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Russiagate, Conte dopo l’audizione al Copasir: “Ricostruzioni fantasiose, mai incontrato Barr”. Poi attacca Salvini: “Chiarisca cosa ci faceva con Savoini”

Il premier si è recato al Copasir dove ha chiarito i punti oscuri sulla sua gestione dei rapporti con l'amministrazione Trump e i nostri Servizi segreti

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Ott. 2019 alle 08:42 Aggiornato il 24 Ott. 2019 alle 12:01
Immagine di copertina
Giuseppe Conte Credit: Ansa

Russiagate, Conte riferisce al Copasir

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte oggi, mercoledì 23 ottobre, è stato ascoltato dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), dove ha riferito sul cosiddetto Russiagate, ovvero sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane del 2016.

Il premier era chiamato a chiarire le modalità di due incontri tra il ministro della giustizia Usa William Barr e i vertici dei nostri 007. L’audizione, che si è svolta presso palazzo San Macuto, sede del Copasir, è durata circa due ore e mezza.

Ecco cosa ha dichiarato Giuseppe Conte nel corso di una conferenza stampa, convocata appositamente a Palazzo Chigi dopo l’audizione.

“Poco fa ho terminato di riferire al Copasir, ai sensi dell’art.33 della legge 124, che prevede che l’autorità responsabile del controllo dell’intelligence sia sentita ogni sei mesi”, ha dichiarato ai giornalisti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, dopo l’audizione al Copasir.

Non sono stato quindi convocato sul caso Barr, ma io stesso dopo l’elezione del nuovo presidente ho chiesto di essere ascoltato” ha aggiunto il premier.

Conte ha parlato di una “serie di ricostruzione fantasiose che rischiano di gettare ombre sul nostro operato istituzionale“.

È falso che la richiesta americana è arrivata ad agosto, durante la crisi di governo, sottolinea Conte. “La richiesta risale a giugno, e non è pervenuta dal presidente Trump, ma dal ministro Barr”.

“William Barr non è solo ministro della Giustizia, ma è anche attorney general, quindi è responsabile dell’attività dell’Fbi, che si occupa di controspionaggio e agisce anche all’estero”, ha detto Conte.

“Attraverso canali diplomatici Barr ha fatto pervenire alla nostra intelligence una richiesta preliminare per verificare l’operato dell’intelligence Usa. Il presupposto quindi non è stato quello di mettere in dubbio l’operato della nostra intelligence“.

Non ho mai incontrato Barr“, ha precisato poi Conte.

Il premier conferma che “ci sono stati due incontri, il 15 e il 27 agosto“. Al primo ha preso parte il direttore del Dis Vecchione. “La riunione si è svolta nella sede del Dis ed è servita a definire preliminarmente il perimetro di questa collaborazione e a chiarire quali informazioni gli americani volessero verificare”.

“Nel secondo incontro, nella sede del comparto di piazza Dante, si sono uniti i direttori di Aisi e Aise”, ha aggiunto Conte.

“Questa interlocuzione è servita a chiarire l’estraneità della nostra intelligence. Quindi queste interpretazioni non hanno colto nel segno”.

“Il Copasir – ha aggiunto Conte – ha il diritto/dovere di verificare l’operato dei servizi, ma a posteriori”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Oggi sono stato quasi costretto a riferire. La rilevanza mediatica è stata tale da offuscare quasi l’operato delle nostre istituzioni”, è tornato a ribadire Conte. “Se tornassi indietro sarei costretto ad agire allo stesso modo”.

“Le attività afferivano soprattutto alla primavera-estate 2016 e – ormai è noto – riguardavano due personaggi in particolare”, ha detto Conte. “È stato chiarito che la nostra intelligence non aveva nessun ruolo“.

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“Non ho visto la puntata di Report sul caso dell’hotel Metropole, ma mi sembra di capire che sono venuti fuori ulteriori elementi sulla vicenda”.

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“Non è mia abitudine attaccare gli avversari politici, ma mi sorprende che Matteo Salvini mi solleciti quotidianamente a chiarire la questione di Barr – richiesta legittima, e io ho chiarito oggi con tutte le informazioni in mio possesso – ma a questo punto mi sorprende che Salvini – che si è candidato a guidare il paese – non avverta la responsabilità di chiarire questa vicenda“.

“Io sono stato in forte imbarazzo quando ho riferito in parlamento, e lui in quel caso non mi fornì informazioni. Forse doveva chiarire cosa ci faceva con Savoini“.

“La richiesta era riferita agli agenti americani di stanza a Roma”, ha dichiarato poi Conte rispondendo a una domanda sul. “Ci poteva essere l’eventualità che potessero aver collaborato con gli agenti italiani e non si sapesse. Dai riscontri effettuati io posso dire che non c’è stato un coinvolgimento dei nostri agenti. Se ci fossero state attività illecite anche da parte dei nostri agenti sarebbe scattata una denuncia anche da parte della nostra autorità giudiziaria”.

È stata un’occasione per chiarire anche il nostro ruolo” conclude il premier Conte.

Conte al Copasir, i punti da chiarire

L’attorney general Barr, a quanto pare, voleva informazioni su Joseph Mifsud, docente maltese passato per la Link Campus University di Roma e di cui si sono perse le tracce da un anno e mezzo, che nel 2016 avrebbe passato a George Papadopoulos, consulente dell’allora candidato Donald Trump, la ‘polpetta avvelenata’ delle email di Hillary Clinton in mano ai russi.

Si tratta di richieste d’aiuto fuori da ogni protocollo di scambio di informazioni fra intelligence. Per questo a Conte verranno chiesti chiarimenti essenzialmente su tre punti: l’intreccio tra politica e servizi, il fatto che il Russiagate non sia di interesse nazionale e la probabile collaborazione attiva (e non solo di richiesta di consulenza) degli 007 con l’amministrazione Trump.

Nella legge numero 124 del 3 agosto del 2007, che disciplina il “sistema di informazione e di sicurezza della Repubblica”, non c’è nessuna indicazione, tra i compiti e le funzioni dei nostri servizi, in cui sia prevista una loro collaborazione con il livello “politico” di un governo straniero. Questo “processo viziato” è il primo punto che il premier Conte dovrà chiarire nella sua audizione al Copasir: quali sono le ragioni per cui ha autorizzato che ci fosse un rapporto diretto tra il ministro americano Barr e i vertici dei servizi italiani a Ferragosto, in piena crisi di governo gialloverde, e il 27 settembre, quando era già nato il nuovo governo. È una “omologazione” di due livelli che normalmente devono restare distinti.

Il secondo punto è che il Russiagate non è una questione di “interesse nazionale”, tipo la messa in comune di informazioni che riguardano la lotta al terrorismo, sicurezza o approvvigionamento energetico, per esempio. La posizione di Washington è nota: l’idea è che le intelligence di alcuni paesi europei, come Inghilterra e Italia, abbiano aiutato un attacco alla democrazia in America. È una richiesta, dunque, che non riguarda l’interesse nazionale italiano ma che precipita la questione in un’orbita esclusivamente politica. L’autorizzazione degli incontri concessa dal presidente del Consiglio, porta cioè il nostro paese dentro una dinamica politica americana, proprio nel momento in cui pende una richiesta di impeachment.

Il terzo punto riguarda il ruolo degli 007. Oltre agli incontri il Copasir si chiede se ci sia stata una collaborazione attiva della nostra intelligence. La prova del nove delle dichiarazioni di Conte sono i report che Barr da protocollo avrebbe dovuto stilare al ritorno dalle sue visite italiane.

Conte al Copasir, la reazione del premier

Secondo le agenzie di stampa, chi è più vicino al presidente del consiglio lo descrive impaziente di varcare il portone a due passi da Palazzo Chigi per rispondere alle domande dei membri dell’organismo parlamentare chiamato a vigilare sui servizi segreti. “Sicuramente dopo mi sentirò più libero di poter parlare, ora lasciatemi il tempo per programmare il confronto con voi, ma sono disponibile a farlo subito”, ha detto il presidente del consiglio.

“È assolutamente tranquillo – spiegano i suoi più stretti collaboratori – la sua disponibilità a chiarire è massima e lo era già quando scoppiarono le polemiche”. Non è un caso che sia stato proprio Conte a scrivere al neo presidente del Copasir, il leghista Raffaele Volpi, offrendo la propria disponibilità per farsi audire dal Comitato. Obiettivo del premier è far luce su un caso che ha gettato ombre sul governo e sul suo stesso operato.

Five Eyes Alliance a rischio

Le visite di Barr per conto di Donald Trump – sotto impeachment da fine settembre proprio con l’accusa di aver abusato della sua carica per trarne vantaggi elettorali – non hanno però riguardato solo l’Italia. Quest’estate Barr ha visitato anche Gran Bretagna e Australia. I tre casi hanno tra loro una differenza fondamentale: mentre in Italia c’è stato un grande clamore mediatico, in Gran Bretagna e Australia le polemiche si sono spente subito.

Eppure, ricorda il vicepresidente della Commissione Intelligence del Senato Mark Warner alla Reuters, Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda, formano la Five Eyes Alliance, struttura di scambio di informazioni di intelligence tra i cinque alleati nata dopo la Seconda Guerra mondiale. Un’istituzione che rischia di essere messa a repentaglio dal Russiagate.

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