Il piano di Di Maio: voto di fiducia sulla mini-Tav per vincere la partita con la Lega

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 12 Mar. 2019 alle 07:58 Aggiornato il 12 Mar. 2019 alle 07:58
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Sulla Tav è stato trovato un compromesso: i bandi partono, ma non sono vincolanti e l’opera può essere ancora ridiscussa.

Il governo ha preso tempo scongiurando la crisi, ma il redde rationem arriverà e Di Maio non vuole farsi trovare impreparato.

Il ministro del Lavoro, come riporta Repubblica, sta approntando una strategia per uscire vincitore, o almeno non del tutto perdente, dalla battaglia con Salvini sulla Torino-Lione.

Detto che il tunnel di base dev’essere fatto, i Cinque Stelle potrebbero strappare un accordo per la cosiddetta “mini-Tav”, con una sostanziale revisione dell’opera nel tratto italiano, senza andare a toccare quello francese.

Al momento questo sembra l’unico compromesso accettabile da entrambe le parti. Il blocco totale dell’opera non è una strada percorribile, e questo lo sa anche Di Maio.

Ma cosa succederebbe se la Lega dicesse no anche alla mini-Tav? Se si andasse alla conta in parlamento, come auspicato dal leghista Giancarlo Giorgetti, il Carroccio avrebbe gioco facile.

LeU a parte, tutti partiti di opposizione sono favorevoli all’opera. Il piano di Di Maio, spalleggiato da Conte, sarebbe quindi quello di mettere la fiducia sul progetto di mini-Tav.

Come riporta Repubblica, Conte avrebbe assicurato a Di Maio di essere pronto a seguire questa strada: “Sarebbe la Lega, allora, ad assumersi la responsabilità di votare con le opposizioni e far cadere il governo”, scrive Tommaso Ciriaco.

“Per far accettare questa nuova svolta, Di Maio è pronto nelle prossime settimane a drammatizzare nuovamente il dossier dell’Alta velocità, per poi sposare l’accordo di Conte sulla ‘mini Tav’ come l’ultima spiaggia dell’esecutivo. Non è però detto che l’operazione vada in porto”.

Insomma, il rinvio per il momento ha calmato le acque, ma la partita è destinata a riaprirsi presto, e Di Maio deve trovare una scappatoia per ridiscutere almeno in parte un’opera che non si può bloccare del tutto.

La base pentastellata accetterà questo ennesimo compromesso?

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