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Russiagate, la spinosa audizione di Conte al Copasir: i cinque punti che non ha mai chiarito

Sui due incontri tra il ministro della giustizia Usa William Barr e i vertici dei nostri 007 ci sono almeno cinque dubbi da sciogliere. 

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Ott. 2019 alle 12:57 Aggiornato il 23 Ott. 2019 alle 13:00
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Conte al Copasir deve chiarire cinque punti sul Russiagate

Mercoledì 23 ottobre il premier Giuseppe Conte è convocato a Palazzo San Macuto, presso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) per riferire sul Russiagate, il caso presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane 2016. Davanti al Copasir il premier deve chiarire i punti oscuri sulla sua gestione dei rapporti tra l’amministrazione Trump e i nostri Servizi segreti.

Sui due incontri tra il ministro della giustizia Usa William Barr e i vertici dei nostri 007 ci sono almeno cinque dubbi da sciogliere.

Conte riferisce al Copasir. Primo punto:  l’intreccio tra politica e servizi

Il primo quesito al quale il premier dovrà rispondere al Copasir sarà perché ha autorizzato un dialogo tra un esponente dell’amministrazione di Trump e i vertici degli 007 italiani.

Nella legge numero 124 del 3 agosto del 2007, che disciplina il “sistema di informazione e di sicurezza della Repubblica”, non ci sono riferimenti sulle possibili collaborazioni tra le funzioni dei nostri servizi e il livello “politico” di un governo straniero.

Conte ha “autorizzato” che ci fosse un rapporto diretto tra il ministro americano Barr e i vertici dei servizi italiani nelle due occasioni di Ferragosto, in piena crisi di governo gialloverde, e il 27 settembre, quando era già nato il nuovo governo.

Il premier ha dunque unito due livelli che normalmente restano distinti, come distinte sono un’istituzione che ha una forma di governo e apparati di natura tecnica preposti alla sicurezza nazionale.

Secondo punto: la mancanza di interesse nazionale per il Russiagate

Conte dovrà spiegare al Copasir anche l’importanza di questi incontri per il nostro paese. Sempre nella stessa legge del 2007, all’articolo 3, si prevede che il presidente del Consiglio, “ove lo ritenga opportuno può delegare le funzioni che non sono ad esso attribuite in via esclusiva soltanto a un ministro senza portafoglio o a un sottosegretario di Stato”, pur rimanendo il “responsabile” della politica per l’informazione e per la sicurezza.

Il Russiagate non è però una questione di “interesse nazionale”, come può esserlo la messa in comune di informazioni che riguardano la lotta al terrorismo, sicurezza o approvvigionamento energetico.

Questa vicenda, su cui sono impegnati due dei più importanti giornali di inchiesta al mondo, il New York Times e il Washington Post, è cruciale nella vicenda americana. Ma anche in quella italiana, nella misura in cui il premier ha messo il paese in una situazione “istituzionale” molto delicata: Trump, sulla medesima questione, ha coinvolto tre governi: quello australiano di Scott Morrison quello inglese di Boris Johnson, e quello italiano.

Gli americani cercano in Italia le prove che l’inchiesta Mueller sui rapporti di Trump con i russi sia stata un’invenzione dei democratici Usa. L’idea è che le intelligence di alcuni paesi europei, come Inghilterra e Italia, abbiano aiutato un attacco alla democrazia in America.

Quella agli 007 è una richiesta che non riguarda dunque l’interesse nazionale italiano ma che precipita la questione in un’orbita esclusivamente politica. L’autorizzazione degli incontri concessa dal presidente del Consiglio, porta cioè il nostro paese dentro una dinamica politica americana, proprio nel momento in cui pende una richiesta di impeachment, arrivata dopo che è emerso che Trump avrebbe fatto pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky perché aprisse un’indagine nei confronti di Joe Biden, ex vicepresidente americano e suo probabile sfidante di Trump alle elezioni del 2020.

Terzo punto: la probabile collaborazione attiva degli 007

Oltre agli incontri c’è stata una collaborazione attiva della nostra intelligence? Esistono dei report che certificano una presunta attività di indagine sui precedenti governi italiani, quelli di Renzi e Gentiloni?

Anche di questo sarà chiamato a rispondere Conte al Copasir, nella consapevolezza che “la prova del nove” delle sue dichiarazioni sono i report che presumibilmente, come accade in questi casi, avrà stilato Barr al ritorno dalle sue visite italiane.

Quarto punto: l’appoggio di Trump a Conte

Il quarto punto che Giuseppe Conte dovrà spiegare riguarda i legami tra le due visite di Barr e il più recente incontro tra il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e Conte, con il quale il premier ha confermato l’intenzione dell’Italia di acquistare 90 aerei F-35 proprio dagli americani.

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Ma soprattutto, tra i due incontri di ferragosto e quello di settembre, in mezzo, c’è l’endorsement di Trump a Conte. Il secondo governo Conte viene infatti sponsorizzato con il Tweet pro “Giuseppi” che tutti ricordano.

L’eventuale omaggio a Trump chiama in causa le presunte responsabilità dei governi del Pd, di quello cioè che stava diventando il principale alleato di Conte.

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Quinto punto: Nessuna smentita

L’ultimo dubbio è: i Servizi italiani hanno fornito al ministro americano informazioni top secret? Intorno agli incontri c’è stata un’aurea di “segretezza” con cui il presidente del Consiglio ha gestito il dossier, senza condividerlo mai a livello di governo.

L’obiettivo di Barr è scoprire se il nostro paese ha avuto un ruolo nel Russiagate e se i nostri 007 hanno aiutato a trovare un rifugio sicuro Joseph Mifsud, il professore della Link Campus di Roma che nel 2006 avrebbe informato George Papadopulos (all’epoca consigliere della campagna di Trump) dell’esistenza. Dopo quel primo incontro ce n’è un secondo il 27 settembre con il capo del Dis Gennaro Vecchione e i direttori dell’Aisi e dell’Aise, nell’ambito di una interlocuzione con Washington che resta aperta durante il cambio di governo.

Perché tra i due incontri il premier non ha mai informato l’omologo italiano di Barr, il ministro Alfonso Bonafede, né il Quirinale e né il Copasir? Perché la presidenza del Consiglio non ha smentito le ricostruzioni giornalistiche secondo cui il Quirinale sarebbe stato al corrente della missione in Italia di Barr?

Le risposte di Conte sono attese al Copasir e potrebbero cambiare il corso del caso internazionale Russiagate.

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