Covid ultime 24h
casi +10.497
deceduti +603
tamponi +254.070
terapie intensive -57

Perché il PD per tornare a contare qualcosa deve dire no al processo a Salvini

Secondo Angelo Panebianco sarebbe un modo per mettere in difficoltà il governo, visto il probabile sì dei Cinque Stelle

Di Luca Serafini
Pubblicato il 4 Feb. 2019 alle 11:04
0
Immagine di copertina

Ve lo immaginate un Partito Democratico che vota no alla richiesta di autorizzazione a procedere formulata dal Tribunale dei Ministri nei confronti di Matteo Salvini per il caso Diciotti?

Sembra fantascienza, più che politica. Eppure, secondo l’editorialista del Corriere della Sera Angelo Panebianco, sarebbe la strategia migliore per forzare una crisi nel governo M5s-Lega.

Nei giorni in cui si tiene la Convenzione nazionale del PD, i tre candidati rimasti a sfidarsi per le primarie del 3 marzo già litigano sul manifesto europeista di Calenda e sul suo “doppione” presentato da alcuni europarlamentari.

Il partito sembra, al solito, attratto dal caos, incapace di esprimere una linea unitaria o anche solo una linea politica chiara e riconoscibile.

Panebianco, nel suo editoriale, evidenzia come il perpetuarsi di questo stato di cose potrebbe presto dar vita a due PD non più conciliabili tra loro: quello attratto da una futura svolta “gauchista” dei Cinque Stelle sotto la leadership di Alessandro Di Battista, e quello centrista pronto a dar vita a una coalizione di moderati con dentro anche pezzi di Forza Italia.

Quanto successo di recente al Parlamento europeo, con l’astensione di alcuni parlamentari del PD nel voto contro Maduro, sarebbe una dimostrazione plastica del destino che attende il partito.

Tutto questo a meno che, appunto, non venga elaborata dal vincitore delle primarie una strategia politica chiara e audace, capace di forzare le contraddizioni del governo gialloverde.

L’occasione sarebbe appunto il voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti.

“Basterebbe – scrive Panebianco – che [i dem]  scegliessero di votare contro l’autorizzazione a procedere con la seguente motivazione: ‘Noi siamo totalmente contrari alle scelte di Salvini sull’immigrazione, le contrastiamo e le contrasteremo duramente. Ma questa è una cosa che riguarda solo il confronto politico; la magistratura non c’entra’”.

“Oltre a riscattarsi per un trentennio in cui essi — per puro opportunismo — hanno sempre offerto la copertura e il sostegno a tutte le incursioni giudiziarie in politica, anche alle più immotivate, i Democratici metterebbero in gravissimo imbarazzo il governo. Con che faccia esso potrebbe reggere quando al ‘no’ così argomentato del Pd si sommasse il ‘sì’ all’autorizzazione di una grossa fetta dei 5 Stelle, quella più fedele alla propria storia?”.

Un voto contrario al processo a Salvini, insomma, potrebbe produrre un cortocircuito nell’esecutivo. Alla contraddizione di un partito di governo che vota a favore del processo a un ministro, si sommerebbe quella del principale partito di opposizione che invece a quel processo si dichiara contrario.

Ma, appunto, come nota Panebianco, al momento al PD manca una leadership forte, capace di prendere decisioni coraggiose e magari contrarie all’umore della base, ma finalizzate a realizzare una strategia politica di più ampio respiro.

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.