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Figlio di due donne, il Viminale nega l’iscrizione all’anagrafe. La Lega: “Capriccio ideologico”

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 18:42 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:57
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Immagine di copertina

Il ministero dell’Interno ha negato la trascrizione dell’atto di nascita all’anagrafe del Comune di Bari del figlio di due donne nato in Inghilterra, nel Regno Unito.

Le motivazioni della decisione del Viminale sono state riportate dall’avvocatura di Stato: “La cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, per nascita da padre o da madre cittadini italiani, quindi un bambino partorito all’estero da madre britannica, anche se unita civilmente con una donna italiana, non può ottenere la cittadinanza ed essere iscritto nell’anagrafe dei cittadini italiani”.

Le due donne erano arrivate ad un passo dall’iscrizione all’anagrafe italiana del loro figlio, la quale rappresentava finalmente una vittoria guadagnata a seguito di una lunga battaglia.

La storia delle due mamme è infatti iniziata nel 2017 quando le donne, una inglese e l’altra italiana, hanno richiesto tramite ambasciata di iscrivere il loro figlio – figlio biologico della donna inglese – all’anagrafe del comune pugliese in modo tale da far ottenere la cittadinanza italiana al bambino.

Dopo un primo rifiuto da parte del Comune e un successivo ricorso, le mamme hanno fatto un nuovo tentativo di richiesta di trascrizione. A questo punto Bari, non avendo ricevuto nessun parere contrario da parte del ministero oggi guidato da Matteo Salvini e ritenendo superiore l’interesse del minore, aveva proceduto con l’iscrizione anagrafica del bambino.

Mesi più tardi, però, la procura ha richiesto al Comune di Bari di cancellare quell’iscrizione per un problema legato alle prove della trascrizione dell’unione civile tra le due donne. In seguito, una volta effettuate le dovute verifiche, la stessa procura ha poi revocato la sua richiesta di cancellazione dando nuova speranza alle due donne.

Ora però, ad un passo dal traguardo, il ministero dell’Interno ha dato la sua “sentenza”, negando la trascrizione dell’atto di nascita del bambino in Italia.

Il Viminale, che si è costituito nel procedimento con l’avvocatura di Stato, ha spiegato che “l’unione civile fra la cittadina britannica e la cittadina italiana, che risulta indicata come “altro genitore”, non può comportare, nonostante la trascrizione in Italia, l’equiparazione di quest’ultima al padre“. Per tale ragione il bambino “non può considerarsi italiano perché non ha alcun legame di sangue con un cittadino italiano”.

“Il Comune di Bari ha attestato una circostanza non vera e impossibile ovvero che un bambino sarebbe nato da due donne”, sono state le parole di commento sulla vicenda del segretario della Lega in Puglia Andrea Caroppo. “Benissimo dunque ha fatto – ha proseguito Caroppo – il ministero dell’Interno a opporsi a questo capriccio ideologico ai danni di quel bambino: il tribunale non lo consenta”.

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