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Politica vs Scienza

Come il controverso stop della Germania alle somministrazioni del vaccino AstraZeneca ha finito per trascinare nell’errore anche il resto d’Europa

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 21 Mar. 2021 alle 15:41 Aggiornato il 21 Mar. 2021 alle 17:33
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi/TPI

Ha fatto bene l’Italia a sospendere per 3 giorni il vaccino AstraZeneca accodandosi alla decisione di altri paesi europei? La questione è tutto fuorché di secondaria importanza poiché ha a che fare con la capacità di dialogo tra scienza e politica, laddove spesso le condizioni poste dalla prima sono scomode per la seconda. Ed ha anche a che fare con l’inconsistenza dell’Unione europea, l’egemonia di alcune nazioni sulle altre, e una quasi totale assenza di politica estera italiana.

L’occasione per chiederne conto a chi ci governa è data dalla prima conferenza stampa con i giornalisti tenuta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi dopo oltre un mese dal suo insediamento nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi.

La questione – che ha tenuto banco per diversi giorni su tutti i media – va ben oltre la sospensione cautelativa di 72 ore di AstraZeneca. La posta in gioco, oggi come in futuro, è conoscere chi decide su una questione determinante quale i vaccini e chi se ne assume la responsabilità, se la politica o la scienza, tenuto conto che parliamo della salute di oltre 500 milioni di cittadini europei.

Il tema viene trattato questa settimana anche dal settimanale tedesco Der Spiegel, ripreso da Paolo Valentino, storico corrispondente del Corriere e fine notista di politica estera, non certo un pericoloso sovversivo. Che riporta: “Vaccini, la Germania oscilla fra caos e ribellione: ‘Viviamo in un paese rotto’.” Ed elenca una cronaca delle “promesse infrante”. La madre di tutti i fallimenti – spiega nel suo resoconto – è “la campagna di vaccinazione iniziata benino prima di Natale e poi naufragata non solo per la scarsità delle dosi, ma anche perché non funziona nulla: la distribuzione, gli appuntamenti, l’amministrazione digitale. La scorsa settimana, al momento del controverso stop alle somministrazioni di AstraZeneca, che ha finito per trascinare nell’errore anche il resto d’Europa, su 3,1 milioni di dosi del vaccino anglo-britannico già consegnate, 1,3 milioni non erano state ancora inoculate”.

I fatti: lunedì 15 marzo, dopo giorni di tensione in cui erano stati richiamati alcuni lotti di AstraZeneca (per gli eventi avversi verificatisi dopo la somministrazione del vaccino, il che non equivale a dire che si sono verificati a causa del vaccino stesso), l’agenzia europea per i medicinali (Ema) ribadisce che il vaccino è sicuro e che i benefici sono in ogni caso maggiori rispetto ai rischi collaterali. Concetto ribadito anche da Aifa – l’Agenzia italiana del farmaco – e dall’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità.

Poi d’improvviso in quello stesso pomeriggio il cambio di rotta: Aifa, dopo essersi consultata con il presidente Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza, sospende il vaccino in via precauzionale su tutto il territorio italiano. La decisione viene presa dopo che Germania, in primis, e Francia, Paesi Bassi ed altri paesi, poi, hanno deciso di sospendere le dosi. Motivazione effettiva della sospensione? Precauzionale. Solidarietà e coesione tra paesi europei: mi butto io, ti butti tu. E basta, nient’altro. Nessuna evidenza scientifica. Il tutto nel pieno di una pandemia che cerchiamo di sconfiggere proprio con i vaccini.

Cosa significa “senza alcuna evidenza scientifica”? Vuol dire che Germania, Francia, Italia e tutti gli altri paesi europei hanno sospeso il vaccino senza una reale prova che le inoculazioni di AstraZeneca fossero correlate direttamente agli eventi avversi verificatisi. Con la conseguenza che i cittadini sono andati nel panico – visto che lo stop in Italia nemmeno è stato spiegato agli italiani fino a 72 ore dopo – e soprattutto minando fortemente la credibilità dell’autorità regolatoria europea sull’uso dei medicinali: l’Ema, appunto. Un forte segnale di inconsistenza dell’Unione europea (che tra l’altro ha la colpa di non essersi dotata di un proprio vaccino). Non una novità forse, ma senz’altro un contraccolpo pesante per la scienza.

Non esisteva infatti in quelle ore, né sussiste oggi, alcuna evidenza scientifica tale da giustificare il blocco. Questo lo sosteneva e lo sostiene ancora oggi l’Ema, che non solo aveva scoraggiato lo stop in attesa di una sua analisi più completa ma anzi aveva proprio esplicitamente detto che i benefici del vaccino AstraZeneca fossero in ogni caso superiori ai rischi collaterali, benché tra l’altro tutti ancora da provare. Analisi che poi è puntualmente arrivata (giovedì 18 marzo) e che ha infatti confermato la necessità di andare avanti, tanto che la campagna è immediatamente ripartita.

Il tutto mentre nel frattempo, al di là della Manica; il Regno Unito continuava invece a inoculare i suoi cittadini con il vaccino AstraZeneca come nulla fosse (17 milioni di dosi già somministrate ai britannici, compreso il figlio del Presidente del Consiglio italiano). Ma come? 500 milioni di cittadini europei allarmati, un vaccino sospeso in balia degli eventi e in un’altra nazione tutto può proseguire? Possiamo solo desumerne che i britannici – tra i migliori al mondo nella farmacovigilanza – abbiano deliberatamente deciso di mettere a serio rischio i propri cittadini.

Perché prima di decidere così repentinamente, accodandoci a quanto stabilito nello spazio d’un mattino dagli altri paesi europei, non abbiamo chiesto conto di questi dati scientifici, e ben più significativi (visti i numeri), ai britannici della Mhra, l’agenzia regolatrice britannica per i medicinali, così come suggerito anche da alcuni esperti tra cui l’ex direttore generale dell’Aifa Luca Pani?

Del resto, come è stato spiegato in questa lunga e approfondita analisi di Luca Serafini, la decisione di fermare AstraZeneca è partita dopo che il Paul Ehrlich Institut, l’agenzia tedesca per la sicurezza dei medicinali, ha messo in luce una possibile connessione tra il vaccino anglo-svedese e alcuni casi di trombosi venosa cerebrale (7 su 1,6 milioni di somministrazioni). Si trattava, a parere dell’ente, di elementi nuovi che avrebbero giustificato l’applicazione del principio di massima precauzione. La decisione del governo di Angela Merkel di procedere in quella direzione ha generato un effetto domino su altri Paesi, tra cui l’Italia. Come dichiarato dallo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, infatti, la decisione di sospendere AstraZeneca anche in Italia “è emersa dopo una valutazione dell’istituto tedesco per i vaccini. Alla base del processo decisionale c’è stata quindi l’autorevolezza riconosciuta a livello europeo alle istituzioni regolatorie tedesche (interpretazione benevola) e/o l’eccessiva subalternità politica alla Germania da parte, anche, del nostro Paese (interpretazione meno benevola).”

Dunque, tutto sommato, a cosa dobbiamo attribuire questo infelice e incauto stop di 72 ore (con un decremento delle dosi inoculate in quei giorni e un effetto psicosi a livello europeo)? Apparentemente, sulla base di ciò che ci è stato comunicato, la sospensione è attribuibile in larga parte a una decisione politica, e alla sua supremazia sulla scienza. Infatti, checché ne dicano i fautori del populismo delle elites, quel che è accaduto è che abbiamo deciso di sospendere un vaccino unicamente e incondizionatamente accodandoci ad altri paesi, uno più di altri, e in questo senso dunque la decisione appare perlopiù politica e non basata sulla scienza, cioè sulla evidenza di dati scientifici, visto e considerato che la stessa Germania – tramite l’istituto nazionale sopracitato – ha scavalcato l’Ema e l’autorità regolatoria europea.

Il tutto, senza considerare lo scetticismo e gli attriti che da subito hanno riguardato il vaccino AstraZeneca: scetticismo per la sua minore efficacia (e per il suo costo di produzione), e attriti con l’Ue per i ritardi nelle consegne e una tardiva approvazione del vaccino da parte dell’Ema (arrivata un mese più tardi rispetto a quanto avvenuto nel Regno Unito).

Come riporta Serafini, del resto di “decisione politica” hanno parlato apertamente in tanti: “non solo attori attualmente fuori scena, come l’ex direttore dell’Aifa Luca Pani (in questa intervista che mi ha rilasciato) o l’ex direttore dell’Ema Guido Rasi, ma anche chi quella decisione l’ha presa, come l’attuale direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini. Una scelta politica, dunque, a cui le autorità regolatorie hanno solo apposto un bollino, avallando il principio della “precauzione totale” che però, ad uno scrutinio più attento dei dati, risulta ingiustificato.”

Sempre citando il lungo e documentato essay di Serafini sulle ragioni dietro allo stop di AstraZeneca leggiamo: “Secondo i dati raccolti dall’Ema, aggiornati al 13 marzo scorso, Pfizer è il vaccino che in assoluto ha anche il maggior numero di reazioni avverse (di ogni genere, anche blande): ne sono state segnalate 102.100 in totale, di AstraZeneca 54.571, mentre di Moderna 5.939. Quanto ai disturbi vascolari, di cui fa parte la trombosi, la situazione è in questi termini: “Pfizer: 4.820 casi e 74 decessi (57 casi di trombosi, zero decessi); AstraZeneca: 1.656 casi e 11 decessi (10 casi di trombosi, zero decessi); Moderna: 368 casi e 32 decessi (7 casi di trombosi, un decesso)”. Infine, quanto alle segnalazioni di disturbi cardiaci e ai decessi sospetti, “secondo i dati Ema nel caso di AstraZeneca 2.080 casi in numero assoluto sul totale delle dosi somministrate sono ricollegabili a ‘disturbi cardiaci’, con 63 morti sospette. Con Pfizer ci sono state 4.636 sospette reazioni avverse e 276 decessi sospetti e sono stati 501 i casi registrati in seguito all’uso del vaccino Moderna, di cui 96 fatali”. La lettura dei dati evidenzia quindi come gli eventi avversi verificatisi dopo la somministrazione del vaccino non presentano differenze significative tra i vari vaccini attualmente autorizzati. Le autopsie finora effettuate, anche in Italia, hanno escluso (o stabilito come fosse impossibile stabilire) una correlazione tra decessi e vaccino”.

Dunque ricordiamolo: non esisteva alcuna evidenza scientifica tale da giustificare il blocco. Ma politica.

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