Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:57
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Schiave in una sartoria: la storia di due ragazze birmane torturate per 5 anni

Immagine di copertina

Le due bambine a 11 e 12 anni furono mandate dalle loro famiglie a lavorare in una sartoria della capitale Yangon. Il presidente birmano ha avviato un'inchiesta sul caso

Tenute prigioniere, torturate, private del sonno e del cibo. È la storia di due ragazze birmane che quando avevano 11 e 12 anni sono state mandate dalle loro famiglie a lavorare in una sartoria della capitale birmana, Yangon. La stessa sartoria dove sono state seviziate e sfruttate per 5 anni. Il presidente birmano Htin Kyaw ha ora avviato un’inchiesta sul caso.

Le ragazze sono state liberate la scorsa settimana dopo che un giornalista le ha aiutate e sono tornate nel loro villaggio. Il sarto è stato arrestato, insieme ai suoi due figli maggiori

Per le famiglie povere birmane si tratta di una decisione dolorosa, ma tristemente comune quella di mandare i figli da piccoli a lavorare nelle grandi città. Le Nazioni Unite stimano che almeno un milione di bambini birmani sono costretti a rinunciare all’istruzione e andare a lavorare in giovanissima età.

 Quello che per le due ragazzine era iniziato come un lavoro retribuito si è trasformato in una schiavitù moderna. Non veniva loro permesso il contatto con i genitori, non potevano uscire e non venivano nemmeno più pagate. 

In seguito sono arrivati anche gli abusi. Ai giornalisti che le hanno incontrate, hanno mostrato le ferite e le cicatrici sulle braccia che gli sono state inferte dai gestori della sartoria. 

“Questa è la cicatrice lasciata da un ferro da stiro che è stato impresso sulla mia gamba”, ha raccontato una delle due ragazze, che adesso ha 16 anni. 

“Quest’altra è una ferita che mi è stata fatta con un coltello, perché la mia cucina non era molto buona”, ha proseguito, mostrando un segno sul suo naso.

L’altra ragazza, che ora ha 17, ha mostrato le sue dita bruciate e storte, dopo che gli erano state rotte dai suoi rapitori per punizione. 

La madre di una delle ragazze ha raccontato di aver chiesto aiuto alla polizia ma di aver ottenuto poco o niente fino a quando il caso è diventato di dominio pubblico. 

Le accuse di maltrattamenti sono scioccanti, ma è l’indifferenza delle autorità incaricate del caso ad aver davvero fatto infuriare l’opinione pubblica birmana. Molti lo vedono come una prova ulteriore del fatto che il sistema giudiziario non faccia nulla per i più poveri e i più vulnerabili.

In diverse occasioni nel corso degli ultimi cinque anni, le famiglie delle ragazze hanno chiesto l’intervento della polizia birmana ma non sono mai state ascoltate. 

È stato solo quando un giornalista, Swe Win, è stato coinvolto, che le cose hanno cominciato a muoversi. Anche l’uomo inizialmente non era stato preso sul serio dalla polizia. Decise allora di portare la questione davanti alla Commissione nazionale per i diritti umani.

Grazie al suo intervento, la Commissione ha agito, negoziando con il sarto il rilascio delle ragazze per una somma pari a circa 4.000 dollari.

La storia delle due bambine è ormai divenuto un caso nazionale, ampiamente discusso su media e social network. 

Ti potrebbe interessare
Esteri / Un’attrice, un’attivista curda e la vedova di un jihadista: ecco chi siede nel nuovo Parlamento provvisorio in Siria
Esteri / Gruppo FS, ordinati 19 treni AV per rafforzare la crescita in Francia e tra Parigi e Londra
Esteri / L’ultimatum della Spagna all’Italia: “Basta controlli ai confini entro 48 ore o adotteremo contromisure”
Ti potrebbe interessare
Esteri / Un’attrice, un’attivista curda e la vedova di un jihadista: ecco chi siede nel nuovo Parlamento provvisorio in Siria
Esteri / Gruppo FS, ordinati 19 treni AV per rafforzare la crescita in Francia e tra Parigi e Londra
Esteri / L’ultimatum della Spagna all’Italia: “Basta controlli ai confini entro 48 ore o adotteremo contromisure”
Esteri / Usa: un giudice del New Mexico ordina a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale infantile
Esteri / Quando lo Stato interviene contro le nuove "solitudini": la strategia nazionale di Madrid
Esteri / La geopolitica del contrasto alla solitudine
Esteri / Il Patto di Gedda: Arabia Saudita, Pakistan e Turchia firmano un accordo di mutua difesa
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Conclusi a Roma i colloqui tra Israele e Libano mediati dagli Usa. Ma Tel Aviv non ferma i raid
Esteri / Chi è Abdul El-Sayed, il medico pro-Palestina che ha vinto le primarie democratiche in Michigan