresa di circolazione del virus in autunno e in inverno, che è abbastanza naturale, dobbiamo investire in prevenzione, perché altrimenti rischiamo di andare a sbattere un’altra volta.
Dunque farebbe pressione tramite il suo partito perché il governo acceda ai fondi del Mes?
Non so se il Mes o qualche altro strumento, ma servono soldi, serve la possibilità di spenderli immediatamente e bene.

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