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Chi è la prima poliziotta omosessuale ai vertici del sindacato delle divise

Da tempo Michela Pascali si batte per i diritti Lgbt nelle forze dell'ordine

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Gen. 2019 alle 13:45 Aggiornato il 13 Gen. 2019 alle 13:51
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Immagine di copertina
Michela Pascali

Per la prima volta una donna omosessuale diventa capo del sindacato di forze dell’ordine.

Chi è – Si chiama Michela Pascali, ha 45 anni ed è la prima poliziotta omosessuale ad arrivare al vertice più alto del sindacato delle forze di polizia: l’assemblea del Silp-Cgil che si è tenuta a Rimini l’ha infatti eletta nella segreteria nazionale. In Polizia da venti anni, Michela ha lavorato alla Polfer di Milano e in vari uffici della questura di Firenze, dove attualmente è assistente capo tecnico, con il ruolo di tecnico informatico.

Valore e competenza –  Ha dichiarato la donna: “La segreteria mi ha voluto per la mia attività sindacale, non certo solo e perché sono omosessuale . È ovvio che le problematiche Lgbt faranno parte della mia attività, ma non mi occuperò solo di quello, vorrebbe dire svilire il mio ruolo e quello dello stesso sindacato”.

Impegno sociale – Nel 2018 Michela Pascali era stata al centro di un caso che aveva suscitato polemiche. Aveva avuto l’autorizzazione dalla questura di Firenze di partecipare alla Conferenza internazionale per i diritti delle persone omosessuali nelle forze dell’ordine, ma senza la divisa addosso “perché non si tratta di un evento istituzionale”.

Il fascino dell’uniforme – Lei aveva chiesto di prender parte al convegno indossando l’uniforme. L’incontro, l’ottavo dellEuropean Lgbt Police Association, unisce le associazioni che in 16 Paesi europei chiedono il riconoscimento dei diritti per gay, lesbiche e transessuali in polizia e forze armate.Ma torniamo in  Italia. Mentre la richiesta di Pascali  (vicepresidente di Polis Aperta, associazione di militari e poliziotti che si battono per i diritti degli omosessuali in divisa)  era stata rifiutata, due colleghi di Milano e Genova avevano hanno avuto risposte opposte. I due agenti, infatti, erano stati autorizzati a partecipare in uniforme dal ministero degli Interni. Il  Viminiale però precisò che l’autorizzazione non andava intesa come delega a rappresentare ufficialmente la Polizia di Stato.

Elezioni simbolo – Da tempo impegnata nell’attività per i diritti degli omossessuali, Michela ha una compagna da 9 anni ma prima è stata sposata. “Spero che la mia elezione – aggiunge – possa aiutare tanti colleghi a fare coming out, possa aiutare tutti quelli che vivono un disagio ad uscire fuori senza vergognarsi di quello che sono”.

Leggi anche: “Le poliziotte in Libano e quelle uniformi strane”

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