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Decreto scuola, scontri interni, divisioni e punti chiave. Rimandato il voto finale

Di Massimiliano Mattiello
Pubblicato il 5 Giu. 2020 alle 11:35 Aggiornato il 5 Giu. 2020 alle 20:58
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Immagine di copertina

Caos in Aula sul dl Scuola e seduta sospesa: viene rimandato a domani il voto finale della Camera che era atteso invece per oggi, 5 giugno, sul provvedimento. Si tratta di un decreto da convertire in legge al massimo entro sabato in quanto decade da domenica. Un accordo sul voto finale non è ancora stato trovato e alla Camera oggi c’è stata una seduta fiume, seguita dalle dichiarazioni di voto. Ci sono stati diversi scontri anche all’interno della stessa maggioranza con accordi raggiunti soltanto dopo diverse difficoltà. Critiche al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, grande assente durante le discussioni di questa mattina.

Decreto Scuola, scontro tra maggioranza e opposizione

Tra maggioranza e opposizione ci sono state diverse discussioni anche soltanto per la stessa seduta della mattinata. “Con la seduta fiume voi calpestate l’onore di quest’aula”, ha affermato Edoardo Ziello – deputato della Lega. Inoltre sono stati criticati i tempi di sanificazione dell’Aula, passati da 3 ore a 40 minuti, al centro della contestazione di Simona Bordonali della Lega e dell’esponente di FDI Francesco Lollobrigida, il cui partito aveva minacciato ostruzionismo sin dall’inizio. Le principali polemiche dell’opposizione riguardano la questione precari e l’avvio del nuovo anno scolastico. Donato Menna della Lega su twitter ha scritto: “Noi di Lega siamo tornati ad occupare le Aule Camera e Senato. Fino a quando il Ministro dell’istruzione Azzolina non si presenta in Aula e ci venga a spiegare con chiarezza come ci si deve comportare a settembre nel ritorno a scuola“. Per l’opposizione la mancata approvazione del decreto potrebbe essere un modo per far saltare il banco e innescare di conseguenza una crisi di governo reclamando le dimissioni del Ministro Azzolina.

Orfini: “Voto Contro”

Matteo Orfini, deputato ed ex presidente del Partito democratico, mostra invece tutta la fragilità interna alla maggioranza e, dopo giorni di fuoco sullo stesso decreto e scontri tra le due anime dell’esecutivo,  annuncia l’intenzione di votare contro in dissenso dal suo gruppo e dalla maggioranza. A Fanpage.it dichiara: “Non si riconoscono i titoli e gli anni di servizio dei precari che insegnano da anni nei nostri istituti era l’occasione di sanare una ferita, invece si è rifiutato di creare un meccanismo di stabilizzazione che riconoscesse il valore di quanto fatto in questi anni. Si è voluto considerare il precariato una colpa dei precari”. Infine spiega: “Il Pd cede per non infastidire il M5S, in questo caso la ministra Azzolina”.

Dectreto Scuola, i punti chiave

I nodi principali del testo riguardano il conferimento di poteri speciali ai sindaci per velocizzare l’esecuzione di interventi che riguardano l’edilizia scolastica; ci saranno maggiori tutele per gli alunni disabili, i dirigenti scolastici potranno infatti consentire “la reiscrizione dell’alunno al medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019/2020”.

Altro punto focale del decreto scuola: gli Esami di stato e la valutazione finale degli alunni. Alle elementari ad esempio verranno dati giudizi descrittivi invece dei voti in decimi. Per quanto riguarda l’esame invece il primo ciclo coincide con la valutazione del Consiglio di classe, mentre il secondo prevede la prova orale in presenza.

I privatisti che dovranno sostenere l’esame del secondo ciclo a settembre potranno partecipare con riserva ai test di ammissione universitari per le facoltà a numero chiuso oltre che ai concorsi pubblici per i quali è richiesto il diploma di secondo grado.

Nodo precari e supplenti

Cambia il concorso, cambia la prova. Per l’ingresso nella scuola secondaria di primo e secondo grado via libera ad una prova con quesiti a risposta aperta al computer al posto di quella a crocette. Il decreto scuola prevede una prova diversa per ciascuna classe con modifica del bando pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine aprile. Prove consentite appena le condizioni sanitarie lo consentiranno. Mentre a chi aveva vinto il concorso per entrare di ruolo nel 2021/22, e che rientravano nella quota posti di quest’anno scolastico, sarà riconosciuta la decorrenza giuridica del contratto, anche ai fini dell’anzianità, dal 1° settembre 2020.

Per quanto riguarda i supplenti invece le graduatorie diventeranno provinciali e digitali come previsto dal Dl scuola di dicembre. Il ministero però potrà emanare un’Ordinanza apposita per semplificare la macchina burocratica e garantire di conseguenza l’attuazione delle normative per il prossimo anno scolastico. A seguire il processo di assegnazione delle supplenze saranno dunque gli uffici territoriali e non più le segreterie scolastiche. La digitalizzazione renderà più agile il modello di assegnazione.

Le parole del ministro Azzolina

Ieri il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha spiegato gli obiettivi: “Portare tutti a scuola in presenza. Con particolare attenzione ai più piccoli, che hanno sofferto maggiormente in questo periodo” ha dichiarato il ministro che poi ha aggiunto: “Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per 4 miliardi. Siamo tutti d’accordo che l’obiettivo di riapertura a settembre è complesso, ma raggiungibile se lavoriamo tutti insieme, ciascuno per la propria parte: il Paese si aspetta da noi che i ragazzi a settembre tornino a scuola”.

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