Festa del papà e Coronavirus: essere un padre separato durante la quarantena

Sono giorni di isolamento forzato a causa del Coronavirus e purtroppo tra i tanti che devono affrontare enormi disagi a causa dell’obbligo di non uscire di casa ci sono tanti papà separati, che passeranno la loro festa lontani dai figli. Le videochiamate, però, possono attutire un po’ questa distanza, proprio come succede per Filippo e sua figlia Delfina

Di TPI
Pubblicato il 19 Mar. 2020 alle 22:42 Aggiornato il 20 Mar. 2020 alle 12:33
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Immagine di copertina
Padre e figlia

A Delfina

Quando nacque mia figlia Delfina, nel 2013, la cosa sapeva di miracolo perché io e mia moglie sembrava non potessimo avere bambini. Fu un dono inaspettato e meraviglioso. Ma questa non è la favoletta della famigliola felice modello pubblicità. Questa è una storia vera di una donna ed un uomo che smettono di amarsi ma comunque rimangono e rimarranno per sempre genitori di una bimba meravigliosa. Questa è la mia storia, come tante in realtà, di un padre 37enne precario che ama sua figlia e fatica ad arrivare a fine mese malgrado le sue competenze. Di una madre che non è cattiva ma che comunque chiede un aiuto economico che troppo spesso non le arriva perché ahimè proprio non c’è.

Lavoretti saltuari ed inventati e poi il lavoro nel mondo equestre già solitamente instabile e adesso super provato (anzi immobile) per questo dannatissimo Coronavirus. Sono un padre 2.0 ai tempi del Coronavirus. Sembra quasi un film. Ho imparato negli anni le varie piccole difficoltà, quelle a cui spesso non pensa nessuno se non sei un padre single con una bimba femmina (adesso per fortuna ho una meravigliosa compagna di vita) . Tipo? “Papà mi scappa la pipì” e sei in un locale o in Autogrill e proprio non sai se andare nel bagno delle donne o in quello degli uomini. Spesso abbiamo deciso di farla dietro un cespuglio, ma questo si può fare da piccoli non a 6 anni.

Una bambina a 6 anni è già una donna complessa, più complessa di me con i miei 37. Ogni giorno nuove esigenze e scoperte. Avevamo preso davvero un bel ritmo per viverci Delfina ed io, e adesso ci troviamo a rinunciare ai nostri piccoli riti. Il bar la mattina, il cartone animato e la favola la sera. Io sono a Nepi, vicino Roma, l’aria è buona c’è già l’odore della primavera malgrado la pandemia. Abbiamo l’acqua buona noi da queste parti. Ma la piccola Delfina è in Puglia, lontana 415 stronzissimi chilometri.

Sono andate giù in Puglia la sera prima che il governo bloccasse tutto. Lo abbiamo deciso insieme con la mamma, lei giù ha la famiglia, mentre a Roma sarebbe stata totalmente sola ma comunque non è facile sentirla solo al cellulare e vederla con le videochiamate. Avevamo paura per lei perché lo scorso anno ha avuto dei problemi proprio al sistema immunitario. Adesso questo virus maledetto. Ma lei sorride.

Quando mi chiama sorride e scherza, fa i capricci. Fa quello che deve fare una bimba di 6 anni. Anzi fa molto di più, mi insegna ad essere padre in un’emergenza come questa. Mi insegna che una chiamata o video chiamata non sempre deve avere uno scopo. Basta solo il sentirsi. Mia figlia mi sta facendo scoprire i doni più grandi che abbiamo: il tempo e la salute. E poi lei mi guarda e ride e mi racconta la storia del Drago via whatsapp che non finisce mai perché non vuole che finisca. Neanche in tempi di Coronavirus.

Filippo Maria Grispini

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