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Caso Siri, Giorgetti: “Federico Arata ha tutte le carte in regola per stare nel mio staff”

Immagine di copertina
Giancarlo Giorgetti, Federico Arata e Armando Siri

Dopo giorni di silenzio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti affronta il caso Armando Siri. Soprattutto in relazione al coinvolgimento dell’imprenditore Paolo Arata nell’inchiesta che vede il suo omologo ai Trasporti indagato per corruzione.

Giorgetti ha assunto nel suo staff a Palazzo Chigi il figlio di Arata, Federico. Finendo così nell’occhio del ciclone. Le opposizioni, infatti, criticano i rapporti della Lega con la famiglia Arata, che secondo un’inchiesta in corso a Palermo avrebbe a sua volta dei collegamenti con l’entourage del superlatitante mafioso Matteo Messina Denaro.

Per questo motivo, da più parti (e anche dal Movimento Cinque Stelle) sono state chieste le dimissioni di Siri. Ma anche spiegazioni a Giorgetti sull’assunzione di Federico Arata, considerato il collegamento tra la Lega e il padre, Paolo.

Quando il figlio di Paolo Arata portò Bannon da Salvini: il video che lo dimostra

Durante un incontro a Novara, Giorgetti ha spiegato: “Fino a tre settimane fa qualcuno sapeva della famiglia Arata? No, e nemmeno io. Federico Arata ha tutte le carte in regola per far parte del mio staff, tra l’altro è finito nel tritacarne prima ancora di aver cominciato a lavorare”.

“In ogni caso – ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – prima di prendere qualsiasi decisione, parleremo tra noi”.

Poi ha anche difeso Armando Siri: “Per adesso gli hanno fatto un processo sui giornali e lui non ha ancora potuto difendersi. Se Conte gli chiede di dimettersi? Conte è un professore e un avvocato, vedrà le carte e capirà”.

Giorgetti ha infine risposto alle critiche del suo compagno di partito, Roberto Maroni, che in un’intervista a La Stampa lo ha accusato di essere “il vero problema del governo”.

“Se il padre era il male assoluto – ha detto infatti Maroni – perché avrebbe avuto rapporti con la mafia e il figlio era suo complice, allora l’assunzione del figlio “del male assoluto” potrebbe essere devastante. Però non se ne parla, perché Di Maio sa bene che parlare di Giorgetti metterebbe davvero a rischio il governo”.

“Maroni sta semplicemente cercando di rientrare in gioco”, è la risposta del sottosegretario leghista. “Non credo proprio di essere un problema per il governo. Anzi io lavoro tutti i giorni per questo governo e credo di risolverli, i problemi”.

Quando il M5s e Di Battista proponevano Siri come ministro dell’Economia

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