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Non volete la regolarizzazione dei migranti? Allora abolite i dazi sull’agricoltura

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 12 Mag. 2020 alle 12:15 Aggiornato il 12 Mag. 2020 alle 19:17
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Credit: Pixabay

Regolarizzare gli immigrati che lavorano in Italia ci conviene: ecco perché

Devo ricredermi: sulle pagine di TPI, avevo espresso i miei dubbi sull’opportunità di avere un Ministero dell’Agricoltura. Alla base di questa posizione c’è sempre stata la personale contrarietà a considerare l’industria agricola come l’unica legittimata ad ottenere benefici e finanziamenti attraverso, in particolare, la Politica Agricola Comune, che coinvolge circa l’80 per cento del bilancio europeo. Oggi mi devo ricredere, perché se non avessimo avuto la ministra Bellanova al governo, forse non avremmo potuto portare in sede di dibattito l’opportunità di regolarizzare la presenza di quel mezzo milione di persone che lavorano e operano nel nostro paese, in modo del tutto invisibile alle istituzioni.

Questo scontro, che coinvolge anche forze interne allo stesso governo, sta portando, ancora una volta, di fronte alle nuove polarizzazioni della politica: non esiste più una destra o una sinistra ma, semplicemente, forze che promuovono una società aperta, e quelle che sostengono la necessità di chiudere confini e libertà. Per questo è bene partire da una considerazione economica, prima ancora che sociale: se il mercato è riuscito ad assorbire queste persone come forza lavoro, significa che di queste persone l’Italia ha bisogno.

Non solo, il nostro Paese si trova a vivere una grave crisi demografica, questo sta causando un forte innalzamento della spesa sanitaria e sociale. In queste condizioni qualunque paese democratico reagirebbe incentivando la presenza o l’arrivo di forze produttive e giovani sul territorio, ma noi, al contrario, facciamo finta che non esistano, rinunciando alla loro integrazione, alla creazione di valore, e ad un importante gettito fiscale.

Il tema della regolarizzazione ha inoltre molto a che fare anche con la sicurezza: un cittadino che non ho niente da perdere, perché non ha una carta d’identità, una residenza, una tutela dello Stato, può essere molto più incline a delinquere. Non va dimenticato inoltre, che la proposta della Bellanova è sostenuta anche da personalità ed enti del mondo liberale, come l’Istituto Bruno Leoni, di certo difficilmente considerabile tra forze di “sinistra”. Non si tratta quindi una battaglia di destra o di sinistra, ma semplicemente, di una battaglia di libertà.

Chi oggi chiede meno immigrazione ha una sola possibilità per dimostrare davvero coerenza e capacità di pensiero logico: chiedere di ridurre il protezionismo che regolamenta le importazioni di frutta e verdura dai paesi extra-europei. Queste misure (dazi, standard, e tasse) stanno riducendo di molto le possibilità di crescita dei paesi in via di sviluppo incrementandone l’emigrazione. Con meno protezionismo queste stesse economie potrebbero crescere e trattenere sui loro territori una buona parte di questi lavoratori. Tuttavia nessuna tra le forze ostili alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri ha espresso questa posizione.

Le forze sovraniste e stataliste chiedono a gran voce di mantenere (o addirittura incrementare) il protezionismo sui prodotti agricoli e al tempo stesso si aspettano che non si verifichino fenomeni di immigrazione, dimostrando, ancora una volta, totale incapacità di ragionare su politiche pubbliche che promuovano reali risultati. Stati Uniti, Australia, e molti altri paesi devono la loro fortuna economica a misure che hanno potuto promuovere l’integrazione e la trazione di lavoratori da tutto il mondo. Per l’Italia si prospetta un’unica e straordinaria occasione di poter avanzare una riforma epocale delle politiche pubbliche. A guadagnare saranno tutti: imprese, persone e conti pubblici.

Leggi anche: 1. Bellanova a TPI: “Con il M5S accordo possibile, Conte sia sintesi del nostro governo. Per fermare il lavoro in nero regolarizziamo subito i migranti” / 2. “Regolarizzare i migranti? Non serve a niente se non si cancella il decreto sicurezza di Salvini”: il sociologo Marco Omizzolo a TPI

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