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Prima Moratti, poi Bertolaso: la Lombardia è ormai incapace di guardare al futuro 

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 2 Feb. 2021 alle 12:12
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Immagine di copertina
Guido Bertolaso e Letizia Moratti. Credit: Ansa

Così come ampiamente preannunciato, Guido Bertolaso è ufficialmente l’uomo incaricato di organizzare la gestione dei vaccini in Lombardia. Tale vicenda, così come tutto quello che è successo dallo scoppio della pandemia di Covid-19, si lega a una guerra di potere nella quale è lecito che ciascun contendente utilizzi le armi e i soldati che ha a sua disposizione.

Spero tuttavia che non suoni eccessivamente retorico un richiamo a quello che dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire, a prescindere dai propri convincimenti politici: una radicale riforma della sanità lombarda, con l’obiettivo di tutelare la salute (e la vita) dei cittadini.

Spesso si dice che il Covid-19 ha fatto saltare il sistema. In realtà, la crisi era antecedente e la violenza dell’ondata pandemica ha sfondato porte già scricchiolanti, mettendoci di fronte a una serie di problemi da tempo irrisolti. Prendiamo la celeberrima Legge 23, che la Giunta Fontana deve rivedere entro aprile: già nel 2015 vi era chi ne anticipava le criticità, ma a quei tempi il dominio del centrodestra sulla Lombardia era talmente indiscusso da divenire anche culturale e pertanto l’allora presidente Roberto Maroni ebbe gioco fin troppo facile nel dribblare chi gli faceva opposizione.

Oggi il quadro è drammaticamente diverso e anche chi è meno partecipe della vita politica regionale, nonché delle complesse dinamiche che regolano il welfare, ha capito che bisogna invertire la rotta in maniera coraggiosa, innovativa e perentoria. In questa cornice, il ritorno sulla scena di Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti e di Guido Bertolaso riporta alla mente più il passato che un possibile sbocco futuro. Questo a prescindere dalla valutazione sulle persone in questione, alle quali anzi facciamo ogni augurio di avere successo, ma per constatazioni oggettive.

Non si tratta nemmeno di una mera questione anagrafica (lei ha 71 anni, lui li compie a marzo), ma soprattutto di curriculum, avendo entrambi vissuto da protagonisti numerose stagioni politiche: la vedova di Gianmarco Moratti è stata ministra dell’Istruzione e Sindaca di Milano, mentre Bertolaso ha vestito i panni del direttore della Protezione Civile, nonché del Commissario all’emergenza rifiuti di Napoli, del terremoto delle Marche, del responsabile del G8 della Maddalena e di varie altre vicende, compresi i mondiali di ciclismo a Varese.

Insieme a Regione Lombardia aveva gestito la realizzazione dell’ospedale in Fiera Milano, tema che ancora oggi divide l’opinione pubblica: il centrodestra ritiene che gli attacchi fossero solo strumentali, in quanto motivati da ragioni politiche, mentre il centrosinistra ribadisce il suo giudizio negativo, basato sullo spostamento di personale da altri istituti per mandarli in una struttura isolata da un contesto ospedaliero strutturato.

Se ne è parlato anche nell’ultima puntata di Presa Diretta, con le toccanti interviste della nostra Francesca Nava che hanno messo impietosamente in luce tutte le carenze che TPI ha denunciato nell’arco di questo anno di crisi continua e inarrestabile. In un susseguirsi di speranze deluse, curve dei contagi che calavano per poi impennarsi di nuovo e più recentemente di frastornante oscillare tra zone di colore diverso, sembra di vivere un eterno “giorno della marmotta”, nel quale il futuro si ostina a non voler cominciare, cedendo il passo a un eterno passato che continua a riproporsi.

L’auspicio è che Guido Bertolaso faccia un lavoro così efficiente da spazzare via tutte le paure che al momento stanno bloccando quella che è sempre stata la locomotiva d’Italia. Intanto, però, viviamo la poco piacevole di trovarci in un doloroso contrappasso: la regione che si era caratterizzata per la propria spinta innovativa e propulsiva sembra davvero essersi avvitata su se stessa.

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