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Buffagni a TPI: “Il M5S resta fermo sul no al Mes. Lombardia? Quel modello ha fallito”

Intervista al viceministro dello Sviluppo economico: "Bisogna seguire la strada degli Eurobond, solo unita l'Europa può competere con Cina e Stati Uniti. Fontana vuole riaprire? Bisogna farlo cum grano salis, altrimenti, si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora dagli italiani. Ma il modello sanitario lombardo ha fallito"

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 17 Apr. 2020 alle 15:49 Aggiornato il 18 Apr. 2020 alle 10:17
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Immagine di copertina
Stefano Buffagni (M5S), viceministro dello Sviluppo economico. Credit: ANSA

Buffagni: “Il M5S resta fermo sul no al Mes. Il modello Lombardia ha fallito”

Dopo le polemiche scatenate tra M5S e alleati di coalizione sul Mes e sul ruolo dell’Italia in Europa, il Movimento torna a tuonare contro la Regione Lombardia, sulla gestione dell’emergenza sanitaria e sui rapporti tra Stato e Regione. TPI ha intervistato Stefano Buffagni, viceministro dello Sviluppo economico in quota Movimento 5 Stelle.
Onorevole Buffagni, ha definito il Mes un “cappio al collo”: in che modo l’Italia potrebbe soffrire a seguito di un eventuale utilizzo dei fondi?
Quelli che arriverebbero dal Mes non sono soldi regalati. Continueremmo ad accumulare debito che verrebbe dato in cambio di alcuni limiti e, se non vuoi subirli, devi cambiare i trattati. Cosa che, ovviamente, non si può fare dall’oggi al domani. Non credo che si tratti dello strumento più adeguato: i debiti li pagherebbero i nostri figli tra trent’anni e mi sembra irresponsabile. Se c’è condizionalità nel ripagare il debito, e c’è e al momento non conosciamo i dettagli, si rischia di fare un danno al Paese. Bisogna seguire un’altra strada. Quello che chiediamo sono gli Eurobond, che permettano di rafforzare la competitività italiana ed europea in generale.

Cosa dovrebbe chiedere, o cosa chiederà, il governo ai tavoli europei per sostenere il Paese nell’emergenza Covid-19?
Il presidente Conte sta facendo un lavoro straordinario. L’Italia sta facendo sentire con forza la propria voce, quella di uno dei maggiori stati dell’Unione europea e di membro del G8. Abbiamo bisogno di uno strumento che ci permetta di ripartire, ma – attenzione – non mi riferisco solo all’Italia ma a tutta l’Ue. Il Coronavirus ha colpito tutti gli stati dell’Unione, sia pur in maniera differente. Ed è questo il momento per dimostrare che l’Europa tutta può competere con colossi come Cina e Stati Uniti. Se ognuno pensa al proprio orticello è finita. Pensiamo ad esempio all’Olanda, che è contro gli Eurobond: senza l’Europa sarebbe una pulce e questo vale un po’ per tutti. Nessuno si salva da solo e l’Europa deve iniziare a riprogettare il proprio futuro.

A suo parere, le differenze di visione su questi temi con gli alleati Pd sono sanabili, c’è possibilità di conciliazione? E in che modo?
Credo sia giunto il momento di dimostrare di essere uniti come popolo ancor prima che come maggioranza parlamentare. Bisogna fare quadrato attorno al presidente Conte e dimostrarci compatti in modo da avere più forza sul tavolo europeo. A ogni modo il M5S resterà fermo sul “no” al Mes.
Caso Regione Lombardia-Governo: ha definito un errore la ripresa delle attività dal 4 maggio. Come dovrebbe agire la Regione a suo parere?
Mi fa piacere che Fontana abbia fatto retromarcia. Ma in questo momento così delicato e drammatico per il Paese non si può giocare con le parole. Il governatore della “mia” Lombardia, regione che ha pagato un prezzo altissimo a livello mondiale per morti, sacrifici e sofferenze, non può sostenere un giorno una linea rigorosa e restrittiva e il giorno dopo, non si sa su quali basi, chiedere di riaprire. Servono coerenza e criterio, perché andare in ordine sparso rischia di aumentare la confusione nei cittadini e nelle imprese che meritano rispetto. Noi tutti sappiamo bene che è necessario che il Paese riparta prima possibile, ma bisogna farlo cum grano salis perché, altrimenti, si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora dagli italiani.

TPI ha pubblicato una lunga inchiesta sulle presunte responsabilità della Regione Lombardia rispetto alle mancate chiusure di Alzano. Ha un’opinione su questo tema?
Sì, certo, ma non è il momento di fare polemiche politiche. Finché ci sarà solo una persona ricoverata per colpa del Covid bisognerà aspettare. Ovviamente questo non vale per la magistratura, che sta facendo benissimo a indagare e capire cosa sia davvero successo ad Alzano come nelle Rsa lombarde. Di sicuro posso dire che il tanto decantato modello sanitario lombardo ha fallito e non ne faccio solo una questione di colore politico. Anche in Veneto, ad esempio, governa la Lega ma lì ci sono stati molti meno morti e la gestione sul territorio delle dinamiche sanitarie ha agevolato la lotta al Covid, al posto di avere un sistema ospedalecentrico.

Cosa si sente di dire agli italiani che oggi si trovano confusi rispetto alle diverse decisioni e orientamenti di Stato e Regioni?
Di avere fiducia e di resistere ancora un po’. Stiamo facendo il possibile e l’impossibile per affrontare un’emergenza mai vista. Vale la pena ricordare che il modello italiano sta facendo scuola in tutto il mondo.

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