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Di Maio vuole soffiare il M5S a Conte: ecco cosa c’è dietro la lettera di scuse sulla giustizia

Immagine di copertina
Credit: ANSA

“Di Maio ormai è un democristiano vero, non fa mai nulla per caso. Si sente più spesso con Gianni Letta che con Beppe Grillo, per non parlare poi degli incontri con Mario Draghi ben prima che diventasse presidente del Consiglio”, è la battuta (ma non troppo) che circola tra i 5 Stelle riferendosi in particolare (ma non solo) alla lettera con “tante scuse” a Uggetti pubblicata da Il Foglio. Una lettera che ha fatto scalpore all’interno del Movimento e che, a distanza di giorni, non è stata ancora ben digerita.

E sapete perché tutto ciò? Due sono i motivi che hanno spinto Giggino a vergare la missiva e tutti e due hanno un unico obiettivo nel mirino: Giuseppe Conte.

Il primo motivo è quello interno: cercare di riprendersi la leadership dei Cinque Stelle. Chi lo conosce è pronto a giurare che, al di là delle smentite di rito, Di Maio vorrebbe tanto riprendere il comando – anche in ticket andrebbe bene – ben sapendo che il posto alla Farnesina non durerà in eterno, anzi.

Se Draghi dovesse salire al Colle, Giggino al dicastero – come tutti gli altri ministri – avrebbe i mesi contati. Insomma, per tornare a contare qualcosa nel Movimento, Di Maio deve distinguersi, apparire, tornare a tessere la tela approfittando anche delle più piccole difficoltà difficoltà che “Giuseppi” sta incontrando sul suo percorso verso la guida dei pentastellati.

Poi c’è il secondo motivo, non meno importante. In molti hanno notato che la lettera è arrivata subito dopo l’accordo con il Pd per la candidatura di Manfredi a sindaco di Napoli. Tutti sanno che Di Maio ci tiene particolarmente alla sua città e per nessun motivo al mondo è disponibile a lasciarsi sfilare la scena mediatica da Conte (che infatti è rimasto totalmente spiazzato, oltre che contrariato, dalla mossa).

Ecco allora il “coup de théâtre” della lettera per prendere due piccioni con una fava: mettere il cappello sull’accordo napoletano siglato tra Pd e M5S (sugellando l’alleanza prendendo le difese di un ex dem) e spingere Conte all’angolo, dimostrando a tutti che l’ex premier non ha il controllo del partito. Un vero capolavoro democristiano.

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