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Scalfarotto a TPI: “Emiliano in Puglia è dannoso quanto la destra, se teme di perdere per colpa mia il suo governo ha fallito”

Il sottosegretario al ministero degli Esteri e deputato Iv Ivan Scalfarotto commenta a TPI la sua candidatura alle prossime Elezioni Regionali in Puglia appoggiata da Italia Viva, Azione e +Europa

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 24 Giu. 2020 alle 21:56 Aggiornato il 25 Giu. 2020 alle 10:03
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Immagine di copertina
Il sottosegretario agli Esteri e deputato Iv Ivan Scafarotto Credits: ANSA/Claudio Giovannini

Elezioni Regionali in Puglia, Scalfarotto a TPI

Nel complesso scacchiere di candidature alle prossime Elezioni Regionali, la Puglia è una delle regioni in cui la maggioranza di governo correrà divisa: nel fine settimana la coalizione formata da Italia Viva, Azione e +Europa ha ufficializzato la partecipazione di Ivan Scalfarotto, deputato Iv e sottosegretario al ministero degli Esteri, alla corsa per la presidenza. Una mossa che rischia di consegnare la Regione governata per dieci anni da Nichi Vendola e negli ultimi cinque dall’ex sindaco Pd Michele Emiliano alla destra di Raffaele Fitto, che nel tavoliere è già stato presidente prima di essere battuto dall’allora leader di Sel. Ma nella scheda elettorale di volti già noti alla politica locale, la coalizione formata dai partiti di Renzi, Bonino e Calenda annuncia di voler offrire un’alternativa. “Se guardo a come sarebbe stata la scheda elettorale in nostra assenza, mi sembra che l’offerta che i pugliesi si sarebbero trovati davanti sarebbe stata esclusivamente populista”, dichiara Scalfarotto a TPI.

Sottosegretario, perché Italia Viva, Azione e +Europa presentano un proprio candidato in Puglia? 
Non ci riconosciamo in nessuna delle altre candidature in campo, una delle caratteristiche di questi partiti che mi presentano come presidente della Regione è di essere anti populisti, di non inseguire la pancia del Paese o l’idea che tutto si possa risolvere con uno slogan o con un tweet. Mi sembra che senza la nostra candidatura i pugliesi avrebbero dovuto scegliere tra il populismo sovranista della destra, quello di Emiliano che vuole “istituzionalizzare il populismo” e quello per eccellenza del M5S. Quindi mancava una proposta europeista modernizzatrice, che dica che non si cresce con i sussidi, ma facendo crescere l’economia, che non abbia un atteggiamento anti imprenditoriale, ma che parli ai ceti produttivi, alla Puglia che lavora e si rivolga a quel pezzo di società. Senza la mia candidatura quel pezzo lì sarebbe stato mancante

Se il Pd in Puglia avesse candidato una persona diversa da Emiliano e se fosse stato un altro esponente a vincere le primarie di gennaio scorso, le cose sarebbero andate diversamente? Avreste trovato un punto di incontro?
C’è da dire innanzi tutto che, rispetto al governo nazionale, i due principali partiti di governo avevano già deciso di andare separati. Inoltre quando si mettono insieme partiti o movimenti che partono da posizioni molto diverse per fare una coalizione, ci vuole un leader che sia in grado di esprimere una sintesi. Se guardo il profilo politico di Michele Emiliano, lui è l’ultimo che può produrla perché le sue posizioni politiche sono sempre state opposte alle posizioni dei partiti che rappresento.

Anche del Pd che lei stesso rappresentava fino a nove mesi fa, prima di unirsi a Iv?
Il Pd pugliese non va confuso con il Pd nazionale, il Pd pugliese è schiacciato sulle posizioni di Emiliano. Ma se io sono uscito dal Pd è proprio perché, se guardo la linea politica di oggi, persone come Franceschini dicono di puntare in modo strategico a un progressivo avvicinamento tra M5S e Pd. Io sono dell’opinione, invece, che tra Italia Viva e M5S non ci sia nessun punto di contatto. Ora siamo nel governo insieme per cause di forza maggiore, perché c’è stata la crisi di agosto, ma dal punto di vista strategico e valoriale mi considero alternativo ai 5 Stelle, così come mi considero alternativo a Michele Emiliano – alle sue posizioni su Xylella, vaccini e tap – e alle posizioni di estrema destra di Salvini e Meloni.

Ma chi è il vero avversario da battere, Emiliano o Fitto?
Per me lo sono entrambi. Una Puglia governata da Fitto non è auspicabile, così come non è auspicabile quella governata da Michele Emiliano.

Eppure questa candidatura potrebbe consegnare la Regione alla destra, tornando indietro dopo anni di governo di centro sinistra, dopo Vendola, con Fitto che gode di una buona popolarità nei sondaggi.
Non bisogna fare confusione tra gli anni di Vendola ed Emiliano: sono stati completamente diversi. Emiliano ha con grande cura smantellato molte iniziative di Vendola, la cui esperienza di governo secondo me era stata ottima per molti versi. Tra i due non c’è stata continuità, ed Emiliano ha uno stile di leadership completamente diverso. Parliamo di un uomo che non ha mai nominato un Assessore alla Sanità, che ha una concezione proprietaria della politica e della Regione, e che ha assegnato incarichi a tante persone di destra. In un meccanismo dove c’è un’elezione diretta del Presidente, penso che la sua sia una figura dannosa tanto come quella di Fitto. Sono due presidenti della Regione entrambi sconfitti.

Però il rischio che la destra populista e sovranista vinca dopo questa mossa, è grosso. 
Se Emiliano dopo 5 anni di governo pensa di perdere le elezioni solo per colpa mia, vuol dire che sta praticando la tattica dello struzzo. Se i pugliesi fossero contenti del suo lavoro lo eleggerebbero con una maggioranza solida. Inviterei tutti coloro che pensano che Emiliano perderà o vincerà solo per questioni di aritmetica elettorale, di avanzare invece un giudizio più approfondito, politico, sul contenuto delle decisioni. Se la xylella è arrivata fino agli uliveti della provincia di Bari è perché si sono perseguite posizioni anti scientifiche, che ci hanno fatto condannare anche dall’Unione Europea. Penso che i pugliesi meritino più rispetto e di prendere una decisione sulla base del contenuto.

Emiliano in una recente intervista ha detto che la Puglia ha il governo più a sinistra d’Italia.
Interessante pensare che un consiglio regionale dove le donne sono una sparuta minoranza, perché in 5 anni non si è fatta la legge elettorale che doveva adeguare quella nazionale, sia di sinistra. Quando il presidente è stata eletto non aveva con sé nessuna consigliera donna: questa non è la sinistra. Non è la sinistra quella che nomina Cassano e Di Cagno Abbrescia e che viene festeggiata dal sindaco di Nardò. Lo stesso Emiliano, a parte l’intervista a Repubblica, non parla mai di centrosinistra, parla di coalizione della Puglia. Insomma, dov’è questa sinistra?

E dunque qual è l’alternativa che si propone di offrire?
Una giunta che abbia tutti gli assessori, che ristabilisca un rapporto tra cittadini e politica, che non deve essere un rapporto di dipendenza, di debito. Il cittadino deve controllare la politica, non cedere al favore o cercare il piacere personale. Ci sono cose importanti che non si sono fatte sul fronte della protezione ambientale, delle coste, della gestione dei rifiuti, sulla crescita delle imprese, che devono essere in grado di crescere e crescendo investire sulle persone. Recuperare “la filiera della vita”, l’Agricoltura, come dice Teresa Bellanova, che è stata gestita malissimo. Recuperare una cultura della legalità. La Puglia è una regione che ha potenzialità straordinarie, bisogna liberarne le energie.

Ma alcune potenzialità sono venute fuori già negli ultimi anni.
Sì, ma non dipendono dagli ultimi cinque anni. Dal momento in cui è cambiata l’amministrazione, questa crescita impetuosa della Puglia non c’è stata più, c’è stato un netto peggioramento. Anche se oggi Vendola ha deciso di appoggiare Emiliano, non hanno mai avuto una particolare armonia di vedute.

Quali sono le aspettative della coalizione? Quello della Puglia vuole essere un laboratorio per una nuova coalizione centrista, europeista da replicare anche a livello nazionale?
Penso che sia un bell’esperimento. Sono tre partiti che hanno le loro differenze, ma con alcuni importanti punti in comune su cui è positivo trovarsi a lavorare insieme. Non so dire se ci sarà un seguito, ma sono contento che queste tre forze abbiano trovato un accordo sulla mia candidatura: penso sia un segnale positivo perché rappresentano una visione politica diversa dalle altre in campo. Dicono che prenderemo pochissimi voti, ma questo non spiega allora il nervosismo di tutti. Cercheremo di fare un ottimo risultato e penso che lo faremo, perché c’è un pezzo di Puglia che aspettava questa proposta. Fitto e Emiliano sono arcinoti alla politica: due personaggi già visti che tornano a galla. La Puglia merita di meglio.

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