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I Casamonica e il rampollo della ‘ndrina stragista

Di Nello Trocchia
Pubblicato il 24 Mar. 2019 alle 17:25 Aggiornato il 24 Ott. 2019 alle 16:03
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Immagine di copertina

Salvatore Casamonica, classe 1988, ritenuto esponente di spicco dell’omonimo clan sinti era interno ad una joint venture con camorra e ‘ndrangheta per fare affari nella capitale, città di accordi e pace tra gruppi criminali.

La rete emerge dal provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Roma che ha portato al sequestro tra Campania, Calabria, Lombardia e Lazio di diversi immobili, auto intestati a diversi soggetti, beni ritenuti frutto di proventi illeciti per un ammontare di circa 30 milioni di euro. La proposta è arrivata dalla divisione anticrimine della questura di Roma.

I Casamonica e il rampollo della ‘ndrina stragista

Dalle carte che hanno portato alla confisca – il sequestro era arrivato nel 2016 – emergono rapporti tra i Casamonica e una potente famiglia di ‘ndrangheta, quella dei Filippone, in particolare il rampollo di famiglia Francesco, residente a Roma.

L’arrivo della famiglia, attraverso i fedelissimi Francesco Calvi e Michele Mercuri, risale alla fine degli anni Novanta quando arrivano nella capitale, insediando attività commerciali a Borgo Pio a due passi da Piazza San Pietro. Sotto confisca sono finiti «Pio Er Caffe» e «L’Angolo d ‘Oro», «Tentazioni Caffe», il ristorante-trattoria «Hostaria Sara Franca» e il «Miro’ Restaurant Kitchen & Sound» oltre a concessionarie e auto di lusso.

Calvi tesse una rete di rapporti anche con altre due famiglie di ‘ndrangheta, di stanza a Roma, quelle Alvaro e Palamara. Calvi, in terra di origine, era usuraio, i soldi da riciclare e investire sono tanti e nella capitale entrano in contatto con i clan che fanno affari da anni.

Lo schema delle relazioni è chiaro (vedi schema in fondo all’articolo), parte dalla ‘ndrina Filippone e arrivata ai Casamonica, a Salvatore, in carcere perché arrestato nell’operazione Gramigna dello scorso anno. Francesco Filippone è il figlio di Rocco Santo Filippone, boss della locale di ‘ndrangheta e raggiunto da un ordine di arresto per la stagione stragista del 1993, in quell’inchiesta viene coinvolto anche Giuseppe Graviano.

Il processo a Filippone padre e a Graviano è in corso, la Procura di Reggio Calabria li accusa di un duplice omicidio e di due duplici tentati omicidi contro carabinieri, a cavallo tra il 1993 e il 1994. Attentati che servivano, secondo le ipotesi accusatorie, a piegare lo Stato in quel biennio di stragi e bombe e che raccontano di un patto tra mafia e ‘ndrangheta.

Il rampollo di un boss di questo calibro entra in rapporti paritari con i Casamonica, è l’ulteriore dimostrazione del potere della famiglia sinti per anni trattata da banda di bulli di periferia, da zingari senza spessore criminale contribuendo alla loro crescita esponenziale. A Fracesco Filippone è stato applicata anche la sorveglianza speciale per 5 anni.

Guerino Casamonica e l’azienda fittizia

Non c’è solo la dislocazione sul territorio nazionale degli immobili sequestrati, il rapporto con il rampollo della ‘ndrina stragista, ma anche un’altra vicenda che racconta modalità criminali della dinastia Casamonica.

Il pregiudicato Guerino Casamonica, oggi libero, viene citato perché sfrutta il rapporto con un soggetto legato alla famiglia, l’imprenditore Roberto Giuseppe Cicivelli. Gli inquirenti scrivono “Con singolare flessibilità costituisce società destinate ad alimentare un vorticoso carosello, con soci altrettanto attivi i cui scopi sono unicamente quelli dell’illecito arricchimento attraverso le più disparate attività criminali”.

Nel 2012 apre una società finalizzata all’assunzione “fittizia di detenuti per il godimento del beneficio dei permessi lavorativi”. Tra questi beneficiari anche Guerino che con il fratello Salvatore sono attivi nell’attività di spaccio di droga e questo spiega il rapporto strutturato con i ‘fornitori’ calabresi. Ma non solo con quelli. Emerge anche che il pregiudicato napoletano L. B., fratello di un boss dei Casalesi, aveva fatto richiesta di lavorare in quella stessa azienda.

Dalla ricostruzione emerge anche che per un periodo Guerino Casamonica, detto Maittà, era entrato in conflitto con Genny Esposito, figlio del noto boss Luigi Esposito, detto Nacchella. In quell’occasione Guerino, anno 2011, fa riferimento alla disponibilità di armi e di non aver problemi ad usarle.

Sono tante le aziende, ma anche le cooperative che negli anni sono state usate per consentire ai Casamonica di ottenere permessi premio e poter continuare, senza andare mai a lavoro e adempiere agli obblighi, a gestire gli affari illeciti.

Ecco la mappa dei rapporti criminali dei Casamonica

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