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Governo, piano per un lockdown morbido. Possibili nuove strette dal 9 novembre

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 29 Ott. 2020 alle 07:49
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Mentre Germania e Francia, messi in ginocchio dall’incedere violento della pandemia, scelgono un mese di “apnea”, l’Italia è in attesa di valutare i risultati delle misure introdotte dal Dpcm: due settimane per capire se migrare verso un nuovo lockdown generalizzato, o se le regole introdotte sono state sufficienti a placare la curva dei contagi.

Certo i numeri non sono confortanti – ieri nuovo record di contagi con 24,991 nuovi casi, e 205 morti – ma è presto per ragionare. Conte ha spiegato alla Camera che il governo deciderà altre restrizioni per contenere l’epidemia “dopo aver valutato gli effetti” del nuovo Dpcm, “nell’arco di almeno due settimane”. Da qui la smentita delle voci di un lockdown imminente, fatta dal premier durante l’incontro con i sindacati.

Una possibile nuova stretta quindi non dovrebbe arrivare prima del 9 novembre e durare fino a metà dicembre, se l’epidemia dovesse venire rallentata, in modo da salvare almeno il Natale. Shopping compreso. Non è però escluso un anticipo del giro di vite nel caso di un peggioramento repentino della situazione.

In Francia e Germania, i leader adeguano i nuovi lockdown al diverso ritmo dei casi ma sono chiaramente ispirati dalla stessa filosofia: scongiurare il più a lungo possibile un nuovo letargo dell’economia; mantenere le scuole e gli asili aperti; continuare a fare tamponi a tappeto – le capacità sono aumentate a 1,75 milioni a settimana in Germania, 1,9 milioni in Francia.

Conte potrebbe ispirarsi proprio alla loro strategia in caso di nuovo lockdown, meno duro di quello della scorsa primavera: aziende, fabbriche e uffici aperti, ma tutti a casa, negozi chiusi (tranne gli alimentaristi), si esce solo per andare a lavoro o per portare i bambini ai nidi o alle elementari, per fare la spesa e per ragioni mediche. Quasi certo anche lo stop agli spostamenti oltre i confini comunali e regionali e lockdown territoriali (questa volta ferrei) nelle città più colpite dal virus. Milano e Napoli in primis. Un epilogo così probabile che il ministro Gualtieri ha già individuato le risorse economiche di copertura.

“Non abbiamo deciso queste chiusure indiscriminatamente. Tutte le misure messe in campo rispondono alla necessità di tenere sotto controllo la curva dei contagi. Con lo smart working e il ricorso alla didattica a distanza nelle scuole secondarie puntiamo a ridurre momenti di incontri e soprattutto l’afflusso nei mezzi di trasporto durante il giorno, perché sappiamo che è soprattutto lì che si creano affollamenti e quindi occasioni di contagio”, ha spiegato due giorni fa il premier Conte.

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