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Scuola, il neo ministro Patrizio Bianchi: “Decido subito sulla maturità, poi riporteremo gli studenti in classe”

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 15 Feb. 2021 alle 09:56
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Immagine di copertina
Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, al momento del giuramento al Quirinale. Credit: Ufficio Stampa Quirinale

Il neo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi: “Subito la maturità, poi tutti in classe”

“Prima decidiamo sulla maturità, poi riportiamo gli studenti in classe”: lo afferma il neo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi (qui il suo profilo), in un’intervista.

Assessore all’Istruzione in Emilia-Romagna per due mandati, prima con Vasco Errani e poi con l’attuale governatore, Stefano Bonaccini, Bianchi approda all’Istruzione conscio del grande lavoro che andrà fatto, dal momento che quello della scuola è uno dei settori più colpiti a causa dell’epidemia di Covid.

Intervistato da La Repubblica, il neo ministro infatti dichiara: “Il lavoro è tanto e bisogna farlo in fretta. Bisogna dare certezze agli studenti, ai docenti. La mole un po’ mi spaventa. Non sono abituato, arrivato a quasi 69 anni, a vivere lontano da casa tutta la settimana. Sarà un’esperienza stancante. Una cosa è certa, però: comunicheremo le cose quando avremo raggiunto un risultato e il risultato lo raggiungeremo studiando”.

Il primo nodo riguarda la maturità, le cui modalità di svolgimento sono ancora sconosciute: “In settimana decidiamo, ho ben presente il bisogno di informazione sulla maturità. Sono arrivato da un giorno, abbiate pietà. So che è stata già fatta una grande istruttoria e ho sempre rispetto per il lavoro realizzato da chi mi ha preceduto. In settimana decidiamo, i ragazzi stiano tranquilli”.

Poi c’è da capire come riuscire a far recuperare il tempo perso dagli studenti nell’ultimo anno: “Partiamo dicendo che docenti e studenti nel 2020 hanno lavorato tanto, questo va riconosciuto. E diciamo, poi, che i ritardi e le mancanze sono diversi, a seconda delle aree, delle scuole. Ecco, dovremo intervenire su quella fascia che ha sofferto la didattica a distanza, in particolare gli adolescenti del Sud e delle aree interne”.

“La pandemia ha messo a nudo i divari e le disuguaglianze esistenti nel nostro Paese – continua Bianchi – Chi era già in condizione di svantaggio per situazione personale o sociale, si è impoverito ancora di più. Dobbiamo sempre ricordare che ogni macrointervento riguarderà, alla fine, le singole persone”.

Il neo ministro, poi, assicura: “Riporteremo gli studenti in classe, come abbiamo riaperto le scuole in Emilia dopo il terremoto del 2012. Gli istituti a pezzi erano centinaia, allora. La sicurezza delle scuole, sia pandemica che strutturale, sarà un punto forte del mio mandato. Riporteremo i ragazzi in classe con la giusta cautela e gli investimenti del Recovery Fund”.

Bianchi, poi, racconta perché sapeva già da giorni che sarebbe diventato ministro: “Le cronache più raffinate ricordano il periodo da docente trascorso da Mario Draghi all’Università di Trento. Bene, la mia carriera è iniziata lì, come giovane assistente di quel professore. Era il 1976, avevo vinto una borsa di studio. Poi abbiamo lavorato insieme per le privatizzazioni gestite dall’Iri. La certezza che sarei diventato ministro, però, l’ho avuta solo venerdì, nel pomeriggio”.

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