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“Chi spaccia droga è un problema per tutti”: Salvini risponde al Parlamento tunisino

Dopo la richiesta del parlamento tunisino di scuse ufficiali alla famiglia coinvolta nel "blitz" al citofono fatto da Salvini a Bologna, arriva la risposta del leader leghista che spiega il suo gesto

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 22 Gen. 2020 alle 13:43
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Immagine di copertina
Matteo Salvini

Salvini al citofono, il leghista risponde alle accuse del parlamento tunisino

“Il vice presidente del parlamento tunisino mi accusa di razzismo? Io ho raccolto il grido di dolore di una mamma coraggio che ha perso il figlio per droga. Un atto di riconoscenza che dovremmo far tutti: la lotta a spacciatori e stupefacenti dovrebbe unire e non dividere. Tolleranza zero contro droga e spacciatori di morte: per noi è una priorità”, Matteo Salvini risponde così al parlamento tunisino che aveva chiesto le scuse del leader leghista per il blitz di Bologna.

“In Emilia Romagna e in tutta Italia ci sono immigrati per bene, che si sono integrati e che rispettano le leggi. Ma chi spaccia droga è un problema per tutti: che sia straniero o italiano non fa nessuna differenza”, afferma Salvini.

A nome del Parlamento tunisino, il deputato Sami Ben Abdelaali aveva chiesto a Matteo Salvini scuse ufficiali nei confronti della famiglia tunisina coinvolta nel “blitz” al quartiere Pilastro di Bologna.

“In Tunisia quest’azione vergognosa di Salvini ha scatenato una grande protesta – spiegava Sami Ben Abdelaali – unita a manifestazioni di solidarietà nei confronti della famiglia tunisina e del minore citati per nome dall’ex ministro dell’Interno”.

Il deputato ha parlato a nome del Parlamento tunisino e riporta lo sgomento generale: “Siamo sbalorditi per l’attacco diffamatorio nei confronti di una famiglia di lavoratori, oltretutto sferrato da una persona che in Italia ha ricoperto incarichi di governo. Anche se un parente di questa famiglia ha avuto precedenti penali, questo non giustifica una tale campagna di odio. Chi sbaglia deve pagare, ma non possiamo tollerare il discredito sull’intera comunità tunisina che è sana e lavoratrice”.

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