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La Difesa russa intimidisce la stampa italiana ma i sovranisti tacciono

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 3 Apr. 2020 alle 20:27 Aggiornato il 3 Apr. 2020 alle 20:29
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Immagine di copertina

Ma dove sono tutti i sovranisti nostrani mentre gli sgherri russi intimidiscono con fare mafiosetto un giornalista italiano? Dove sono quelli che si indignano e sbavano per le battute di un comico straniero, quelli che si stracciano le vesti per le pizze con l’ananas, quelli che “prima gli italiani” e “basta interferenze”?

Ieri è successo qualcosa di clamoroso, coperto dalla polvere dell’emergenza sanitaria, che dovrebbe fare sobbalzare sula sedia tutti questi sedicenti difensori del Popolo Italiano che si propongono ogni giorno per liberarci non si sa bene da chi e che vorrebbero fare i libertari solo quando si tratta delle loro libertà: sulla pagina Facebook dell’Ambasciata russa a Roma è comparso un comunicato del portavoce del ministro della Difesa che si conclude con “Per quanto riguarda i rapporti con i reali committenti della russofobia de La Stampa, i quali sono a noi noti, raccomandiamo loro di fare propria unantica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita). Per essere più chiari: Bad penny always comes back”. Vi sembra lo sbrocco di un commentatore compulsivo? Sì, esattamente, solo che Igor Konashenkov non è un troll qualsiasi (nonostante ne assuma gli atteggiamenti) ma è portavoce di quel governo che in questo momento ha sul territorio italiano esperti di guerra batteriologica e agenti dei servizi segreti del Cremlino.

E, si badi bene, il portavoce del governo non ci dice se le accuse di Jacopo Iacoboni (che è l’innominato giornalista de La Stampa a cui si riferisce) siano vere o false e non si scomoda a spiegarci come stiano realmente le cose, no, la sua preoccupazione principale è utilizzare quel solito linguaggio da sgherri che nella Russia di Putin è normalità nel rapporto con la stampa non benevola e non ben accetta dal Potere. Ed è esattamente questo che fa schifo: l’intimidazione come arma politica e come risposta scomposta a una stampa che prova a fare il proprio lavoro senza nessun senso di riverenza nei confronti di nessuno. E se è vero che né il presidente del Consiglio e nemmeno il ministro della Difesa hanno mai smentito gli articoli de La Stampa, allora parrebbe di intendere che la fossa sia pronta anche per loro. Quindi? Niente da dire?

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