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Siamo alla Caporetto della politica. Salvini oggi si sconfigge sui social (di G. Gambino)

Il commento del direttore di TPI Giulio Gambino

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 23 Gen. 2020 alle 20:07 Aggiornato il 23 Gen. 2020 alle 20:36
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Crisi Politica | Siamo alla Caporetto della politica. Salvini oggi si sconfigge sui social (di G. Gambino)

Quella dell’Emilia-Romagna è stata una campagna elettorale combattuta palmo a palmo sul territorio e caratterizzata dalla tensione per la tenuta del governo. Sì, perché pur essendo un’elezione regionale, il voto di domenica 26 gennaio ha una rilevanza fortemente nazionale.

Tutta quanta incentrata sul binomio Salvini vs Resto del mondo. E in effetti trattasi di un referendum sulla figura di Matteo Salvini che, oscurando la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni e limitando fortemente la sua presenza ove possibile, tenta il tutto per tutto per sfrattare il governo giallo-rosso da Palazzo Chigi e completare l’opera iniziato ad agosto 2019.

Chi invece non ha voluto i vertici del suo partito nazionale qui in Emilia-Romagna è stato proprio Stefano Bonaccini. “Non è vero, li ho accolti”, dice lui in una intervista rilasciata al nostro giornale online. Ma certo non si può dire che si siano visti i leader dem qui in Emilia così come si è visto Salvini dominare la campagna elettorale.

Il che ha un doppio significato: da un lato il fatto che i leader dem, in realtà, forse non esistono poi più di tanto. E poi anche il fatto che Bonaccini ha tentato a tutti i costi di distanziarsi il più possibile, nella percezione pubblica, dalla immagine del PD. Ritenuta distante dal popolo e in fin dei conti quasi sempre perdente. Tanto che alcuni lo hanno criticato per aver sotto-utilizzato il simbolo del PD in questa campagna emiliano-romagnola. E di aver usato il verde, a suo dire ambientalista e secondo i più critici invece “leghista”.

Una personalizzazione, quella di Bonaccini, che tuttavia non tiene conto di un aspetto fondamentale. La narrativa salviniana del PD “partito dei banchieri e radical chic” non puoi fronteggiarla in modo razionale e logico con dati e numeri alla mano, come vorrebbero i più illuminati. La percezione ha la meglio sulla realtà dei dati di fatto.

Questa almeno è la sensazione. Che poi del resto è emersa in tutta la sua durezza in un freddo martedì sera alla periferia di Bologna, quartiere Pilastro, quando una donna accoglie il leader leghista e lo scorta sotto casa di un minorenne tunisino. Per poi dare vita a quella querelle nota come la ‘scena del citofono’. Citofono elettorale, abbiamo infatti titolato stamattina sul nostro giornale.

Difficile dunque sconfiggere Salvini su un campo di battaglia diverso dal suo, specie se l’unica risposta a tutto ciò da parte dei governanti del PD è: “Stiamo tornando a crescere, la gente sta meglio, non dovete essere ansiosi”, quando invece la gente, sì, ha paura, è ansiosa e vive uno dei periodi di maggiore crisi esistenziale dal dopoguerra a oggi. Senza più valori. Senza più partiti. Senza più soldi. Senza più un lavoro stabile e sicuro. Tutto oggi viene costantemente messo in discussione.

La rottura con il mondo politico è clamorosa. La società è quanto di più distante oggi dal parlamento, e non ritrova certo nei politici i rappresentanti delle loro istanze. Siamo alla Caporetto della politica e la democrazia è stanca, va ricostruito tutto da capo.

Ogni cosa avviene alla velocità della luce e il tempo per far maturare le scelte politiche non è più un valore, anzi è spesso un disvalore. Così fasciamo e sfasciamo tutto nel giro di pochi mesi. E sui social va in scena la rappresentazione di un mondo artificiale basato solo sul virtuale e sempre meno sul reale, che amplifica il binomio da tifo da stadio su cui tutto s’incentra.

E esacerba anche quel clima di tensione, talvolta persino d’odio, generato dalla superficialità di cui oggi la politica si nutre, e quel linguaggio con cui i governanti si rivolgono al loro popolo. È venuto meno l’impegno e la parola verso i cittadini. E così si può prendere in giro gli italiani sulla legge elettorale salvo poi fare esattamente come conviene a chi governa, oppure promettere qualcosa e poi darsi alla macchia.

E se un tempo la piazza era il simbolo della comunità, oggi questa è svuotata del suo significato politico. Ci si ritrova, anonimamente, sulla Rete. Dove però viene meno il confronto vis a vis, dove vige ogni regola, e dove tutto è permesso. Così che la comunicazione e il linguaggio degenerano del tutto.

Internet ha svuotato la democrazia. E i pullman con cui un tempo si raggiungevano le piazze d’Italia, oggi sono sostituiti dai nostri smartphone, dai social, dalla Rete. Ed è in questo campo di battaglia che si gioca la sfida di questi anni 2020. Queste elezioni Regionali 2020, specie in Emilia, si giocano sul fil di lana. Ma la sensazione è che i contenuti siano stati messi in secondo piano e che a vincere sarà la narrativa di chi è più empatico con la gente. Senza però che poi risolva davvero nulla.

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