L’ex ministro Lorenzo Fioramonti rivela: “Le mie dimissioni erano una prova di forza, non mi aspettavo venissero accettate”

In un'intervista al programma di Lucia Annunziata, l'ex ministro dell'Istruzione ha rivelato di non aspettarsi che Conte avrebbe accettato le sue dimissioni

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 13 Gen. 2020 alle 16:17
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Lorenzo Fioramonti non si aspettava che le sue dimissioni venissero accettate

L’ex ministro dell’Istruzione e dell’Università Lorenzo Fioramonti non si aspettava che le sue dimissioni venissero accettate.

A dichiararlo è stato lo stesso Fioramonti (qui il suo profilo) in un’intervista a Mezz’ora in più, il programma condotto da Lucia Annunziata in onda nel pomeriggio di domenica 12 gennaio.

Fioramonti si era dimesso da ministro la sera di Natale a causa dei pochi fondi che la Legge di Bilancio destinava alla scuola.

L’ex ministro, che nel frattempo ha anche abbandonato il M5S passando al gruppo misto, aveva minacciato le dimissioni ancora prima del suo giuramento.

Interpellato sull’argomento nel corso della trasmissione Fioramonti ha dichiarato: “Le mie dimissioni nascono da lontano. Io già da viceministro del governo Conte I, nella primavera del 2019, avevo indicato chiaramente che bisognava fare uno sforzo importante per l’università e la ricerca: a suo tempo io ero viceministro con quella delega. Creato il Conte II, diventato ministro, ho preso questa cosa ancora più seriamente. Servivano più risorse e almeno 2 miliardi per la scuola”.

Sul perché Fioramonti abbia scelto di dimettersi a Natale, l’ex ministro ha risposto: “Io l’avevo sempre detto: entro Natale, entro la legge di bilancio, io il 23 di dicembre dopo una serie di interlocuzioni con il presidente del Consiglio nelle settimane precedenti ho mandato una lettera dicendo: a questo punto se non cambiano le condizioni, non posso far altro che dimettermi dal mio ruolo. E poi è stato palazzo Chigi ad annunciare le mie dimissioni qualche giorno dopo”.

Fioramonti, dunque, ha poi affermato di non aspettarsi che le sue dimissioni fossero accettate. “Una lettera di un ministro non vuol dire che le dimissioni debbano essere accettate, per me era anche un modo per dire ‘faccio sul serio, sono serio su questa cosa’: anche nella speranza che il governo si ricredesse. Evidentemente non è stato così”.

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