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Niente atleti africani alla maratona di Trieste, scoppia la bufera: “Sono epurazioni”

Gli organizzatori parlano di una decisione contro "un mercimonio di atleti africani sfruttati", ma il Pd e i partiti di sinistra vanno all'attacco

Di Anna Ditta
Pubblicato il 27 Apr. 2019 alle 12:27 Aggiornato il 27 Apr. 2019 alle 15:13
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Immagine di copertina
La 24esima edizione della Maratona di Roma, ad aprile 2018. Credit: Giuseppe Ciccia/Pacific Press via ZUMA Wire

A Trieste gli organizzatori del Running Festival, che si terrà dal 3 al 5 maggio, hanno annunciato che “nessun atleta africano correrà la mezza maratona”.

A dare la notizia è stato Fabio Carini, il presidente di Apd Miramar, l’organizzazione che promuove la gara podistica.

“Basta mercimoni”, ha detto Carini. “Quest’anno abbiamo deciso di prendere soltanto atleti europei per dare uno stop affinché vengano presi dei provvedimenti che regolamentino quello che è attualmente un mercimonio di atleti africani di altissimo valore, che vengono semplicemente sfruttati e questa è una cosa che non possiamo più accettare”.

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La decisione ha provocato però un fiume di critiche da parte del Pd regionale, che ha parlato di un “fatto grave e indegno”.

“A Trieste siamo arrivati alle epurazioni nello sport: ultima follia di un estremismo che sta impregnando e snaturando la città, sulla quale i più alti rappresentanti politici e istituzionali hanno messo la faccia”, si legge in una nota di Isabella De Monte, eurodeputata Pd e ricandidata al Parlamento europeo nel Nordest.

Fabio Pagliara, segretario generale della Federazione italiana atletica leggera (FIDAL), ha fatto sapere di aver aperto un fascicolo sulla decisione degli organizzatori e di aver chiesto alla sezione del Friuli Venezia Giulia una relazione sull’accaduto. In queste settimane, ha aggiunto Pagliara, si sta lavorando per una “rivisitazione del ruolo degli agenti” anche su sollecitazione del Coni.

Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti (Lega) si è schierato contro la decisione, giudicando “sbagliato escludere gli atleti africani”.

“Non è così che si risolvono i problemi”, ha detto Giorgetti. “Ma attenzione perché il malessere esploso a Trieste nasconde l’ennesimo sfruttamento, quelli che chiamo gli scafisti dello sport. Aprirò subito un’indagine interna per quanto riguarda le mie competenze. Ascolterò tutte le parti in causa per fare chiarezza”.

“Senza vergogna. Se non lo avessi letto stamani sui giornali del Friuli Venezia Giulia, stenterei a crederci. Ad una maratona a Trieste non verranno ingaggiati atleti di origine africana: succede non nel Mississippi degli anni ’50 bensì nel 2019 in una città capitale della cultura mitteleuropea, Trieste”, ha scritto in una nota, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “Si dice “lo facciamo perché gli atleti neri sono stati oggetto di sfruttamento negli anni passati”.

“Nobile intento, ma vorremmo sapere allora quali denunce siano state fatte in passato dagli organizzatori verso le autorità sportive e quelle giudiziarie, per episodi simili.  Altrimenti è solo caciara”, prosegue la nota Fratoianni, che ha annunciato l’intenzione di presentare nei prossimi giorni un’interrogazione parlamentare sul tema.

“Dopo l’apartheid giudiziaria introdotta dall’allora ministro Minniti, un grado di giudizio in meno per i richiedenti asilo, e dopo l’apartheid sulla cittadinanza introdotta da Salvini, i nuovi italiani saranno revocabili, arriva l’apartheid sportiva del Trieste Run Festival dal quale sarebbero stati esclusi gli atleti africani”, si legge in una nota Fatou Boro Lo, candidata per Europa Verde alle Europee nella circoscrizione Nord Est.

“Come candidata al Parlamento europeo nel Nord-Est e cittadina italiana di origine straniera denuncio con forza questa gravissima discriminazione e mi mobiliterò per contrastarla con ogni mezzo consentito dallo stato di diritto. Chiedo agli organizzatori prima e poi alle istituzioni nazionali, regionali e locali di prendere subito una posizione netta e riportare questa meravigliosa manifestazione alla bellezza dello sport che è socialità, incontro di culture, promozione dei valori di fratellanza universale”.

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