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Salvini chiede un cambio di passo a Conte: sale la tensione nel governo gialloverde

Il Congresso delle Famiglie ha acceso lo scontro tra Lega e Movimento Cinque Stelle

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 1 Apr. 2019 alle 07:49 Aggiornato il 1 Apr. 2019 alle 07:49
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Immagine di copertina
Matteo Salvini

Una prima importante crepa si era aperta sabato, a Verona, al Congresso delle Famiglie, con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che era andato all’attacco del Movimento Cinque Stelle, e in particolare del sottosegretario Vincenzo Spadafora.

“Si occupi di rendere più veloci le adozioni, ci sono più di 30mila famiglie che attendono di adottare un bambino”, aveva detto Salvini.

Parole che non erano piaciute per niente all’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che aveva replicato a stretto giro:  “Salvini legga bene le deleghe. Quella sulle adozioni non è in capo al sottosegretario Spadafora, è in capo al presidente del Consiglio e al ministro della Famiglia. Sulle adozioni è bene non dire cose scorrette”.

Una schermaglia all’interno di uno scontro molto più profondo, quello sui temi etici, con il capo politico del M5s che aveva aspramente criticato il Congresso di Verona, bollandolo come un evento da fanatici e parlando di un nuovo Medioevo.

Ma Verona ha fatto da detonatore a tensioni che covavano da tempo nel governo gialloverde e che ora sono sul punto di esplodere. Salvini infatti è furioso per l’apertura di Conte sullo ius soli, un tema per lui “del tutto inutile”.

Il premier, però, non la pensa allo stesso modo, e in una nota ha punzecchiato il leader della Lega: “I ministri studino le cose prima di parlare o si fa solo confusione”.

Uno scontro apparentemente rientrato nel pomeriggio di ieri, quando Conte e Salvini si sono visti a Firenze, postando sui social le foto del loro incontro. Ma, come riporta Repubblica, proprio durante quel meeting Salvini è stato molto chiaro con il presidente del Consiglio: vuole “un cambio di passo per andare avanti”.

“Lo stato dei rapporti tra i due soci grillo-leghisti è ai minimi termini. Il colloquio tra premier e vicepremier è stato solo un palliativo. Il segretario leghista ne è consapevole”, scrive Claudio Tito.

“Soprattutto sa di essere a questo punto non il ‘capitano’ ma il ‘comandante’ di questa alleanza nata dieci mesi fa – continua il giornalista di Repubblica – Il suo peso è cresciuto dal 4 marzo 2018 e ora vuole farlo valere. Vuole essere lui a decidere. Per questo, al di là della propaganda, le porte di una crisi di governo hanno iniziato a materializzarsi”.

“C’è stato un momento nei giorni scorsi che ha segnato un passaggio nelle convinzioni di Salvini. Quando si è tenuta una riunione con l’intera delegazione ministeriale della Lega. E tutti, a cominciare dal sottosegretario Giorgetti, hanno avanzato al segretario una sola richiesta: ‘Staccare la spina’. Non era la prima volta. Ma è stata la prima in cui il capo del Carroccio non ha frenato gli ardori dei suoi ministri”.

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