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Questo è il tempo della complessità: non facciamo i tifosi anche con il Coronavirus

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Apr. 2020 alle 15:14
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Credit: Ansa foto

Forse sarebbe il caso di comprendere, ancora di più in occasione di questa emergenza, l’inevitabile bisogno di educarci alla complessità. Uscire dallo schema rigido del o bianco o nero che ha cavalcato per anni certa politica e decidere una volta per tutte di prendere coscienza del fatto che il mondo è complesso, la vita è complessa, le persone sono complesse e sono ancor più complesse quando stanno insieme. E governare la complessità è la linea di maturità che si dovrebbe superare.

Il Covid-19 ci sta insegnando (ma poi c’è da vedere se lo impareremo per davvero) che accadono fatti che mutano gli scenari, sempre, in continuazione. Ancora sfugge a molti, ad esempio, che la medicina e la biologia fanno cose completamente diverse dalla politica e che in un momento come questo semplicemente continuano ad occuparsi di salute come hanno sempre fatto, così come i grandi gruppi di interesse (i confindustriali, tanto per fare un esempio facile facile) inseguono nel frattempo il proprio tornaconto, mentre i poveri sono in quarantena ma hanno il problema di essere ancora più poveri, le piccole e medie imprese che galleggiavano non hanno fiato per lungo tempo, mentre la solitudine della quarantena pesa in modo diverso in base alle condizioni economiche, sociali e abitative: la politica è il governo di questa complessità, il coraggio di prendere decisioni che pendano dall’una o dall’altra parte, la capacità di tenere insieme le esigenze di tutti.

Chi sta giocando alla banalizzazione di questo momento (proponendo una data come se fosse un numero del lotto e non declinando le soluzioni) è un’altra cosa. In queste ore stessa cosa accade sull’Europa: tifosi isterici per una firma che non c’è mai stata e che non hanno voglia di approfondire, europeisti convinti nonostante tutto che fingono di non vederne le criticità e solo una minoranza che accetta la complessità della realtà.

E forse, a pensarci bene, è proprio questo che ci fa paura: stiamo vivendo una fase in cui niente è dato per scontato, tutto è in discussione, tutto è al condizionale, tutto è complesso, appunto. Per governare la complessità e abitarla deve cambiare schema: le cose cambiano, possono cambiare ed è inutile insistere nel conservare ciò che non può rimanere immutabile. Anche ben prima del Coronavirus. Diceva Dashiell Hammett: “Pensare è una cosa molto complicata: si tratta di afferrare tante idee nebulose, metterle insieme e farle combaciare il meglio possibile. È uno dei motivi per cui tutti si aggrappano alle loro opinioni”.

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