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Cara infermiera no pass, se avesse studiato saprebbe che gli ebrei nei campi non si “concentravano”, ma venivano ammassati per diventare cenere

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Dunque, capiamoci. Dei temerari No Green pass, che poi sono l’evoluzione dei No vax che poi sono l’involuzione di quelli che hanno bisogno di un nemico per esistere e spesso per giustificare i propri fallimenti e le proprie brutture, decidono di travestirsi da ebrei sotto il nazismo per paventare una presunta dittatura sanitaria. Forti questi No Green pass del nuovo millennio che lamentano di non avere libertà e per esternare il proprio lamento si prendono la libertà di essere schifosi. Usare la Shoah per parlare di Green pass è qualcosa che riesce a marcire dentro l’ignoranza, la mancanza di rispetto per le vittime, un’enorme sopravvalutazione del proprio disagio sociale e un’enorme distaccamento dalla realtà.

Qui non si tratta solo di calpestare le vittime di uno dei periodi più bui della storia per rivendicare il diritto di bere liberamente uno Spritz, qui si tratta di sfoggiare la propria ignoranza per dare spessore alle proprie strampalate teorie. E essere ignoranti, soprattutto in periodo di pandemia mondiale proprio ora che si intravede una luce che potrebbe riaccendere un po’ di futuro, è un danno collettivo di cui ci si deve prendere la responsabilità.

No, l’ignoranza non è un vezzo da poter impunemente sfoggiare e da tollerare come se fosse un incidente: essere ignoranti su temi che riguardano la salute collettiva (e la tenuta economica e sociale di un Paese) è una colpa da condannare se l’ignoranza viene addirittura esibita come un vanto. Siamo il Paese in cui ci ritroviamo dei Barillari all’interno delle istituzioni regionali che possono permettersi di sputare teorie che non sarebbero nemmeno degne per lo scemo del bar sotto casa, siamo il Paese in cui una parlamentare come Sara Cunial riesce a ritagliarsi uno spicchio di popolarità perché ha l’impudicizia di sparare teorie che nemmeno i più spericolati avrebbero il coraggio di appoggiare.

Siamo il Paese in cui cantanti e comici decaduti abbracciano teorie farlocche per provare a concimare un po’ di pubblico, lo stesso pubblico che li ha dimenticati e infine siamo il Paese in cui un’infermiera “laureata presso se stessa” come Giusy Pace ha la faccia tosta di farsi intervistare da un quotidiano nazionale per spiegarci l’ideazione dell’orrida scenetta dell’Auschwitz dei nostri tempi. Giusy Pace (No Green pass che ha il green pass per lavorare, e solo questo dà l’idea della schifosa perdita delle proporzioni) dopo essersi fatta immortalare in quella recita vergognosa ha il coraggio di dirci che si tratta di un “fraintendimento” (come nella migliore tradizione dei cretini) per poi spiegarci che no, che non si trattava di un campo di concentramento ma di un “senso della concertazione” (dice proprio così): “noi ci siamo concentrati in uno spazio per manifestare il proprio dissenso” dice rispondendo a un giornalista, aggiungendo che il filo spinato fosse “una protezione. Si mette per proteggere. Per noi aveva quel significato”.

E allora cara Giusy Pace le conviene dismettere la sua triste carriera fattoriale e studiare la storia, quella che non si trova su Facebook in qualche gruppo di esaltati ma dentro i libri di scuola: saprebbe che no, che gli ebrei non si “concentravano” per manifestare il proprio dissenso ma venivano ammassati per diventare cenere e quel filo spinato che per lei è “una protezione” era il recinto del campo della morte per impedire di cercare la libertà.

Una cosa è certa, in dittatura non viene concesso di essere rivoluzionari ma nemmeno cretini e la signora Pace avrebbe potuto assaggiare con mano cosa significhi la libertà di dissentire. Il punto ora diventa un altro: questi sono liberi di non essere d’accordo ma noi siamo liberi di dirgli che fanno schifo. E fare schifo da persone libere e vivere dovendo usare come zerbino persone che sono state imprigionate e poi morte è il punto più basso della stupidità umana. E per quello, cara signora Pace, il vaccino non esiste.

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