Stati generali di Conte? Gli eccessi di un premier che ha deciso di fare tutto da solo

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 13 Giu. 2020 alle 16:05 Aggiornato il 13 Giu. 2020 alle 16:14
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Immagine di copertina
Giuseppe Conte Credits: ANSA

Vengono chiamati Stati Generali ma di generale, normalmente, c’è sempre molto poco. Questa tipologia di eventi ha una lunga storia in Italia: sindaci, governatori ed esponenti del potere a livello locale e nazionale, organizzano palcoscenici e dibattiti dove possano essere individuate, o legittimate, proposte di programmazione politica. La scelta del Premier Conte, quindi, non è diversa da quella di molti altri politici, politici, appunto, e non Presidenti del Consiglio provenienti “dal popolo”. Conte fino ad oggi è stato percepito come un tecnico prestato alla politica e governato, di fatto, dai partiti. Prima il M5S e la Lega, poi il M5S e il Partito Democratico.

Con la decisione di organizzare sessioni e discussioni con i massimi vertici industriali e politici locali e nazionali, Conte dà un unico importante messaggio: la disintermediazione dai partiti. Il Presidente del Consiglio oggi diventa l’unico vero interlocutore delle istanze dei poteri del Paese: sindacati, organizzazioni imprenditoriali, associazioni di categoria e persino gli stessi ministri. Il ruolo dei partiti come intermediari verrà progressivamente cancellato, a riprova del fatto che il ruolo di Conte potrebbe essere sempre più orientato a costruire una figura indipendente.

Un ulteriore elemento che confermerebbe la volontà disintermediatrice e accentratrice di Conte è il fatto che stampa e giornalisti siano stati esclusi dall’accesso alla kermesse. Più che una “Davos” (l’evento del World Economic Forum che si svolge ogni anno in Svizzera), sembra che l’Avvocato del Popolo (così amava farsi chiamare) abbia optato per costruire una piccola Bilderberg chiusa e riservata, ma che gli consenta di legittimarsi autonomamente con il potere nazionale ed internazionale senza il bisogno dei benestare dei partiti che sostengono la sua maggioranza, sempre più litigiosi e divisi.

In questo contesto risulta quindi comprensibile la scelta dei partiti di opposizione di disertare l’appuntamento. Se gli Stati Generali devono essere un “Conte Day”, meglio stare lontani. Si tratta di prove generali per un nuovo partito? Può essere anche se Conte continua a smentire, ma gli indizi, dalle strategie di comunicazione digitale durante l’emergenza Covid- 19, alla costruzione di questi appuntamenti con il potere sembrano dare un’unica risposta: il Premier, se necessario, sarà pronto a correre da solo.

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