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“Dio, patria e famiglia. Che vita di me**a”: Cirinnà attaccata anche da sinistra per il cartello anti-Pillon

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 10 Mar. 2019 alle 14:00 Aggiornato il 10 Mar. 2019 alle 15:37
Immagine di copertina

Il cartello esposto dalla senatrice Dem Monica Cirinnà alla manifestazione “Non una di meno”, che riportava la scritta “Dio, patria, famiglia: che vita de me**a”, è stato uno degli slogan più contestati delle mobilitazioni femministe che hanno riempito le piazze l’8 marzo.

È la Cirinnà stessa a spiegare che il motto fascista rivisto in chiave femminista è un modo per rivendicare il diritto della donna a scegliere e soprattutto una provocazione contro il ddl Pillon, “che minaccia i diritti conquistati dalle donne con anni di battaglie”. Per questo striscione la senatrice che ha firmato la legge sulle unioni civili è stata criticata sia da destra che da sinistra.

Il vice premier Matteo Salvini ha subito attaccato: “Contenti loro! Buona domenica amici”, ha twittato. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha scritto sui social “per voi è più triste credere in Dio o nella patria o pubblicare una foto del genere? Giudicate voi”.

Anche a livello locale non sono mancati gli insulti, l’assessore di Cerro, Daniel Dibisceglie, scrive rivolgendosi direttamente alla Cirinnà. “Io e Lei abbiamo idee politiche nettamente diverse, ma non mi sono mai sognato di dire che chi non la pensa come me faccia una ‘vita di merda’. Sono Cattolico, credo in Dio e lo ringrazio per il dono della Famiglia. Dovrebbe scusarsi pubblicamente”, tuona il politico.

Non è solo dalla sua opposizione politica che vengono lanciati rimproveri, anche a sinistra il gesto della Cirinnà non è stato apprezzato. L’ex ministro Carlo Calenda cinguetta rimproverando alla senatrice Dem: “Vogliamo combattere il nazionalismo Becero? Facciamolo in modo intelligente”.

Il ddL Pillon citato dalla Cirinnà prende il nome dal senatore leghista che lo promuove e prevede un cambiamento nelle leggi sulle separazioni, sul divorzio e sull’affido condiviso dei minori. Sono stati numerosi gli striscioni alle manifestazioni “Non una di Meno” dell’8 marzo contro il disegno di legge che fondamentalmente riduce la libertà di movimento della donna per un divorzio.

Non solo, a far arrabbiare le donne ci sono anche le posizioni antiabortiste del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, che negli ultimi mesi ha messo in dubbio la validità della legge 194 sul diritto all’aborto. Gli slogan indignati, che sono stati protagonisti dello sciopero globale dell’8 marzo, derivano proprio da una situazione di regressione in termini di leggi.

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