Roma, la denuncia degli attivisti del Baobab: “Insulti sessuali da uno degli agenti della Polizia”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 30 Mag. 2019 alle 11:54 Aggiornato il 30 Mag. 2019 alle 12:12
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Immagine di copertina

Baobab insulti sessuali Polizia | Da circa sei mesi, nel piazzale antistante la stazione tiburtina, il team legale di Baobab Experience, assieme alle associazioni che compongono la rete legale migranti in transito, svolge attività di assistenza e orientamento per decine di migranti temporaneamente presenti nel quadrante. Oltre dieci prese in carico al giorno e altrettanti colloqui per tutelare le posizioni giuridiche e i diritti dei cittadini stranieri esclusi e segregati dalle politiche del governo e dalle cattive prassi dell’ufficio immigrazione.

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Una presenza sempre meno tollerata dalle forze dell’ordine: manca l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico per il piccolo banchetto che gli attivisti usano, due volte alla settimana per un paio d’ore, con pettorina d’ordinanza e un furgoncino acquistato regolarmente grazie ai fondi della Regione Lazio.

Le cose sono peggiorate negli ultimi mesi, dopo lo sgombero di piazzale Maslax, il Baobab cercare di prestare assistenza ai migranti che non hanno più un punto di riferimento. Ma questa presenza, se pur temporanea, dà sempre più fastidio.

Martedì 28 infatti la tensione è salita con un episodio che ha lasciato molta perplessità tra gli operatori.

Le forze dell’ordine hanno tollerato la nostra presenza fino a ieri, quando sono arrivate in forze, identificando le volontarie e alcuni migranti lì presenti per ricevere assistenza, con la minaccia di multe, denunce e fermi. Baobab insulti sessuali Polizia

In totale 12 tra agenti di polizia, personale dell’esercito e vigilanti delle ferrovie hanno circondato le tre operatrici e intimidito i presenti, scattando foto e provocando. Per circa due ore i funzionari hanno trattenuto i documenti delle attiviste e tentato di portare in commissariato uno dei migranti che prendeva le loro difese, con l’intento di appropriarsi del suo telefono sul quale credevano ci fossero delle foto e dei video che avevano immortalato la scena”, denunciano su Facebook.

“L’epilogo della vicenda? Un nulla di fatto. Non erano stati commessi né reati né violazioni tali da giustificare quella ingente presenza di polizia, che alla fine ha restituito i documenti andando via”, prosegue il post della ong.

Ma proprio quando gli agenti stanno per andarsene, la situazione precipita:

“Al momento della ritirata ordinata dai vertici del commissariato, uno degli agenti presenti, che fin dall’inizio si è distinto per il comportamento provocatorio e ostile, indicando le operatrici come ‘zecche anarchiche’ e più volte mettendo la mano minacciosamente sulla pistola, rivolgendosi ad una volontaria ha per due volte ha messo le mani sul suo membro mimando un gesto sessuale a voler forse indicare la propria superiorità maschile e autoritaria nel modo più volgare possibile”.

“Gli agenti, racconta l’operatrice Giovanna al quotidiano Open, “ci hanno circondato, hanno intimidito i ragazzi in fila, che si sono in larga parte allontanati, ci hanno scattato foto e provocato”. Per circa due ore “i funzionari hanno trattenuto i nostri documenti e tentato di portare in commissariato uno dei migranti che ci difendeva. Volevano portarsi via il suo telefono, convinti che avesse fatto foto e riprese. Ma anche fosse, in base a quale legge? A quale ordinanza di un giudice?”, dice l’attivista.

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