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Ci hanno preso in giro 14 mesi. Bentornati al 5 marzo 2018

Riavvolgiamo il nastro a quel day after, il giorno dopo le elezioni politiche. Cambiano i rapporti di forze, l’equilibrio è ridimensionato

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 20 Ago. 2019 alle 20:29 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 15:47
Immagine di copertina
Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Matteo Renzi

Per la prima volta da almeno 15 anni, in un pomeriggio di metà agosto, l’Italia o buona parte del paese si è fermata alle ore 15, impallinata davanti ai televisori, non per una partita di calcio dei Mondiali o degli Europei ma per la politica. Una crisi di governo innescata dal più populista dei leader politici nazionali. Che, anche per questo, ha reso pop la rottura della maggioranza, tradizionalmente morbosamente noiosa.

Strana la vita. Dieci giorni fa Salvini aveva l’Italia ai suoi piedi. Letteralmente tutto in mano sua. Poi in 48 ore è riuscito a sperperare un potere che gli garantiva l’aumento costante nei sondaggi e la supremazia politica su chiunque altro. Col risultato che Giuseppe Conte e persino Luigi Di Maio ne sono usciti fuori come due statisti di grande rilievo.

Oggi il presidente del Consiglio dimissionario gli ha dato il colpo di grazia, ma è lui stesso ad aver dato a Conte un ruolo ben più elevato di quello che un perfetto sconosciuto non avrebbe mai diversamente potuto avere o pensato di avere un anno e mezzo fa. “Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri ma persone dotate di cultura istituzionale e senso di responsabilità”, ha detto oggi il premier uscente al suo ormai ex vicepremier. E la Lega ha poi ritirato la mozione di sfiducia nei confronti di Conte.

Di Maio ghigna e ascolta in silenzio, ma non ha saputo fare o dire di meglio. Ed è peraltro connivente con questo governo e il suo operato, qualunque giudizio se ne dia.

L’altro grande sconfitto è Nicola Zingaretti, che per quanto oggi abbia parlato subito prima che intervenisse Renzi in seguito all’intervento di Conte, per dettare lui la linea del Pd, non ha saputo sfruttare il momentum e si è concentrato più a porsi in contrapposizione all’altro Matteo. L’ex premier Renzi, che ha il controllo della maggioranza dei gruppi parlamentari, ha parlato in maniera “chiara” auspicando la nascita di un nuovo governo: tutto pur di non andare alle elezioni, e ha anche escluso che prenderà parte ad un eventuale nuovo governo giallorosso. E intanto già si inizia a vociferare di una scissione interna al Pd.

Ma questo è il teatro della politica italiana di questo agosto. Fuori intanto il paese non ritrova più i propri punti di riferimento, non ha più risposte (e lo vedremo puntualmente nelle prossime settimane con nuovi sondaggi). Così riavvolgiamo il nastro a quel day after, il giorno dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018. Cambiano i rapporti di forze, l’equilibrio è ridimensionato. Conte oggi ha parlato per 45 minuti leggendo il suo nuovo manifesto politico. In cerca di alleanze e di una maggioranza alternativa a questa. Sarà giallorossa?