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Conte annuncia il nuovo Dpcm: “Coprifuoco e didattica a distanza alle superiori. Altre restrizioni da valutare sui territori”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 2 Nov. 2020 alle 11:45 Aggiornato il 2 Nov. 2020 alle 17:28
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Immagine di copertina

Discorso Conte Camera oggi, lunedì 2 novembre | Dpcm | DIRETTA LIVE

Oggi, lunedì 2 novembre 2020, il premier Giuseppe Conte è intervenuto alle ore 12 alla Camera dei Deputati, per le comunicazioni sull’emergenza da Coronavirus in Italia: TPI ha seguito in diretta live il discorso del presidente del Consiglio nell’Aula di Montecitorio, in cui sono state anticipate le misure contenute nel nuovo Dpcm allo studio in questi giorni e oggetto di una durissima trattativa tra Governo, Regioni ed enti locali. Di seguito, tutte le dichiarazioni di Conte alla Camera di oggi.

Discorso Conte alla Camera, la diretta live

La richiesta da me avanzata di intervenire oggi in Parlamento garantisce un confronto immediato rispetto ai nuovi interventi del Governo. Ho deciso di rimettere ai presidenti di ogni Camera ogni decisione che il Governo deve assumere con la massima velocità a causa dei repentini cambiamenti nel quadro pandemico in Italia. Sono in arrivo nuove misure restrittive, da adottare anche prima di mercoledì 4 novembre. Ascolterò con la massima attenzione le posizioni che verranno fuori dal dibattito. Il quadro epidemiologico nazionale ed europeo appare particolarmente critico: ciascun Paese è stato obbligato ad adottare misure sempre più restrittive. 

Nelle ultime settimane l’incremento di casi Covid è stato di 150 contagi per ogni 100mila abitanti. Nella settimana tra il 19 e il 25 ottobre, il numero dei casi in Italia è quasi raddoppiato. A ieri, in Italia c’erano oltre 378mila contagiati. Il 94% risulta in isolamento domiciliare: al picco della prima ondata, si curava in casa il 59,8% dei positivi. Oggi solo il 5% delle persone sono ricoverate con sintomi in ospedale, contro il 41% della prima ondata. Gli italiani contagiati sono di numero più elevato rispetto a prima, anche se la gravità delle infezioni appare meno grave. Oggi, oltre il 65% delle persone è asintomatico o ha lievissimi sintomi. Non registriamo una pressione insostenibile sulle terapie intensive: la registriamo invece nelle terapie sub-intensive e nell’area medica in generale. Dati che confermano che c’è una rilevante differenza rispetto alla seconda ondata: abbiamo disponibilità di dispositivi di protezione individuale e altri strumenti, che vengono distribuiti nei servizi pubblici essenziali e nelle scuole. Riguardo ai tamponi, nei prossimi giorni puntiamo ad arrivare a farne fino a 350mila al giorno. Siamo pronti a usare mezzi e uomini militari. 

Alcune Regioni sono a rischio tenuta del quadro sanitario. Sono 11 le Regioni classificate a rischio elevato o molto elevato, mentre altre 8 sono a rischio moderato con elevata probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Sono invece 15 le Regioni a rischio per quanto riguarda le terapie intensive. L’indice Rt nazionale, al momento, è a 1,7. Solo poche Regioni hanno Rt inferiore a 1,5. Questo quadro, va considerato, non tiene conto degli effetti dell’ultimo Dpcm, entrato in vigore solo da una settimana.

Per tutti questi motivi, siamo costretti a intervenire per attuare ulteriori misure: questa strategia va necessariamente modulata in base alle differenti criticità rilevate nei territori, legate alla tenuta dei servizi sanitari. Si alterneranno dunque restrizioni e allentamenti. Con un lockdown generalizzato raggiungeremmo un doppio risultato negativo: non prenderemmo decisioni adeguate per le aree più a rischio e imporremmo misure eccessive nelle aree del Paese in cui non risulta necessario intervenire con tale gravità.

Saranno individuate tre aree a seconda del livello di rischio: ognuna fascia avrà delle misure restrittive già previste. L’inserimento di ogni Regione in una delle tre aree avverrà con ordinanza del ministro della Salute. Sarà possibile, ovviamente, per ogni Regione passare da una fascia all’altra, se ci sono le condizioni perché questo avvenga.  

A livello nazionale, disponiamo la chiusura centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione di farmacie, supermercati, edicole, tabacchi. Verranno chiusi i centri scommesse, le sale giochi, i musei, le mostre. Ci sarà la riduzione fino al 50% del limite di capienza dei mezzi pubblici locali. Ci sarà anche un limite agli spostamenti da e per le Regioni che hanno elevati livelli di rischio, tranne in casi di comprovata necessità e urgenza, oltre che per motivi di salute e di studio. Previsto anche un limite alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda, tranne nel caso delle solite eccezioni di necessità e urgenza. Prevediamo inoltre la possibilità per le scuole di secondo grado di passare alla didattica a distanza. Prevediamo di introdurre ulteriori misure restrittive in relazione al coefficiente di rischio. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, garantiamo il blocco dei licenziamenti fino a marzo 2021. Continuiamo a rimanere uniti.

Cosa prevede il nuovo Dpcm

Cosa potrebbe prevedere il nuovo Dpcm

Chiusure mirate nei territori più a rischio, limitazioni agli spostamenti tra Regioni, chiusura dei centri commerciali nei weekend e riduzione degli orari per le altre attività commerciali e più didattica a distanza nelle scuole. Ecco le misure che sta studiando il governo e che potrebbero essere incluse in un nuovo Dpcm già oggi, lunedì 2 novembre. Sabato l’esecutivo aveva chiesto al Cts di aggiornare le indicazioni sui territori in cui la situazione è più critica e dove sono quindi necessari interventi più stringenti.

Il Governo accelera quindi sulla stretta per provare ad evitare il lockdown nazionale, e lo fa con “Zone rosse” nelle aree dove l’Rt supera l’1,5 (ma che dovrebbero essere stabilite dai governatori regionali), con il divieto di spostamento tra le Regioni, la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, limitazioni per le altre attività commerciali, coprifuoco anticipato (alle 21). Da quanto emerso, l’esecutivo non ritiene che ci siano al momento le condizioni per fermare il Paese come a marzo, ne di bloccare intere Regioni.

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