Pizzarotti a TPI: “Giusto riformare l’abuso d’ufficio, certi pm si fanno pubblicità con gli indagati eccellenti”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 1 Lug. 2020 alle 18:09 Aggiornato il 1 Lug. 2020 alle 18:43
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Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Credit: Facebook

Tra le novità previste dalla bozza del Decreto Semplificazioni c’è la modifica del reato di abuso d’ufficio. Il Governo pensa di restringere il campo di applicazione di questo reato, limitandolo ai soli casi in cui la decisione del pubblico ufficiale non abbia margini di discrezionalità. L’obiettivo dichiarato è sgravare gli amministratori dal timore di incorrere in problemi giudiziari: timore che talvolta spinge alcuni sindaci a non prendersi la responsabilità di certe decisioni e quindi porta a una sostanziale paralisi procedurale. TPI ne ha parlato con il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che tra il 2012 e il 2019 è finito sul Registro degli indagati per cinque volte – due delle quali proprio per abuso d’ufficio – e in tutti e cinque i casi è stato assolto o addirittura prosciolto prima del processo.

Sindaco, con il Decreto Semplificazioni il Governo vuole modificare il reato di abuso d’ufficio. Che ne pensa?
Sono assolutamente favorevole, da anni. E non lo dico solo io, che sono un amministratore e magari possono dare un parere interessato. Questo è un tema che è stato sollevato da magistrati e personaggi del mondo della giustizia ben più competenti di me.
Qual è il tema?
Noi amministratori, per lavorare, abbiamo bisogno di certezze. Abbiamo grandi responsabilità, ma rischiamo sempre di incorrere in un reato. Manca chiarezza, c’è troppa discrezionalità. Del resto, oggi la stragrande maggioranza degli abusi d’ufficio poi finisce nel nulla. Che ci sia qualcosa che non funziona penso che sia evidente a tutti.

È vero che oggi un sindaco, in Italia, vive con la paura che gli arrivi un avviso di garanzia?
Paura no. Se sei onesto e stai facendo le cose per il bene comune, se ti sei consultato, ad esempio, con il segretario generale, se la strutturale comunale ti dice che hai fatto tutto come si deve, non c’è nulla da temere. Altrimenti bisognerebbe avere paura di tutto, perché ti possono contestare qualsiasi cosa.
Ha l’impressione che negli ultimi anni ci sia stato un aumento delle contestazioni di abuso d’ufficio contro i sindaci?
Quello che sta emergendo sul tema della magistratura dovrebbe interrogare il Parlamento sull’esigenza di una riforma della Giustizia. Spesso gli amministratori sono “un indagato eccellente”, che dà pubblicità al pm di turno. Molti magistrati sono noti a livello nazionale non per i risultati che hanno ottenuto ma per le persone “eccellenti” che hanno indagato.

Lei crede nella giustizia a orologeria?
Non ci credevo, oggi non la escludo totalmente. Non dico che è sempre così, ma non escludo che un’indagine giudiziaria possa intervenire a influenzare il giudizio su una persona in un momento preciso.
Cosa le ha fatto cambiare idea?
La mia esperienza personale. Credevo ci fosse un utilizzo sempre mirato e attento della Giustizia. Vedendo quel che è capitato a me, mi viene da dire che serve attenzione. Ad esempio: è normale che l’avviso di garanzia lo scopra dal giornale e mi arrivi il giorno dopo?

Ci racconti allora il suo caso.
Quale dei tanti? Io ho avuto due abusi d’ufficio, un disastro colposo (per l’alluvione del 2014 a Parma, ndr), una turbativa d’asta… Tutte accuse che poi sono cadute.
Nel 2016 fu accusato di abuso d’ufficio per una nomina al Teatro Regio di Parma. Quello fu il primo procedimento giudiziario per lei e poi portò alla sua uscita dal Movimento 5 Stelle. Ci racconti come andò?
Facemmo un avviso di manifestazione d’interesse per identificare il direttore del teatro, quando invece in tutti i teatri d’Italia si va solitamente a nomina diretta – quindi avevamo fatto addirittura una procedura in più -. In quell’avviso c’era una clausola che diceva che la procedura poteva essere interrotta, sospesa o ritirata in qualsiasi momento. I nomi che uscirono non ci convincevano, quindi – sulla base di quello che era previsto – ritirammo la procedura. Da lì iniziò l’indagine.

Quale fu la sua prima reazione?
Fui sorpreso. Dissi: ma come?! C’era scritto che si poteva…
Cosa le fu contestato?
Nella contestazione del pm si diceva che quel provvedimento violava il principio, sancito dalla Costituzione, secondo cui tutti hanno parità di diritto a concorrere al ruolo. Quando invece la norma specifica dava ragione a noi. Capisce? Troppa discrezionalità.
Com’è finita?
Non luogo a procedere. Non si è nemmeno fatto il processo. Però intanto ho dovuto subire la gogna mediatica, le spese legali… E quando tutto è caduto nessuno mi ha chiesto scusa.

Torniamo al Decreto Semplificazioni. La riforma del reato d’abuso d’ufficio, così com’è scritta, la convince?
Non mi permette di dare un giudizio. Mi auguro che i tecnici – magari anche analizzando i principali processi andati a finire con assoluzione o non luogo a procedere – definiscano una norma scritta bene.
Servirà a velocizzare certe procedure?
Non può essere solo questo a sveltire. Serve altro.
Ad esempio?
Leggevo che fino a 150mila euro si potrà fare l’affidamento diretto. Ma è troppo poco! Notavo proprio ieri, qua in zona, il caso di un ponticello che attraversa un canale: costa 600mila euro. Quel limite va innalzato! Ma il vero intervento risolutivo, per velocizzare le procedure sarebbe quello sul Codice degli appalti.
Quindi è favorevole al Modello Genova.
Se guardo i risultati, dico: mi convince. Hai un responsabile unico con dei poteri particolari. Poi chiaramente il modello commissario funziona se le nomine che fai sono di qualità.

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