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Salvini va da Giletti e attacca Fabio Fazio sullo stipendio

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 8 Apr. 2019 alle 14:39 Aggiornato il 8 Apr. 2019 alle 14:40
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Immagine di copertina
Matteo Salvini con Massimo Giletti. A destra, Fabio Fazio

Non è certo la prima volta che Matteo Salvini attacca Fabio Fazio. Stavolta, però, la frecciata fa particolarmente rumore, perché arriva nello studio del competitor di Fazio per eccellenza, Massimo Giletti.

Il conduttore di Non è l’arena, nel corso degli ultimi mesi, è stato più volte oggetto di rumors che lo vorrebbero su Rai Uno al posto dello stesso Fazio. Quest’ultimo, in un clamoroso scambio di figurine, approderebbe invece a La7.

Indiscrezioni che hanno perso quota di recente, dopo gli incontri di Fazio con la dirigenza Rai e la probabile conferma del conduttore ligure nella tv di stato.

La rivalità con Giletti, però, resta, e si alimenta anche della “guerra” degli ascolti tra Che tempo che fa e Non è l’arena la domenica sera.

E proprio a Non è l’arena, Salvini ha lanciato l’ennesimo affondo a Fazio. Il tema, manco a dirlo, è quello dello stipendio. Il vicepremier ha lisciato il pelo a Giletti facendo un paragone tra il suo salario e quello del conduttore Rai.

“Tu sei in competizione con un signore che su Rai1 guadagna 4 milioni di euro”, ha detto il ministro dell’Interno riferendosi a Fazio e rivolgendosi a Giletti. Quest’ultimo si è schermito: “Questa cosa che dice spesso mi ritorna indietro come un boomerang”.

A rendere tutto ancora più bizzarro, la circostanza che, in contemporanea, l’ospite di Fabio Fazio su Rai Uno era l’altro vicepremier Luigi Di Maio.

Il capo politico del M5s, tra l’altro, durante la trasmissione ha detto la sua sui campi rom, ritrovando la sintonia con Salvini su un tema quanto mai delicato: “I campi rom vanno chiusi e non possiamo dire ai sindaci d’Italia occupatevene voi con le vostre risorse”, ha detto Di Maio.

“Ma non le devo fare io da ministro dello Sviluppo Economico – ha aggiunto il ministro del Lavoro – lo deve fare il ministro dell’Interno. Il percorso immaginabile è quello dell’integrazione per chi è italiano e dei ricollocamenti per chi non lo è”.

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