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Più di 200 persone colpite dalla frana di un costone a Porto Empedocle. I residenti: “Governatore Musumeci, ci riceva”

In provincia di Agrigento una frana ha colpito un complesso residenziale di 47 appartamenti. Gli abitanti: "Urgente intervenire"

Di Davide Lorenzano
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 15:52 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 08:08
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Immagine di copertina
Credit: Vincenzo Mula

Martedì 26 marzo un costone è franato su un complesso residenziale di 47 appartamenti, colpendo oltre 200 cittadini. È accaduto a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, già scenario di molteplici e similari episodi. In particolare, la catastrofe ha investito la palazzina Ovest con le dieci famiglie residenti che sono state subito fatte evacuare.

A una settimana di distanza, l’area antistante il condominio sgomberato attende di essere ancora bonificata. I proprietari delle abitazioni appartenenti al complesso “Arcadia” individuano la responsabilità nel privato proprietario del fondo ruzzolato e nella pubblica amministrazione, l’Agenzia del Demanio, poiché ambedue non avrebbero mai provveduto alla necessaria messa in sicurezza del pendio: operazione di tutela del territorio che si sarebbe dovuta effettuare anche nell’ipotesi in cui il condominio non fosse stato costruito.

Tra chi ha voluto abbandonare il proprio appartamento per ragioni di sicurezza anche ultranovantenni con evidenti difficoltà motorie e una donna in stato di gravidanza che dovrà partorire a giorni.

“Ci sono bambini e ragazzi che, dall’oggi al domani, si sono visti sottrarre la loro quotidianità”, denuncia a TPI Vincenzo Mula, proprietario dell’appartamento al primo piano dell’immobile sgomberato, che ha visto la terra inondare l’abitazione. Adesso i residenti si appellano all’ente comunale e al presidente della Regione Nello Musumeci in qualità di Commissario Straordinario per il dissesto idrogeologico in Sicilia, struttura esistente dal 2010, quando cioè è stata dichiarata l’emergenza nell’Isola.

“Nessuno può mettere in discussione il diritto di proprietà legittimamente realizzato dalle famiglie del complesso residenziale”, ha dichiarato Mula. “Più di 50 i nuclei familiari che, facendo affidamento sul fatto che il fabbricato fosse stato regolarmente autorizzato e che il genio civile avesse approvato il progetto, hanno acquistato gli appartamenti spendendo somme importanti, gravandosi di mutui ventennali”, ha detto il cittadino che reclama a gran voce: “La casa è sacra”.

A determinare la frana forse la mancata irreggimentazione delle acque piovane del fondo, a seguito delle abbondanti precipitazioni della stagione invernale. Dal verbale di sopralluogo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Agrigento, pervenuto il 27 marzo scorso, si evidenzia che “La frana, originatasi per scivolamento a valle di una notevole massa di detriti distaccatisi a monte del pendio, si è addossata sulla facciata dell’edificio, rendendo di fatto indisponibili gli alloggi ricadenti nel predetto edificio e provocando lo sfondamento di 4 aperture di box affacciatisi su un’area di pertinenza condominiale”.

“È urgente intervenire per togliere questa terra prima che la pressione provochi danni strutturali al fabbricato. Noi residenti chiediamo di essere ricevuti e ascoltati dal governatore Musumeci. Sarà in visita ad Agrigento il prossimo 5 aprile”, conclude speranzoso Mula.

L’instabilità del fondo pregiudica anche la solidità della soprastante strada, via Vincenzella, collegamento con la vicina strada statale 640, dove è in corso una grave erosione costiera e che, nei giorni scorsi, ha acceso il dibattito tra Regione Sicilia e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Lo scorso 19 marzo, la problematica è stata oggetto di un vertice convocato d’urgenza presso l’Ufficio del Commissario per il dissesto idrogeologico. Nel corso della riunione è stato deciso che sarà la Regione, attraverso la propria Protezione civile, a farsi carico del progetto di risanamento nel tratto costiero lungo la SS 640.

A essere interessati, due chilometri e settecento metri, all’uscita della galleria Caos, tra Agrigento e Porto Empedocle. Il progetto verrà inserito nel Piano di interventi previsti dall’ordinanza di Protezione Civile 558, per i quali c’è già uno stanziamento di 300 milioni di euro per il prossimo triennio. Una prossima riunione è stata già fissata per il 10 aprile a Palazzo d’Orleans.

Una costa, quella agrigentina, che si sta sbriciolando. L’autentica spiaggia di Eraclea Minoa, ad esempio, è già Storia: non solo l’erosione, ad aggredire il litorale si sono aggiunte le mareggiate. “Dagli anni Ottanta ad oggi sono spariti più di 150 metri di spiaggia e circa 50 metri di boschetto”, ha denunciato l’associazione ambientalista Mare Amico. L’ultimo rapporto dell’Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia, del 2015, ha evidenziato che, in Sicilia, su una superficie totale di 25.832 chilometri quadrati, circa 772 sono soggetti a pericolosità da frana elevata e molto elevata.

>>Abusivismo e rischio idrogeologico: perché in Italia si muore per il maltempo

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