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Inchiesta sui fondi della Lega, operazioni sospette tra società e partito: “Anche per pagare lo staff di Salvini”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 18 Set. 2020 alle 23:03 Aggiornato il 18 Set. 2020 alle 23:23
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Inchiesta sui fondi della Lega, operazioni sospette tra società e partito: “Anche per pagare lo staff di Salvini”

Alcuni dei movimenti sospetti che sono al centro dell’inchiesta sui fondi della Lega sarebbero serviti per pagare anche lo staff di Matteo Salvini, in particolare la cosiddetta “bestia”, vale a dire i collaboratori che si occupano dei social. È quanto emerge da una informativa di Bankitalia e finita agli atti dell’inchiesta milanese sulla Lombardia Film Commission. I soldi serviti per pagare tra gli altri Luca Morisi, Matteo Pandini e Leonardo Foa (figlio quest’ultimo del presidente della Rai) non sarebbero stati drenati da quelli usati per pagare il capannone di Cormano, ma arriverebbero da altri società, tra cui la Valdolive, una società del settore pubblicitario già comparsa negli atti dell’inchiesta.

“Operatività non coerente rilevata tra diverse società, coinvolte nei più disparati settori economici e spesso con lo stesso indirizzo, ed il partito politico Lega Nord” molte delle quali “riconducibili a (…) dottori commercialisti” di Bergamo e Milano. E poi “operazioni di accredito, spesso connotate da importo tondo e da periodicità non in linea con gli usi di mercato, (…) seguite da operazioni in segno contrario in favore di professionisti e società sempre riconducibili” al movimento.

È il quadro descritto in una segnalazione di operazioni sospette, una ‘Sos’, dell’Uif di Bankitalia del 2019 e riportata in un’informativa trasmessa lo scorso aprile dalla Gdf ai magistrati di Milano che indagano sul caso ‘Fondi Lega’ e sulla compravendita a prezzo gonfiato di un capannone da parte di Lombardia Film Commission. Inchiesta che una settimana fa è sfociata negli arresti domiciliari di Michele Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Mazoni, tre professionisti vicini al movimento e del cognato del primo Fabio Barbarossa, e che ha portato, tra l’altro, a iscrivere nel registro degli indagati per riciclaggio Roberto Tradati, il responsabile di Fidirev, la fiduciaria attraverso la quale sarebbero transitati parte degli 800mila euro incassati dalla vendita dell’immobile.

Inoltre si parla anche della vicenda, già emersa, della società Valdolive “impegnata nel settore pubblicitario, precedentemente di proprietà” di Vanessa Servalli barista e cognata di Alberto Di Rubba, pure lei tra gli indagati uno dei tre commercialisti ai domiciliari da una settimana, che “ha ricevuto bonifici dalla Lega Nord, dalla Partecipazioni S.r.l. e dallo Studio Dea Consulting S.r.l”, nomi ricorrenti nell’indagine milanese. “Tali fondi – si legge nella Sos – sono stati utilizzati per effettuare pagamenti in favore di alcuni membri dello staff” dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, “Luca Morisi, Leonardo Foa, Matteo Pandini”. In pratica, i soldi partono dalla Lega ma prima di approdare ai componenti dello staff di Salvini sarebbero transitati sui conti delle società citate.

Intanto oggi, 18 settembre, si è tenuto l’interrogatorio di Scillieri. Un faccia a faccia che sarebbe andato avanti per molte ore e sul quale c’è il più stretto riserbo. È stato lui, che a differenza di Manzoni e Di Rubba non si è presentato al gip per essere interrogato, a volere il confronto con i pm. Scilleri, in un’intercettazione, aveva affermato “di cose ne so, e vorrei tenermele per me e portarmele nella tomba, però se apro quel cassetto..”, con riferimento al ‘cassetto della memoria’. Come hanno annotato i pm nella loro richiesta di arresto, pare abbia “più di un ricordo di significative ruberie”.

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