Dal 18 maggio l’autocertificazione servirà solo per gli spostamenti tra le Regioni

Da lunedì riaprono bar, ristoranti, parrucchieri e negozi, per cui ci si potrà spostare all'interno della propria Regione senza dover giustificare i propri spostamenti

Di Antonio Scali
Pubblicato il 16 Mag. 2020 alle 08:25
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Autocertificazione, dal 18 maggio solo per gli spostamenti fuori Regione

Nuove aperture e niente obbligo di autocertificazione per gli spostamenti all’interno della stessa Regione dal 18 maggio 2020. Queste le novità dell’ultimo decreto Conte approvate nella notte del 15 maggio e che saranno in vigore da lunedì. Addio dunque alle spesso contestate autocertificazioni, che andranno portate con sé soltanto per uscire fuori dalla propria Regione di residenza.

Cosa cambia dunque nell’uso dell’autocertificazione? Quando serve ancora? All’interno della propria Regione gli spostamenti saranno liberi, per cui non sarà più necessario giustificarli. Per andare fuori Regione, invece, sarà ancora necessario esibire il modulo alle Forze dell’Ordine e ci si potrà spostare solo per uno dei seguenti motivi: lavoro, urgenza e motivi di salute. Resta dunque vietato andare a visitare congiunti che abitano fuori Regione.

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Per gli spostamenti liberi tra Regioni, infatti, bisognerà attendere ancora un po’. Il governo pensa di consentire il libero passaggio dal 3 giugno, tenendo sempre d’occhio l’andamento della curva dei contagi, anche se molti presidenti spingono per una riapertura più ravvicinata. Gli spostamenti interregionali, ha spiegato Conte, restano dunque congelati, per questo sarà ancora necessario utilizzare l’autocertificazione, anche dopo il 18 maggio. “Troppi trasferimenti potrebbero condizionare una variazione della curva epidemiologica elaborata su base regionale”, motivo per cui alla fine è prevalsa una linea più prudente.

Un’eccezione agli spostamenti tra Regioni, già in vigore dal 4 maggio, è per fare ritorno al proprio domicilio o residenza, altrimenti si potrà uscire dalla propria Regione solo per ragioni lavorative, di salute o di estrema necessità. Questo varrà almeno fino ai primi di giugno. Possibile infine che il Governo conceda delle deroghe per gli spostamenti brevi tra Regioni confinanti e con uno stato epidemiologico simile.

Fase 2, cosa cambia dal 18 maggio

La novità più attesa da molti italiani è quella di poter vedere nuovamente i propri amici, e non solo i congiunti. Non dovrebbero esserci limitazione sul numero di persone che si potrà incontrare, ma si dovrà tenere comunque la distanza e quando non è possibile indossare la mascherina. Rimane ovviamente il divieto di assembramento, sia fuori che dentro casa. Saranno fissate metrature standard per i locali pubblici, mentre nelle abitazioni private dovrebbe rimanere il divieto di organizzare feste o comunque eventi dove non sia possibile garantire il distanziamento.

La mascherina resta obbligatoria nei luoghi chiusi e nei negozi, ma resta comunque raccomandata anche all’aperto, soprattutto nei luoghi affollati. Via libera alla riapertura di bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici, la cui apertura era stata inizialmente annunciata per il 1 giugno. In particolare per quanto riguarda le attività economiche e produttive, dal 18 maggio secondo la bozza del decreto queste “sono consentite a condizione che rispettino i contenuti di protocolli o linee guida, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di esercizio o in ambiti analoghi, adottati a livello nazionale”.

Ma “le singole regioni possono adottare propri protocolli nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali”. Chi non rispetta protocolli e linee guida rischia “la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Sarà consentito andare nelle seconde case, purché si trovino nella regione di residenza, anche per soggiornare. Le palestre, come ha detto il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, dovrebbero riaprire dal 25 maggio.

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