Inps, due dei cinque deputati “furbetti” non hanno ottenuto il bonus

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 10 Ago. 2020 alle 17:52 Aggiornato il 10 Ago. 2020 alle 18:32
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Solo tre dei cinque deputati avrebbero incassato il bonus per partite Iva

Soltanto tre deputati avrebbero incassato il bonus per partite iva e autonomi messo a disposizione dal Governo per fronteggiare la crisi innescata dal Coronavirus, ma in cinque lo avrebbero comunque richiesto, insieme a circa 2mila politici tra amministratori locali e regionali. È quanto si apprende da fonti parlamentari. Tra i beneficiari, ci sarebbero due deputati della Lega e uno del M5S, mentre un leghista e un parlamentare di Italia Viva accusati di aver avanzato la propria richiesta come se fossero “lavoratori autonomi” non lo avrebbero ottenuto.

Eppure, nelle scorse ore, il vicepresidente della Camera di Italia Viva, Ettore Rosato, ha negato qualsiasi coinvolgimento. “Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro. A noi di Italia Viva non risulta che alcun parlamentare appartenente al nostro gruppo abbia chiesto il bonus”, ha scritto Rosato su Facebook. “Invitiamo formalmente Inps che ha diffuso questa informazione a smentire la notizia del nostro coinvolgimento o a rendere pubblici i nomi”, si legge nel post del coordinatore nazionale di Iv, il quale poche ore dopo ha fatto sapere di aver ricevuto rassicurazioni da parte del presidente dell’Inps. Secondo quanto riporta Repubblica, Pasquale Tridico nel corso di una telefonata con Rosata avrebbe escluso che tra i furbetti del bonus Iva sia coinvolto anche un renziano, aggiungendo che nell’Inps è stato avviato un audit interno su chi ha fatto uscire la notizia.

La Lega, dal canto suo, ha annunciato di aver avviato verifiche interne. L’attenzione del partito di via Bellerio si sarebbe concentrata su due deputati, con i quali – spiegano fonti del Carroccio – si sarebbe aperto un confronto a livello di capogruppo. Ieri, Matteo Salvini ha chiesto “l’immediata sospensione” dal partito per i parlamentari che risultino coinvolti nella vicenda, su cui è arrivata la condanna del presidente della Camera Roberto Fico e quella unanime delle forze politiche. “Siamo davanti a fatti di una gravità assoluta. I nomi devono essere resi pubblici. Gli italiani hanno il diritto di sapere chi ha tradito la loro fiducia. Questa gente non deve più avere l’occasione di rivestire una carica pubblica. Deve essere allontanata dallo Stato, deve essere punita”, ha scritto invece su Facebook il ministro degli Esteri e ex capo politico del M5S Luigi Di Maio.

“Quando il 10 marzo abbiamo chiuso il paese in lockdown e abbiamo dovuto chiedere a milioni di professionisti di abbassare le saracinesche – 5 milioni di persone che non hanno alcuno strumento di welfare per coprire un’emergenza – abbiamo dovuto inventare uno strumento di sostegno in pochi giorni. Nella situazione di emergenza abbiamo scelto di privilegiare la celerità”, ha sottolineato intanto il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Antonio Misiani, in un’intervista a Sky TG24, rispondendo alle accuse mosse al governo circa i criteri per ottenere il bonus di 600 euro. “In una condizione di lockdown – ha ribadito il viceministro – la priorità assoluta era la massima velocità di erogazione di quello strumento”.

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