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Bartolo a TPI: “Faccio la quarantena nella mia camera a Lampedusa. Ma ho avuto la tentazione di rimettermi il camice. Da questa crisi riscopriremo valori come la salute e la famiglia”

L'europarlamentare Pd, nonché noto medico di Lampedusa, Pietro Bartolo racconta a TPI della sua quarantena al tempo del Coronavirus e lancia un messaggio ai medici e operatori italiani impegnati nella battaglia contro il virus

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 27 Mar. 2020 alle 15:42 Aggiornato il 27 Mar. 2020 alle 15:53
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Immagine di copertina

Coronavirus, Pietro Bartolo a TPI: “Ho pensato di rimettere il camice”

“Stiamo facendo dei sacrifici enormi, ma dobbiamo farlo se vogliamo uscire da questa emergenza. E ora l’Europa ci deve aiutare”.

Il 26 marzo si è tenuta la prima votazione speciale della plenaria del parlamento europeo per le misure urgenti sul covid-19. I deputati hanno chiesto una maggiore solidarietà tra gli stati membri per affrontare la pandemia e quindi aiutare i cittadini. Di questo e delle conseguenza devastanti del Coronavirus in Italia, TPI ne ha parlato con Pietro Bartolo, europarlamentare Pd e vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE).

Ieri il parlamento europeo ha votato su un pacchetto di misure urgenti sul Coronavirus, ci spiega cosa è stato votato?

Sono state votate  alcune misure. Abbiamo sbloccato dei fondi importanti, circa 8 miliardi che ci possono aiutare come primo approccio. Ci vogliono degli aiuti più consistenti e importanti e in questo l’Europa ci deve sostenere. Ci possiamo salvare solo così da questa crisi economica che è già in atto. Le famiglie, le aziende, le partite iva hanno bisogno di aiuto. Anche chi viveva alla giornata. Chi non era dipendente. I problemi cominciano adesso. Servono molti soldi. È stata una votazione partecipata.

Qualcuno voleva per forza insinuare che la democrazia è sospesa, che il parlamento non si riunisce. Ma l’attività parlamentare continua da casa, con il 95% dei deputati che ha votato regolarmente, con le difficoltà del caso.

La Lega ha presentato degli emendamenti che non abbiamo votato perché significava interrompere quelle procedure d’urgenza e mandare tutto all’aria, perdere tempo. Abbiamo bisogno di reagire quanto più velocemente possibile.

Dove si trova adesso?

Sto facendo la mia seconda quarantena a Lampedusa. A Bruxelles ho fatto la prima, dato che venivo dalle zone d’Italia più colpite. Poi sono tornato qui e sono a casa fermo in camera mia.

Come stanno vivendo i lampedusani?

Sono molto ligi, rispettano le regole. Le persone stanno a casa. In questi giorni mi sono affacciato di tanto in tanto al balcone della mia stanza e ho capito che i lampedusani sono spaventati: le strade sono deserte. Ieri, purtroppo, abbiamo scoperto il primo caso di una persona proveniente dalla Lombardia. Sta facendo la quarantena fin dal primo momento, si cerca di scongiurare la diffusione. Grandi sacrifici.

Lei oggi è europarlamentare, ma la sua fama da medico la precede. Cosa dice a chi sta vivendo questa situazione?

A Lampedusa abbiamo avuto dei momenti di grande difficoltà – certamente non paragonabili – nel 2011, quando c’è stata la primavera araba che ci mise in grossa crisi. Ma l’abbiamo superata. Supereremo anche questo. Dobbiamo ascoltare ciò che ci viene detto di fare. Stiamo pagando un prezzo molto alto, ma forse questo virus ci potrà insegnare qualcosa.

Ci dica.

Ci potrà far riprendere, riscoprire quei valori che abbiamo perso, i valori della solidarietà, del rispetto reciproco. E anche apprezzare quello che alcune persone stanno facendo per noi, sacrificando la loro vita. Riscoprendo anche il valore dell’Europa stessa. Io ringrazio le persone che stanno facendo il loro dovere.

Molti medici stanno morendo. 

Molti colleghi stanno morendo, anche persone che non sono medici. È doloroso, però devo dire che stanno facendo delle cose straordinarie. Non solo loro. I paramedici, le forze dell’ordine, tutti. Purtroppo non hanno avuto la possibilità di proteggersi nel modo adeguato e questo sta causando la perdita di molti operatori che sono in trincea. La morte di queste persone forse si poteva evitare, fornendo loro più protezioni. Proteggere loro, significa proteggere la popolazione.

Le è venuta la tentazione di rimettere il camice?

Sa quante volte ci ho pensato in questi giorni? Purtroppo sono stato in quarantena ma ho anche un ruolo un po’ diverso ora. Ho un mandato che mi hanno dato tante persone e il mio ruolo è quello di cercare di trovare le risorse, le condizioni per poter superare questa crisi.

Ho accettato questo incarico anche per il tema delle migrazioni, oggi se ne parla poco ma tanta gente ancora sta soffrendo, in Grecia, in Libia.

Adesso in Italia c’è un po’ di scoraggiamento.

È un momento di lutto che ha coinvolto un po’ tutti. Stiamo avendo gravi perdite e dobbiamo stare tutti insieme. Mi rivolgo a chi è in prima linea e sta compiendo dei miracoli per salvarci mettendo a rischio la vita. È commovente. Sono gesti straordinari che fanno piacere. Agli italiani che hanno subito lutti o che stanno combattendo la malattia dico: passerà. Abbiamo superato momenti difficili, passerà anche questo. L’importante è trarre un insegnamento, capire quali sono le cose più importanti, la salute, la famiglia, i figli, gli amici, i parenti.

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