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Libia, Conte riferisce in Aula: “Soluzione politica unica possibile. Influenze esterne ostacolano stabilizzazione”

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 11 Apr. 2019 alle 15:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 08:55
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Immagine di copertina
Il premier Giuseppe Conte. Credit: AFP - VINCENZO PINTO

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha riferito in un’informativa urgente alla Camera dei deputati sulla situazione in Libia.

“In Libia c’è un concreto rischio umanitario, senza contare lo spettro del ritorno dell’Isis. Resta fondamentale trovare una soluzione politica e non militare alla questione libica”, ha affermato il premier.

“Bisogna preservare la sicurezza di Tripoli e impegnarsi nel dar vita a un processo credibile che porti alla pace tra gli attori libici”.

“Sono in contatto sia con il generale Haftar che con il premier al Serraj. Di recente ha anche incontrato gli emissari di Haftar”, ha dichiarato Conte.

Il premier ha anche parlato di “influenze esterne che non sempre sono andate nella direzione della stabilizzazione”, velato riferimento alla Francia, che appoggia apertamente Haftar.

“Questa crisi è frutto certamente di debolezze strutturali del contesto locale ma anche di influenze esterne che non sempre sono andate nella direzione della stabilizzazione”, ha detto. “L’instabilità protrattasi per otto anni in Libia va del resto inserita in un contesto regionale non meno critico, si pensi all’Algeria e agli sviluppi nel quadrante mediorientale”.

Secondo Conte, “dobbiamo purtroppo costatare che talvolta la comunità internazionale non riesca a inviare segnali univoci alle forze libiche, nonostante il forte impegno delle Nazioni Unite sul terreno”.

“Monitoriamo di ora in ora la situazione. Continueremo a lavorare in prima linea per transizione sostenibile, forti di un approccio inclusivo. Siamo tra i pochi paesi stranieri con una credibilità che ci permette di interloquire con tutti gli attori libici”.

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La situazione in Libia – Il paese è da giorni dilaniato dagli scontri tra l’Esercito nazionale guidato dal maresciallo Khalifa Haftar e le forze leali al premier del Governo di accordo nazionale al Serraj.

A dare il via agli scontri è stato l’uomo forte della Cirenaica, Haftar, che il 3 aprile ha annunciato l’avvio di un’operazione contro la capitale Tripoli con l’obiettivo di combattere “terroristi, criminali e bande armate”.

Haftar, che controlla l’est del paese, parte della regione desertica del Fezzan e del sud della Libia, dove si trovano i maggiori giacimenti di petrolio, sta cercando di imporre il suo potere anche nell’ovest, a discapito del Governo di al Serraj.

A pesare sulla recrudescenza delle violenze nel paese è anche l’atteggiamento della Francia, che in Libia appoggia il generale Haftar, nonostante il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale sia quello di al Serraj.

Il 10 aprile l’Eliseo ha anche bloccato una risoluzione dell’Unione europea per chiedere al generale Haftar di fermare la sua offensiva su Tripoli, mettendo nero su bianco l’appoggio di Macron al generale.

L’Ue nel documento bocciato dalla Francia specificava che Haftar “sta mettendo in pericolo la popolazione civile, sta danneggiando il processo politico e rischia di creare una nuova escalation con serie conseguenze per la Libia e la regione intera, incluse nuove minacce di terrorismo”.

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