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Lega, svolta europeista anche a Bruxelles: difende Draghi dai sovranisti tedeschi

Volano stracci tra il leader dei sovranisti europei del gruppo Identità e democrazia Zanni e il suo vice tedesco di Afd Joerg Meuthen. Ma cosa ha davvero da guadagnarci la Lega in Ue dall'appoggio a Draghi?

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 9 Feb. 2021 alle 08:13
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Immagine di copertina
Matteo Salvini Credits: ANSA

La Lega e Mario Draghi, una storia d’amore iniziata con l’endorsement europeista a sorpresa del leader Matteo Salvini durante le consultazioni e che ora arriva fino a Bruxelles. Per capire che la giravolta del Carroccio sia ormai internazionale, basta vedere come si è concluso il battibecco tra il leader dei sovranisti europei del gruppo Id (Identità e democrazia), il leghista Marco Zanni, e il suo vice tedesco di Afd Joerg Meuthen.

Nessuno tocchi Mario Draghi

Tutto inizia con Meuthen che accusa il premier incaricato Mario Draghi di essere “un brutto scherzo”. Non solo: è “il grande maestro in materia di debiti che viene per far spendere agli italiani i tanti miliardi del Recovery Fund”. Pochi minuti dopo viene gelato dal presidente Zanni: “Se qualcuno all’estero critica il professor Draghi per aver difeso l’economia, il lavoro e la pace sociale europea, quindi anche italiana, e non solo gli interessi tedeschi, questa per noi non sarebbe un’accusa, ma un titolo di merito”.

Al richiamo delle sirene europeiste risponde anche un altro eurodeputato leghista, Gianantonio Da Re, che addirittura rilancia: nel gruppo sovranista, dice, i tedeschi “sono un’anomalia” e “dovrebbero andare tra i non iscritti, con i Cinque Stelle”.

Cosa diceva la “vecchia” Lega

Per avere un’idea dell’inversione a U, basti pensare che meno di due anni fa, ospite sul palco di Matteo Salvini a Milano nell’ultimo comizio prima delle elezioni europee, c’era anche Meuthen a tuonare contro Angela Merkel e “la troika dei tecnocrati che hanno distrutto la nostra Europa”.

Oppure si potrebbe citare la dichiarazione di Matteo Salvini di 4 anni fa, il 6 febbraio 2017 davanti alle telecamere disse: “Draghi? Mi dispiace che ci sia un italiano complice di un’ Unione europea che vuole massacrare gli italiani. Andiamo a votare, questa idea viene prima di tutto. Non sono tre banchieri, tre massoni a tenere in ostaggio gli italiani. Votiamo, sarà il popolo contro i poteri forti”. Ora queste frasi appaiono come vecchi ricordi sbiaditi.

Cosa ci guadagna la Lega dalla svolta europeista

Che la partita della Lega per il governo Draghi a Roma abbia una contropartita a Bruxelles è un segreto di Pulcinella. Se la svolta europeista di Giorgetti verrà portata a termine in Europa la Lega avrà tutto un altro peso e non le verrà negato neanche un ingresso nel Partito Popolare europeo, traguardo cui il vicesegretario e consigliere di Salvini lavora ormai da tempo. Insomma, il sì a Draghi può trasformarsi nel primo tassello di un domino che porta a un cambio di squadra al Parlamento Ue. Prima si deve però spostare qualche casella: il Ppe si dovrebbe “scambiare” i parlamentari di Fidesz, il partito ungherese di Viktor Orban con i leghisti, che sono il doppio.

Già oggi si potrà avere un termometro della situazione: la plenaria Ue dovrà votare per l’approvazione del regolamento sulla “Recovery and resilience facility”. Un mese fa in Commissione i leghisti si sono astenuti. Oggi, dopo la svolta Draghi cosa faranno? Occhio ai cambi di casacche, avvengono anche a Bruxelles.

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