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Home » Esteri

Un gruppo di scienziati avrebbe scoperto l’identità di Banksy

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Con il metodo della profilazione geografica impiegato in ambito investigativo sono stati analizzati i luoghi in cui le sue opere sono apparse più di frequente

Nessuno sa con esattezza chi si celi dietro il nome di Banksy, uno dei più prolifici e popolari artisti di strada del mondo. Gli unici segni tangibili che finora l’artista ci ha lasciato – sempre attento a mantenere segreta la sua identità – sono state appunto le sue opere.

Un gruppo di scienziati della Queen Mary University di Londra ha pubblicato giovedì 3 marzo un’indagine che potrebbe svelarne l’identità. Secondo la ricerca effettuata attraverso il metodo della profilazione geografica utilizzata in ambito investigativo, dietro il celebre Banksy si celerebbe Robin Gunningham, un nome che era già apparso in un’inchiesta condotta nel 2008. 

Gli studiosi si sono serviti della tecnica investigativa che ha lo scopo di scovare l’autore di un reato analizzando i dati geografici. Allo stesso modo, gli scienziati hanno studiato la geografia di Banksy, confrontando i posti in cui sono comparsi i suoi graffiti e gli spostamenti di Gunningham e trovando un riscontro effettivo. 

Le aree prese in considerazione sono state quelle fra Londra e Bristol probabile luogo di residenza dell’artista. Gli scienziati hanno studiato 140 opere sparse tra le due città. I graffiti hanno permesso di individuare alcuni punti chiave come pub, parchi o indirizzi specifici che sono risultati essere posti frequentati da Gunningham. 

Già nel 2008 era stata avviata un’indagine per scoprire l’identità di Banksy che collegava l’artista a un 34enne di Bristol con la passione del disegno. Ma la voce fu poi smentita. 

La nuova indagine condotta dal gruppo di scienziati e pubblicata una settimana fa sul Journal of science spatial ha riaperto l’ipotesi che possa trattarsi di Robert Gunningham. 

Non si è fatta attendere la replica del team legale dell’artista. Secondo la Bbc, gli avvocati di Banksy hanno contattato il personale della Queen Mary University per fare chiarezza sul contenuto delle loro ricerche. In particolare, la preoccupazione dei legali è ricaduta sulla formulazione di un comunicato stampa pubblicato e poi ritrattato. 

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