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Libia: Haftar in difficoltà, il premier al Serraj frena l’avanzata del maresciallo

Immagine di copertina
Credit: Mahmud TURKIA/AFP

Il 3 aprile 2019 il maresciallo Khalifa Haftar ha lanciato un’operazione contro la capitale Tripoli, capitale della Libia, per combattere “terroristi, criminali e bande armate”.

Il generale, che guida il Libyan National Army, è riuscito ad arrivare alle porte della capitale, ma dopo giorni di scontri con le milizie fedeli al premier del Governo di accordo nazionale, Fayez al Serraj, inizia a perdere terreno.

Il 9 aprile le forze sotto il controllo del premier hanno compiuto alcuni raid nella zona di Sog Al-Khmies, a sud di Tripoli, contro l’armata di Haftar.

Fonti governative hanno inoltre riferito che 34 combattenti delle milizie fedeli al maresciallo si sono arresi dopo un’offensiva condotta sempre a sud della capitale.

Il momento di massima tensione dall’inizio degli scontri si è raggiunto l’8 aprile, quando le forze aeree di Haftar hanno bombardato alcune aree dell’aeroporto della capitale, l’unico scalo ancora funzionante nel paese nordafricano.

La struttura aeroportuale ha ripreso in parte a funzionare già il giorno seguente, ma resta comunque un obiettivo sensibile dato il suo valore strategico.

Una settimana dopo l’inizio degli scontri la situazione resta ancora tesa, mentre gli appelli della comunità internazionale restano inascoltati.

Il bilancio delle vittime

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oim) ha dichiarato che 47 persone sono morte e 181 sono rimaste ferite negli scontri che negli ultimi giorni si sono svolti nei dintorni della capitale libica. Il bilancio tuttavia è destinato ad aumentare se le violenze non cesseranno. 

Secondo quanto riportato dai media locali, l’Oim ha inoltre deciso di sospendere le sue attività a Tripoli a causa dell’inasprirsi del conflitto.

Chi sostiene chi

Il premier al Serraj può contare principalmente sul sostegno dell’Onu e della comunità internazionale a livello diplomatico e sulle milizie di Zintan e Misurata sul campo di battaglia, oltre all’esercito regolare.

Il maresciallo Haftar invece ha dalla sua Egitto ed Emirati Arabi Uniti, oltre all’Esercito nazionale libico sotto il suo diretto controllo. Il militare nel corso degli anni ha imposto il suo dominio sulla zona est della Libia, nota come Cirenaica, su parte della zona desertica del Fezzan e di recente anche sul sud del paese, territorio ricco di petrolio.

Tra i paesi europei maggiormente vicini al maresciallo vi è invece la Francia, che ha molti interessi nel paese africano, interessi che hanno spesso portato ad attriti con il governo italiano oltre che con l’Onu.

Le Nazioni Unite a fine 2018 avevano proposto un piano che prevedeva: l’imposizione di un cessate il fuoco; unificazione delle forze armate; congelamento del parlamento di Tobruk (che si oppone al GNA di Tripoli) e creazione di un unico centro di potere; elezioni entro la fine del 2019.

Il piano era stato inizialmente osteggiato dalla Francia, che voleva che il paese andasse al voto già a dicembre 2018.

Sempre la Francia, secondo il premier al Serraj, sarebbe responsabile dell’attacco di Haftar contro Tripoli. Accuse che l’Eliseo ha prontamente respinto, affermando di non essere stato messo al corrente delle intenzioni del maresciallo e di essere contraria alle violenze che sono nuovamente scoppiate nel paese.

L’Isis

Un terzo elemento da tenere in considerazione nello scenario libico è l’Isis, che di recente ha rivendicato un attacco nel villaggio Al Fuqaha, nel distretto di Giofra nella Libia centrale.

I miliziani, che hanno raggiunto nella notte dell’8 aprile il villaggio, hanno ucciso il presidente del Consiglio locale mentre dormiva nella sua casa. Nell’incursione ha perso la vita anche un altro cittadino che in passato era tenuto in ostaggio dai combattenti e che era stato liberato da alcune milizie affiliate al governo di Tripoli.

I jihadisti hanno anche dato fuoco a diverse abitazioni e tutta l’area è stata lasciata senza corrente elettrica.

La conferenza nazionale

I nuovi scontri tra Haftar e al Serraj sono scoppiati 10 giorni prima dall’inizio della Conferenza nazionale, che si terrà dal 14 al 16 aprile nella città di Ghadames.

Scopo del summit è riunire intorno allo stesso tavolo i rappresentati delle diverse forze politiche che controllano la Libia per concordare una Road Map per il futuro politico del paese.

Il 9 aprile l’Onu ha deciso di rimandare il summit a data da destinarsi a causa degli scontri.

Secondo molti analisti il maresciallo avrebbe deciso di attaccare Tripoli alla vigilia del summit per arrivare al tavolo dei negoziati da una posizione di forza e costringere così il suo principale avversario, al Serraj, a piegarsi alle sue richieste.

La divisone politica della Libia

La Libia è divisa in due grandi centri di potere, con sede a Tripoli e Tobruk.

A Tripoli sono insediati il Governo di Accordo nazionale e il Consiglio presidenziale, che fanno capo al presidente al Serraj e sostenuto da Onu, Ue, Italia, Usa, Qatar e Turchia. Il GNA è l’unico riconosciuto internazionalmente, ma fatica ad affermare il suo potere.

Il Parlamento di Tobruk, che si rifiuta di dare la fiducia al governo Serraj, ha il sostengo del generale Haftar e di Francia, Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

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