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Home » Opinioni

Covid: il dovere di vaccinarsi e quello di fare comunicazione scientifica

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Per sconfiggere il Covid-19 serve una campagna di divulgazione che smonti i timori sui vaccini, ma senza denigrare chi nutre dei dubbi: questo approccio è contrario alla scienza e finisce con l'ottenere il risultato opposto

Appena ne avrò la possibilità, mi sottoporrò al vaccino contro il Covid-19. Credo che sia parte del mio dovere verso me stesso e la comunità per contribuire a ritornare il prima possibile alla normalità che tutti agognamo.

Ma della normalità deve fare parte anche la tolleranza nei confronti di chi ha opinioni diverse o quantomeno dei dubbi. La denigrazione degli scettici nei confronti del vaccino è figlia di due concause: da un lato c’è l’esasperazione determinata da quasi un anno di drammatica emergenza sanitaria e sociale, ma dall’altro c’è la polarizzazione delle opinioni, che caratterizza la nostra epoca da ben prima che il Covid-19 arrivasse a funestarla.

In questo scenario da scontro tribale, ci si divide su tutto e la scienza non fa eccezione. Ci stiamo dividendo tra follower di questo o quel medico, sposandone in toto e acriticamente le posizione. Eppure questo è l’esatto contrario della scienza, che procede per dubbi ed errori, prendendo in esame ogni singola tesi e cercando di confutarla in maniera oggettiva.

Persino il Prof. Andrea Crisanti, persona serissima, ha manifestato dei dubbi sui vaccini, che poi ha superato. Allora perché deridere i comuni cittadini che hanno timori simili? Non sono tutti dei bizzarri complottisti che temono di essere assoggettati a chissà quale regime, ma persone con delle comprensibili paure di fronte a una situazione inedita. D’altra parte, se il vaccino anti-Covid non viene reso obbligatorio, ogni cittadino ha il diritto di regolarsi come meglio crede, quindi l’opinione pubblica è una questione che non si può eludere.

Bisognerebbe quindi uscire dal clima da stadio e, oltre all’annunciata campagna “molto emozionale” sui vaccini, strutturare anche una comunicazione molto razionale che spieghi le procedure di validazione seguite e che faccia chiarezza sui timori legati a questi vaccini. Al netto di alcune posizioni meramente negazioniste, sulle quali temo che si possa far ben poco, svilire tutte le perplessità a manifestazioni di stupidità non farà altro che cristallizzare le resistenze psicologiche.

Serve un approccio rigorosamente e banalmente scientifico: rispettoso di qualunque opinione, ma alla fine regolato dalle evidenze oggettive. Se oggi ne siamo lontani è in parte responsabilità dei media, che trattano gli esponenti della scienza alla stregua di opinionisti, ma in parte anche di quegli stessi scienziati, in molti casi travolti da un’improvvisa notorietà che li ha distratti dal loro ruolo fondamentale.

Leggi anche: La campagna per il vaccino: un grande reality show, ma poca sostanza (di Selvaggia Lucarelli)

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