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Tridico, Durigon (Lega) a TPI: “Governo M5S Lega non ha avviato iter, responsabilità è di Catalfo-Gualtieri”

"Mai letto quella nota sullo stipendio di Tridico, noi leghisti non c'entriamo", dice l'ex sottosegretario al Lavoro della Lega a proposito della polemica sull'aumento percepito dal presidente dell'Inps

Di Anna Ditta
Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 13:12 Aggiornato il 28 Set. 2020 alle 13:16
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Immagine di copertina
Claudio Durigon al TPI Fest! 2020 a Sabaudia

Dal governo M5S-Lega “non è stato avviato nessun iter” per l’aumento di stipendio del presidente dell’Inps Pasquale Tridico. A dirlo in un’intervista a TPI è Claudio Durigon, deputato leghista ed ex sottosegretario per il Lavoro e le politiche sociali nel Governo Conte I. Contattato telefonicamente, l’esponente del Carroccio sostiene di non aver mai letto il contenuto della nota dell’allora capogabinetto di Di Maio, Vito Cozzoli, datata 12 giugno 2019, in cui – secondo quanto ha svelato Repubblicaerano contenute le cifre dell’aumento a 150mila euro relativo allo stipendio del presidente Inps. Eppure Durigon in quel momento era il sottosegretario competente in quota Lega.

Onorevole, Tridico ha dichiarato che non si dimetterà, come chiesto dalla Lega nei giorni scorsi. Eppure è emerso che l’iter per il suo aumento era iniziato proprio durante il governo giallo-verde.
La verità sta nella legge che abbiamo fatto, la legge dice che i compensi del nuovo cda devono essere reperiti nei bilanci dell’Inps, senza esborsi ulteriori da parte delle finanze pubbliche, e vengono determinati, oltre che con l’approvazione del cda, con un decreto interministeriale dei dicasteri del Lavoro e dell’Economia. Noi abbiamo nominato solo commissari e subcommissari, perché le nomine del cda sarebbero dovute avvenire dopo la nomina del presidente, e per nominare il presidente c’è un iter molto particolare, per cui occorrono mesi. Nel frattempo è arrivato il nuovo governo, e i ministri Catalfo e Gualtieri hanno firmato il decreto interministeriale sui compensi il 7 agosto.

Un’inchiesta di Repubblica ha svelato tuttavia che le cifre erano contenute già in una nota dell’allora capogabinetto di Di Maio risalente a giugno 2019, quando voi eravate al governo.
Sono cose tecniche loro. Noi della Lega non c’entriamo niente, non abbiamo determinato nulla. Se il capo di capogabinetto di Di Maio ha fatto un quesito sul compenso giusto per il direttore dell’Inps non credo che si possa dire che abbia “avviato un iter”. Io però non conosco questa nota, non l’ho mai letta, quindi non lo so. Non era il mio capo gabinetto, era il capo gabinetto di Di Maio.
Quindi la responsabilità è dei 5Stelle?
Ma no, non si può dire che la responsabilità sia di chi ha scritto una lettera. Sono Gualtieri e Catalfo ad aver firmato il 7 agosto. Con onestà aggiungo che ritengo che 60mila euro come compenso per il presidente dell’Inps sia davvero poco. Tuttavia credo che le modalità e le tempistiche – viste le attuali vicende – potevano essere gestite in modo diverso.

Qual è stato l’errore, secondo lei, da parte di Tridico?
L’errore è stato che non ha pagato la cassa integrazione e ci ha inondato di notizie errate durante il lockdown. Pensare che in questo momento si siano messi a giocare sullo stipendio non è il massimo. Se si fossero concentrati più sulle tantissime famiglie che non hanno ancora percepito la cassa integrazione sarebbe stato meglio.
Il premier Conte ha detto che il rinnovo di Quota 100 “non è all’ordine del giorno”. 
Credo sia una considerazione grave. Abbiamo fatto questa riforma per svuotare un bacino grande (in realtà puntavamo a quota 41, ma i costi erano troppo alti). Ad oggi sono 320mila le domande presentate, quindi ha avuto un buon successo, con l’80-90 per cento delle adesioni. Credo che senza una riforma vera sulle pensioni questo governo stia dando un’altra bastonata, peggio della legge Fornero.

Conte ha parlato di una riforma delle pensioni che differenzi i lavori usuranti dagli altri. Cosa ne pensa?
In questo momento l’Italia ha bisogno di un ricambio generazionale vero, lo si può ottenere soltanto cambiando questo sistema. La vera riforma che dovremmo ancora mettere in campo, secondo me, è la separazione in capo all’Inps tra l’assistenza e la previdenza, perché la previdenza ha i conti a posto, mentre l’assistenza è un problema di cui lo Stato deve farsi carico.
In un momento di sofferenza per il lavoro, quali sono i punti su cui intervenire secondo lei?
Ad oggi abbiamo speso altri 100 miliardi di deficit che non stanno rendendo nulla, credo che oggettivamente la situazione sia preoccupante. Sul lavoro dobbiamo trovare una strategia, che per me significa abbassare le tasse, per consentire agli imprenditori di investire, abbassare il costo del lavoro. Userei i fondi del Recovery Fund per agire su questi due punti, per rendere appetibile il paese anche per gli investimenti stranieri. Poi abbiamo tanti investimenti bloccati per la burocrazia, perché credo he il cosidetto “decreto semplificazione” abbia in realtà complicato, più che semplificato. Ci sono tante cose da fare che purtroppo non vedo in questo momento.

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