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Caos in Libia, posticipata la Conferenza nazionale. L’annuncio dell’inviato dell’Onu Salameh

Immagine di copertina
L'inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salameh

La decisione era nell’aria da qualche giorno, adesso è ufficiale. L’escalation di violenza in Libia dell’ultima settimana, con l’avanzata su Tripoli delle truppe del generale Khalifa Haftar e la conseguente controffensiva del governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj, ha provocato il rinvio “a data da destinarsi” della Conferenza nazionale libica.

Il summit, inizialmente previsto dal 14 al 16 aprile 2019 nella città di Ghadames, aveva l’obiettivo di riunire attorno allo stesso tavolo i rappresentanti delle forze politiche che controllano la Libia. Un modo, nelle intenzioni dell’Onu – promotrice della Conferenza – di arrivare a concordare una Road Map per il futuro politico del paese.

La Conferenza, tuttavia, non si terrà. Ad annunciarlo l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salameh, in un comunicato. Salameh ha dichiarato che la decisione di posticipare il summit è stata presa “per non sprecare l’opportunità storica a disposizione”. L’inviato dell’Onu in Libia ha sottolineato che l’incontro sarà organizzato quando le condizioni del paese lo permetteranno, per assicurare che il potere sia “trasferito pacificamente e controllato esclusivamente dalle urne”.

Secondo molti analisti, l’attacco di Haftar su Tripoli sarebbe da interpretare come il suo tentativo di arrivare al tavolo dei negoziati con una posizione di forza su al-Sarraj.

L’offensiva dell’Esercito nazionale libico, guidato dal maresciallo Haftar, è partita mercoledì 3 aprile. L’uomo forte della Cirenaica ha attaccato Tripoli, sede del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite guidato da al-Sarraj.

In pochi giorni gli attacchi di entrambe le formazioni hanno provocato almeno 47 morti, oltre che centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Molti di questi sono civili. Puntuale è arrivata anche la condanna delle violenze in Libia da parte del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha spinto affinché venga garantita la sicurezza dei civili, prevista dal diritto internazionale.

Nel frattempo, il Governo di accordo nazionale della Libia ha dichiarato di aver dato mandato alla procura militare di emettere mandati di arresti nei confronti delle persone coinvolte nell’attacco contro la capitale del paese nordafricano. Sarà sollevato dalle accuse solamente chi si consegnerà alle forze filo-governative.

Invece Aguila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, nella Libia orientale (che sostiene Haftar), oggi ha accusato la Fratellanza musulmana “e i paesi che li sostengono” di distorcere l’immagine dell’Esercito nazionale libico definendo la “pulizia” di Tripoli una necessità.

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