Piano di Colao, il gelo di Conte sul lavoro dei tecnici: “È solo uno spunto”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 9 Giu. 2020 alle 09:58 Aggiornato il 9 Giu. 2020 alle 10:21
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Immagine di copertina
Giuseppe Conte e Vittorio Colao

Conte e il piano Colao

La tenuta della leadership di governo, il rapporto con i tecnici, il ruolo della politica. La conclusione del lavoro della task force guidata da Vittorio Colao per la gestione della nuova fase dell’emergenza Coronavirus sembra sollevare nuovi interrogativi sulla natura dell’esecutivo e dell’alleanza che lo sostiene, sull’opportunità per i partiti di rinnovare o mettere in discussione in parte la fiducia riposta in Giuseppe Conte, ma soprattutto sul peso che il presidente del Consiglio riuscirà ad avere nel piano di rilancio del Paese. Ieri il Comitato ad hoc voluto proprio dal premier ha diffuso i risultati del suo lavoro (con 46 pagine di sintesi e 102 idee per il rilancio dell’Italia) ma la pubblicazione del rapporto è avvenuta in un clima tutt’altro che disteso.

Come spiega oggi Repubblica il manager ex ad di Vodafone non riesce a capire se il suo piano finirà nel grande progetto a cui Conte lavora in gran segreto. L’espressione del manager “Ora tocca alla politica” sembra un modo per chiudere brutalmente la fase dei tecnici. “Tra l’altro è solo uno spunto tecnico, niente di più. La decisione sarà politica”, sono invece le parole attribuite invece al premier sul lavoro di Colao che confermano la distanza e il gelo. Le intenzioni del capo del governo su un lavoro durato mesi non sono chiare, e questo avrebbe lasciato l’intera task force senza parole.

L’obiettivo di Conte sarebbe quello di far capire che sarà lui a gestire le danze delle scelte governative, di essere al centro della scena nella scelta delle “menti brillanti” e nella gestione dei rapporti con gli interlocutori dell’esecutivo, le opposizioni, Confindustria, i sindacati, e tutte le personalità che verranno chiamate a raccolta. “Il progetto d’Italia che abbiamo in mente non sarà chiuso, ma aperto a integrazioni, emendabile”, è la posizione dell’inquilino di Palazzo Chigi.

La partita è complessa perché Conte si sente anche minacciato da chi sarebbe impegnato a ostacolare il suo piano. Il Corriere della Sera racconta di uno sfogo: “C’è un pezzo di Stato che rema contro le riforme e contro il governo”, avrebbe detto il presidente del Consiglio. Impegnato a organizzare gli Stati generali dell’economia, il premier punta l’indice in particolare su ritardi dei ministeri e sugli ostacoli frapposti ai poteri che ha chiesto, sulle resistenze al suo decreto su semplificazioni, appalti e infrastrutture.

Il ruolo centrale che avrà la politica emerge comunque anche dalle parole di Colao. “La nostra parte l’abbiamo fatta. Volevamo aiutare il governo ad uscire dalla paralisi nella quale si trova il Paese, e ora possiamo dire ‘missione compiuta’. Adesso tocca alla politica”, ha dichiarato il capo della task force in un colloquio con La Stampa nel quale si dichiara “molto soddisfatto” perché – dice – “abbiamo fatto un ottimo lavoro”. Colao parla di “massimo sforzo possibile” rappresentato da “un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese” del quale “anche Conte è molto contento…”.

L’ex ceo di Vodafone riflette: “Parliamoci chiaro, non sarebbe neanche giusto nutrire chissà quali aspettative miracolistiche sul nostro pacchetto. Ma qui si tratta di aiutare il governo a uscire da questa crisi, trasformando l’emergenza in opportunità”. E queste opportunità sarebbero racchiuse nel fatto che “noi dobbiamo darle una mano, per far uscire il Sistema-Paese dalla paralisi e per mettere d’accordo tutte le anime del Parlamento e della società”. Con 102 proposte totali, “io mi accontento se il governo ne fa sue almeno una quarantina” ha affermato il manager, a cominciare dalla cosa per lui fondamentale, ovvero “il capitolo imprese e lavoro” perché “quelli sono i nodi più intricati da sciogliere, altrimenti il Paese non riparte”.

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